mafia Capitale Roma

Sulle ceneri della “29 Giugno” , l’ombra di un contenzioso civile da milioni di euro per “mala gestio”

di Beatrice Nencha

Per  aver intascato 616mila euro destinati ai creditori dell’impresa di cui era la liquidatrice – la cooperativa “Grandi lavori Soc. Coop in LCA” – la 48enne commercialita romana Vanessa Giammatteo è stata arrestata, giorni fa, insieme al collega commercialista Marco Fantoni e all’avvocato Massimo Seri. L’ipotesi accusatoria mossa dalla Procura di Roma è di aver creato un “conto corrente fantasma”, su cui venivano occultate le somme destinate alla procedura liquidatoria. E di aver presentato al Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) rapporti riepilogativi periodici, con allegati estratti del conto corrente “ufficiale” artefatti, per dissimularne gli ammanchi. Le accuse contestate a vario titolo sono di peculato, riciclaggio (Fantone) e autoriciclaggio (Giammatteo). Giammatteo è però un nome che ha fatto subito notizia, dato che è stata anche la  liquidatrice del consorzio “Eriches 29” di Salvatore Buzzi.

Il gruppo di cooperative legate alla “29 Giugno” – sotto sequestro fino a marzo 2018 – è finito interamente in liquidazione già a fine 2019, ancora prima che arrivasse la sentenza della Cassazione sul processo “Mondo di Mezzo”, cancellando l’accusa portante di mafia. Senza la quale, le società non sarebbero potute finire sotto sequestro. Sul suo profilo Facebook, non poteva quindi mancare un commento di Buzzi alla notizia di questi arresti, seppur non collegata al suo ex gruppo: “È stata arrestata Vanessa Giammatteo commissario liquidatore della cooperativa Eriches (gruppo 29 Giugno). E non è che l’inizio”.

Una holding “rossa”, quella dell’ex dominus Salvatore Buzzi, che prima dell’ingresso degli amministratori giudiziari, il 2 dicembre 2014 quando furono eseguiti i primi arresti, dava lavoro a quasi 1300 soci e poteva contare su un patrimonio di 25 milioni di euro. Proprio mentre a Rebibbia andava in scena il maxi-processo nell’Aula bunker – con alla sbarra anche Massimo Carminati e vari politici capitolini – nella sede di via Pomona iniziava la progressiva agonia delle cooperative un tempo fiore all’occhiello della sinistra. Un’agonia silenziosa e quasi invisibile, tra perdita di commesse e prosciugamento del capitale sociale, dovuto anche al clamore mediatico suscitato dall’accusa di 416 bis. Difficile per qualsiasi azienda, ancora più se votata all’impiego di detenuti e soggetti svantaggiati, continuare a mantenere la propria credibilità quando sulla testa ricade l’accusa più infamante: quella di aver costruito il suo impero imprenditoriale ricorrendo al metodo mafioso e alla corruzione sistematica.

Prima del recente arresto della Giammatteo (non collegato alla sua attività di liquidatrice del consorzio “Eriches 29”, ndr), qualcosa si stava già muovendo tra gli ex soci della cooperative sociali di Buzzi. Oltre un centinaio tra loro avrebbero dato infatti la preadesione per intraprendere iniziative di responsabilità civile, con il sostegno legale dell’associazione radicale “Nessuno Tocchi Caino”. “All’azione legale per mala gestio, dal valore potenziale di 7-8 milioni di euro, possono partecipare ex soci, ex dipendenti, ex fornitori e titolari di cooperative che hanno perso il capitale sociale con Eriches. L’azione è strettamente legata al periodo 2015-2017” dichiara Buzzi.

All’interno dell’impero delle sue coop, il consorzio “Eriches 29” rivestiva un ruolo strategico: in pancia aveva un basso patrimonio ma con dei crediti enormi “perché tutto passava da qua”. Eriches incassava i crediti dal committente e li redistribuiva ai consorziati: la “29 Giugno Onlus”, la “29 Giugno Servizi”, “Formula Sociale”, “Abc”, “Atlante” e un’altra dozzina di imprese. Era il consorzio che andava a gara per tutti i bandi relativi ad attività sociali, accoglienza dei rifugiati, minori non accompagnati. E fatturava tra i 10 e i 15 milioni di euro, sui 60 globali di tutte le cooperative. Poi, in funzione dei soggetti che avevano svolto materialmente i servizi, Eriches tratteneva un 3% per le spese generali e il resto veniva ripartito.

Tra i motivi alla base dell’azione di rivalsa, secondo gli aderenti alla vertenza ci sarebbe una gestione delle coop non altezza e l’impennata dei costi del personale, tra cui gli stipendi degli stessi commissari e dei consulenti esterni: “Per ognuna delle cinque società cooperative, i Cda hanno preso una cifra che oscilla tra i 50 e i 60mila euro all’anno in totale. Quindi tra i 250 e i 300mila euro l’anno sono andati solo per pagare i membri dei Consigli di amministrazione. Contro i 18-20mila euro l’anno dei cda precedenti il commissariamento, prima che esplodese l’inchiesta Mafia Capitale. Questa è una voce che spicca già nel bilancio del 2016”  spiega un ex dipendente delle coop, che preferisce restare nell’anonimato.

Altra nota dolente, la perdita progressiva delle commesse da parte del gruppo. Gli ex commissari giudiziari si sono ritrovati ad operare in una holding con un fatturato sempre più ridimensionato, a fronte di costi di struttura elevati e di scelte gestionali, come quelle di rottamare il parco mezzi per stipulare dei leasing (altra voce pesante nei bilanci), che avrebbero affossato i conti delle società: “I commissari appena entrati pensavano di trovare delle scatole vuote, cioè le classiche imprese gestite dalla mafia, non patrimonializzate, con contratti in nero. Invece sono entrati e hanno visto che c’era una struttura, che le coop erano patrimonializzate e i contratti esistevano. Ma c’è stata un’incapacità di gestione accompagnata da una irresponsabilità lampante. Gli stessi consulenti inseriti dentro le coop dicevano: “Io non lo so se Buzzi è mafioso, ma so che Buzzi sapeva fare impresa”.

Nonostante la condanna a 12 anni e 10 mesi inflitta a Buzzi nel secondo processo di Appello (per cui è stato annunciato già il ricorso in Cassazione) , la fine ingloriosa delle cooperative rosse resta, ancora oggi, una ferita aperta. Sulle ceneri della “29 Giugno” si addensano interrogativi e accuse, da parte di chi è stato messo alla porta, destinati a fare ancora rumore.

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