Lettere nere

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E’ una rubrica di informazione sui libri di genere che tratterà Notte Criminale. Consigli, comunicati delle case editrici e recensioni sui libri già usciti e che usciranno prossimamente, nell’ambito noir e d’inchiesta. Finestre aperte nei mondi oscuri della nostra società che raccontano la realtà sotto varie sfaccettature. Non vogliamo insegnare a nessuno, non vogliamo essere supponenti e censori, vogliamo solo parlare da lettori ai lettori.

Per informazioni e comunicati stampa scrivere a ambroale72@gmail.com

“La strage continua”. Una risposta alle domande di una morte certa: l’omicidio Pecorelli

di Alessandro Ambrosini

 

20201127_094548 2Gli omicidi, molte volte, sono l’epilogo di una storia. Sono la chiusura di un cerchio. L’ultima pagina di un libro. Altre volte, come nel caso dell’assassinio di Mino Pecorelli, raccontano qualcosa che va oltre le sfere personali dell’atto: raccontano l’Italia di quel periodo. L’omicidio Pecorelli è una foto di ciò che bolliva, come magma incandescente, sotto ciò che umanamente era visibile a tutti. Un intrigo invisibile e rarefatto di volti sconosciuti, di poteri inaccessibili, di trame dove mandanti ed esecutori si sono mischiati in un balletto macabro.

Cercare e dare un volto alla verità dei fatti, non è semplice. Dietro l’omicidio del direttore di Op, non c’è stato un solo movente, ce ne sono stati molti. Dietro l’omicidio del direttore di Op, non c’è stato un mandante ma, potenzialmente ce ne sono stati molti. Dietro l’omicidio del direttore di Op, c’è però stato un esecutore, e una pistola. Certa, una Beretta 7,65 con proiettili Gevelot . Il libro di cui vi sto parlando, che racchiude un’inchiesta durata anni, ha proprio nella pistola che uccise il giornalista molisano il suo fulcro. E’ un’inchiesta diventata libro o un libro che racconta un’inchiesta: “ La strage continua”, di Raffaella Fanelli.

 

Perché riprender in mano i fili della storia di Mino Pecorelli, quarant’anni dopo il suo omicidio avvenuto il 20 marzo 1979? Semplice, il motivo evidente è che non c’è un nome per chi lo assassinò. E non c’è un mandante certo. Non c’è un movente certo, che sia uscito dalle sentenze dei vari processi istruiti. Nulla. Pecorelli, come molti altri casi avvenuti nella storia repubblicana, è uno dei morti senza una risposta. Ed è in questa frattura giudiziaria che la Fanelli si è inserita. Talmente a fondo, da far sì che il processo fosse riaperto nel 2019. Si chiuse nel dicembre dello stesso anno. Si scoprì, tra stupore e delusione, che la pistola fu distrutta nel 2013. Un fattore importante ma non determinante per perseguire quella verità che non ha ancora trovato prove certe. Un freno che sembra essere stato costruito ad hoc per seppellire ciò che è successo quella notte. Per dare un nome a chi sparò a sangue freddo contro un giornalista abituato a cercare tra le pieghe di un mondo di mezzo. A metà tra le “facce sporche di strada” e quelle presentabili, ben rasate e con frequentazioni di alto lignaggio.

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E’ un libro da leggere attentamente, perché dopo quarant’anni anche i muri più spessi accusano qualche crepa. Perché non tutti vogliono morire con dei pesi sulla coscienza. Perché non tutti pensano che la via dell’onore passi dall’omertà su morti ammazzati, condannati da chi non si è mai sporcato le mani.

Raffaella Fanelli, giornalista, ha scritto e collaborato con numerose testate, tra le quali Repubblica, Sette- Corriere della Sera, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Quarto grado a Verissimo a Chi l’ha visto?. Da anni svolge un lavoro d’inchiesta il cui obiettivo è raccontare i tanti misteri e le troppe ombre della nostra storia recente. Ha realizzato interviste a Salvatore Riina, Angelo Provenzano, Vincenzo Vinciguerra, Valerio Fioravanti, personaggi le cui testimonianze possono aiutarci a comprendere alcuni aspetti della storia italiana. Fra i suoi libri ricordiamo: Al di là di ogni ragionevole dubbio. Il racconto di Via Poma (Aliberti, 2011) e Intervista a Cosa Nostra (Anordest, 2013). Nel 2018 ha pubblicato La verità del Freddo (Chiarelettere), libro-intervista all’ultimo capo in vita della banda della Magliana, Maurizio Abbatino

 

“Tutto in una notte”. La Roma noir di Marco Panella

image003«Era lì. Appoggiato al cofano di una macchina: la testa che guardava verso il basso, le braccia incrociate a tenersi stretto il petto o, forse, l’anima. Gli si avvicinò sino a pochi passi e solo allora Giulio alzò la testa di scatto mostrandole, bagnato e stravolto, un viso ancora da ragazzo.»

IL LIBRO

L’Ufficio non sarebbe dovuto esistere, lo conoscevano in pochi e tra loro qualcuno era di troppo. Giulio Vancurti è un invisibile costretto a rincorrere il suo passato, ma sullo sfondo di una Roma bella e terribile, nel caldo estivo di una sola notte, il passato è solo un pretesto. Nel gioco delle ombre, verità inconfessabili si alternano in un verosimile che scorre tra colpi di scena, cronaca e storia recente, è l’intero sistema della sicurezza nazionale ad andare in crisi e a mostrare quel cuore di tenebra dove gli invisibili diventano angeli custodi. Giulio Vancurti, quando la notte lascerà il posto al giorno, non sarà più lo stesso. Nessuno lo sarà più.

L’AUTORE

Marco Panella, laureato in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale, imprenditore della comunicazione, strategic advisor per l’innovazione, esperto di storia del costume italiano, curatore di mostre e festival culturali, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica della tecnologia.

In libreria

ROBIN EDIZIONI. Collana Le Giraffe Noir- Euro € 18,00 – Pagg. 328 – ISBN 978-88-7274-510-6

“Figli delle catastrofi”. Tra la banda Vallanzasca e i Nap, pezzi di storia di un’Italia sognatrice e violenta

downloadCi sono storie che sembrano uscite da un film noir anni ’70. Uno di quelli dove il bianco e nero della pellicola si mischia con l’odore di fumo dentro ai cinema del tempo. “Figli delle catastrofi” è la storia scritta a quattro mani da due esponenti di mondi diversi ma paralleli. Dove l’ultima fermata del loro viaggio criminale è stata la galera. Tino Stefanini, uomo della ligera milanese, uomo della banda Vallanzasca e Giorgio Panizzari, un torinese tra i fondatori dei Nap (Nuclei armati proletari), questi i protagonisti di un libro che è uscito ad ottobre per Milieu edizioni. Strade, strade di asfalto che raccontano percorsi fatti di pallottole, di trasformazioni sociali, di quartieri ormai cancellati dal tempo ma vivi nel ricordo di chi li ha vissuti. Tra ribellione e rivoluzione, due modi diversi di concepire la violenza, di finalizzare lo scontro con la società. Un libro che è un viaggio tra mondi solo letti sulla cronaca dei giornali. Un dietro le quinte delle notizie di “nera” di quegli anni. Un modo che serve per conoscere, non a giustificare o spettacolarizzare, con gli occhi dei protagonisti, un pezzo di storia e la sua evoluzione.

GLI AUTORI

Tino Stefanini è stato uno dei componenti di spicco della banda Vallanzasca, la più famosa batteria criminale degli anni settanta

Giorgio Panizzari è stato uno dei fondatori dei Nap, poi confluito nelle Brigate Rosse. Tra i suoi libri: Libero per interposto ergastolo (Kaos) e Il sesso degli angeli (Kaos)

In libreria

Figli delle catastrofi, collana “Banditi senza tempo” Edizioni Milieu prezzo 15,90, 240 pagine

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