Banda della Magliana Bologna mafia Capitale Roma

Carminati, dal Conte di Montecristo all’appuntamento a Bologna con Maurizio Abbatino…

di Beatrice Nencha

Massimo Carminati e Salvatore Buzzi chiedono, tramite i loro difensori, alla Seconda sezione della Corte di Appello di rivedere la loro pericolosità sociale e di “ridimensionare drasticamente la misura di prevenzione personale prevista, chiedendo l’applicazione del minimo della pena”.

Prima che la Cassazione annullasse senza rinvio l’accusa di mafia, per il Nero – presente ieri in Aula – era stata disposta la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e di presentazione alla polizia giudiziaria per 3 anni e 8 mesi. Poco meno per l’ex ras della cooperativa “29 Giugno”, la cui misura era stata fissata a 3 anni e 6 mesi. Un provvedimento impugnato dagli imputati, che alla Corte hanno depositato anche i rispettivi contratti di lavoro. Prova inequivocabile, per le difese, di una comprovata riabilitazione dei loro attuali stili di vita. Opposta la richiesta del procuratore generale, che sulla pericolosità ha chiesto “il rigetto delle richieste e la conferma della durata già disposta dalla Corte di Appello di Roma con provvedimento del 17 aprile 2019”.

“Grazie all’esito della Corte di Cassazione, il vecchio giudizio di pericolosità sociale per cui Carminati era considerato un mafioso, il reato più grave in assoluto nel nostro ordinamento giuridico, oggi non si ravvisa più e va ricalibrato” contesta il suo avvocato Cesare Placanica, “del resto lo stesso articolo 14 del Codice antimafia  della legge del 2011 afferma, nel caso di pena espiata superiore ai due anni, che è un onere del giudice rivalutare la pericolosità sociale”. Dopo un’introduzione “tecnica”, il difensore rievoca i recenti trascorsi giudiziari al carcere duro: “Carminati ha trascorso 5 anni e 7 mesi in carcere, di cui 4 anni scontati ingiustamente al 41 bis, che lo hanno segnato. Come suo avvocato potrei raccontarvi l’angoscia personale di questa esperienza, anche solo da visitatore. Non si può portare all’interno nemmeno una penna, perché potrebbe essere usata per nascondere messaggi. Solo il Conte di Montecristo con la sua pervicacia ha coltivato la vendetta per trent’anni, qualsiasi altro uomo riconsidera la propria condotta in un periodo così lungo di carcerazione”. Conclusione dell’arringa: “Oggi, alla luce di alcune assoluzioni, a Carminati si contestano solo un tentativo di estorsione e reati da colletti bianchi, siamo davanti a una scematissima pericolosità sociale. Carminati si sta comportando da cittadino come tutti gli altri, rispettando il patto sociale, ma noi dobbiamo trattarlo come tutti gli altri”. Nonostante il suo “passato romanzato”, come lo definisce Placanica, e i precedenti penali (reali) della sua fedina, l’ex “re di Roma” si presenta alla Corte con una nuova vita: “Uscito dal carcere non è stato con le mani in mano, riproponendo condotte antisociali. E nonostante tutte le difficoltà sta lavorando in un’azienda agricola, non certo da dirigente, e ha preso in affitto un appartamento” conclude Placanica.

Ma proprio sulla nuova sistemazione dell’ex militante neofascista, in passato vicino ai capi dei Nar e della Banda della Magliana, la Corte dichiara che è arrivata in Cancelleria un’istanza di modifica del domicilio fissato della misura di prevenzione, su cui sono stati disposti accertamenti, e chiede chi sia “questo signor Malici, locatario di Carminati, e se resti competente il Commissariato di Ponte Milvio”. Con un po’ di sorpresa, la difesa lascia la parola a Carminati, che spiega: “Non lo conosco, non ricordo il nome, è una persona che ha vari immobili. Cercavo un appartamento a 400 euro al mese, un’impresa non facile col mio cognome, e ho trovato questo”. Ma oltre a riavvicinarsi alla capitale, a breve Carminati potrebbe sedere nuovamente al banco dei testimoni, dove è stato chiamato dalle parti civili al nuovo processo per la strage alla Stazione di Bologna. Nella lista testi compare anche Maurizio Abbatino, uno dei fondatori della Banda della Magliana nonché accusatore del “Nero” per il depistaggio del treno Taranto-Milano. Nel 2000 Carminati fu condannato a 9 anni dalla Corte di Assise di Bologna, insieme a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte del Sismi, in concorso con Licio Gelli, “venerabile” della Loggia P2, e Francesco Pazienza. Ma nel 2001 fu assolto dalla Corte di Appello, insieme a Mannucci Benincasa, con sentenza passata in giudicato. Se la sua deposizione a Bologna, nel processo sui mandanti e i finanziatori della strage, difficilmente porterà a nuove rivelazioni, le dichiarazioni del “Freddo” potrebbero invece fare luce sull’omicidio Calvi e sulla vicenda del Banco Ambrosiano, a cui secondo l’accusa Gelli e la P2 avrebbero sottratto i soldi con cui fu finanziato l’attentato del 2 agosto 1980 che costò la vita a 85 persone e il ferimento di oltre 200.

La Sesta sezione penale della Cassazione, il 22 ottobre 2019, ha annullato parzialmente il decreto della Corte di Appello sulla misura di prevenzione anche per Buzzi. I cui legali Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro hanno depositato una memoria difensiva e un contratto di lavoro presso una cooperativa sociale. “Buzzi è stato tenuto in carcere 5 anni e qualche mese e la sua condotta delittuosa è definita in un arco temporale specifico che va dal 2012 al 2 dicembre 2014, giorno del suo arresto. Come imputato non ha reati contro la persona ma solo contro la Pubblica amministrazione per turbativa e corruzione. Da allora la sua condotta è mutata e ha fornito anche collaborazione agli inquirenti facendo condannare dei pubblici ufficiali e contribuendo all’accertamento dei fatti. Da settembre svolge attività di volontariato e abbiamo la certezza che la sua pericolosità sociale è pressoché inesistente”. Anche per l’impossibilità di reiterare i reati, visto che nel frattempo tutta la holding della “Eriches-29 Giugno” è fallita. Un aspetto della vicenda del Mondo di Mezzo, che presto si potrebbe riaprire dato che un centinaio di ex soci lavoratori sarebbero intenzionati a chiedere i danni ai commissari nominati dal Tribunale per “colpa grave” nella gestione delle ex cooperative rosse.

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