NOTTE CRIMINALE Roma

Roma/ “Torbella”, un mercato d’oro della droga. Oltre cinquanta arresti. Anche uno Spada e un nigeriano in manette. Alleanze pericolose

 Azzerati i vertici della piu’ grande piazza di spaccio operante nella borgata romana di Tor Bella Monaca: questo il risultato dell’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma scattata all’alba, che sta portando all’arresto di 51 persone. In varie regioni d’Italia, i Carabinieri stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di appartenenti a un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, radicata nella Capitale e con base operativa e logistica nel quartiere di Tor Bella Monaca.

Piu’ di trecento i militari, coadiuvati dalle unita’ cinofile e supportati da elicotteri del Nucleo Carabinieri di Pratica di Mare, che hanno partecipato al blitz.

Le indagini svolte dal Nucleo Investigativo di Frascati hanno permesso di ricostruire i ruoli dei vari sodali all’interno dell’organizzazione, facente capo a tre fratelli che gestivano l’attivita’ delinquenziale della piazza di spaccio che si trova su via dell’Archeologia 106. Circa 600mila euro mensili il giro d’affari. Come in una perfetta organizzazione aziendale i pusher che si rivelavano capaci ed affidabili venivano promossi a ruoli di supervisione, andando a formare un efficiente organigramma di tipo manageriale dove i compiti erano suddivisi rigidamente, e dove chi sbagliava subiva punizioni gravissime: si e’ arrivati a registrare veri e propri sequestri di persona ai danni di associati “infedeli” e addirittura di loro familiari, rapiti per essere brutalmente picchiati. Con riferimento a tale ultima contestazione e’ stata riconosciuta l’aggravante di avere agito con il metodo “mafioso”.

Clan Spada e nigeriani

Un esponente del clan ostiense degli Spada e un membro della comunita’ nigeriana. C’erano anche loro nella lista dei fornitori della banda di spacciatori sgominata nelle scorse ore dai Carabinieri nel quartiere di Tor Bella Monaca. L’organizzazione criminale, per chi indaga, ha dato prova di una grande capacita’ di sopperire ai numerosi arresti effettuati dai Carabinieri del Gruppo di Frascati, sempre pronti a rimpiazzare i pusher che sono stati arrestati e che, in ogni caso, scontata la loro pena spesso tornavano a spacciare o venivano reimpiegati in altri ruoli. Secondo quanto emerge dalle carte, la piazza di spaccio colpita questa mattina si differenzia dalle altre piazze operanti nell’area per la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso in relazione ad alcuni delitti contestati ai vertici. L’aggravante mette in luce la pericolosita’ del sodalizio, munito peraltro di una larga disponibilita’ di armi da fuoco.

La violenza degli associati e’ uno dei punti caratterizzanti dell’associazione, pericolosita’ ben espressa nelle parole del Gip: “Non e’ in proposito da trascurare la rilevantissima circostanza che le pretese estorsive cosi’ come i sequestri di persona sono stati avanzate secondo uno schema di azione ampiamente noto e collaudato. Questa situazione appare chiaramente sintomatica del fatto che gli indagati non hanno esitato ad utilizzare la forza intimidatrice tipica del metodo mafioso, con modalita’ eclatanti ed evocative dell’appartenenza da un gruppo criminale organizzato tale da incutere nelle vittime una condizione di assoggettamento. Trattasi di condotte che costituiscono diretta espressione del metodo mafioso, essendo connotate da un evidente utilizzo della forza di intimidazione propria degli appartenenti alle associazioni di cui all’art. 416 bis C.P. e che si inseriscono in un contesto del tutto peculiare ed estraneo alle logiche della criminalita’ comune, di assoluta omerta’, in considerazione della pericolosita’ del gruppo riconducibile a L. D. ed ai suoi consociati”. 

L’inchiesta, che ha permesso di ricostruire i ruoli dei vari sodali all’interno dell’organizzazione, ha individuato in tre fratelli, i capi del sodalizio. Uno di loro, il piu’ grande, e’ stato arrestato nel mese di febbraio per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, poiche’ ha sparato a un uomo per controversie legate al controllo di tre piazze di spaccio. E’ emerso, inoltre, che le ‘piazze non dormivano’ mai: pusher e vedette si alternavano in strada h24 con rigide turnazioni in attesa dei numerosi acquirenti. E i ‘collaboratori’ avevano invece il compito di rifornire e controllare pusher e vedette facendo da anello di congiunzione con i vertici dell’associazione. La droga, cocaina ma anche eroina e hashish, veniva nascosta nei posti piu’ disparati, ad esempio nei serbatoi dei veicoli in sosta, in cantine occupate abusivamente e munite di inferriate, sotto le piante delle aiuole.

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