NOTTE CRIMINALE Roma

“Prestipino ha tutte le doti per essere un ottimo capo della Procura, ma gli mancano i titoli”. Il paradosso del Sistema, che ha sempre premiato i “raccomandati” e che potrebbe ritorcersi sull’unico vero outsider

di Beatrice Nencha

Comunque vada, sarà una brutta storia. La verità è che la “guerra” per la conquista della Procura di Roma – detonata ufficialmente il 29 maggio 2019 quando, contemporaneamente sulle prime pagine de Il Fatto Quotidiano (“Procura di Roma spaccata. Esposto su Pignatone e Ielo”) e La Verità (“Sotto inchiesta al Csm l’ex capo dei pm di Roma e il suo aggiunto”) comparve lo stesso scoop sugli esposti-bomba contro i magistrati Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo – non si è mai davvero interrotta. E’ continuata, usando armi non convenzionali e quasi sempre sottotraccia, fino a riesplodere lo scorso 17 febbraio con l’accoglimento di due ricorsi e la revoca, da parte del Tar del Lazio, della nomina dell’attuale procuratore capo Michele Prestipino, in carica da circa un anno e votato all’unanimità dal Plenum lo scorso 4 marzo. Dopo che la precedente convergenza sul nome di Marcello Viola era stata inficiata dalla pubblicazione delle conversazioni dell’hotel Champagne, nell’ambito “dell’affaire Palamara”. Trame in cui non era mai emerso, tuttavia, il coinvolgimento del procuratore generale di Firenze.

Giuseppe Pignatone e Luca Palamara

Già da tempo qualche giornale si preparava al gran botto, affilando le lame. Perché se è vero che la revoca è tecnicamente un mero procedimento amministrativo, e nemmeno un caso unico nel suo genere, in ballo ne va della faccia, già malconcia, del Consiglio superiore della Magistratura. E, soprattutto, ne va della poltrona della Procura più delicata d’Italia, che qualcuno ha equiparato, anche per la delicatezza delle inchieste in corso, al valore di svariati ministeri. Da mesi, quindi, è pienamente in corso la sfida tra Prestipino, a lungo braccio destro di Pignatone sia a Palermo che a Reggio Calabria; il pg di Firenze Marcello Viola (di Magistratura Indipendente) e quello di Palermo Franco Lo Voi (sempre di MI e arrivato al ballottaggio con Prestipino, considerato anche lui un “erede” di Pignatone), con il grande escluso Giuseppe Creazzo (di Unicost, la corrente centrista), partito già azzoppato da un esposto presentato a Genova.

Marcello Viola

Cosa potrebbe accadere ora? Ce lo spiega un magistrato di lungo corso a piazzale Clodio: “Il ricorso lo farà il Csm, la cui delibera è stata annullata. In teoria Prestipino potrebbe non fare nulla, e aspettare che il Csm, anche per non perdere la faccia davanti alle doglianze espresse dall’ordinanza del Tar, ricorra al Consiglio di Stato”. I giudici amministrativi contestano a Palazzo Marescialli una pesante omissione: l’aver dimenticato di indicare i motivi in base ai quali hanno deciso di escludere la candidatura di Viola, dopo la pronuncia a lui favorevole in Quinta commissione, e il non aver valutato adeguatamente i titoli di Lo Voi. Ma nonostante le pesanti bacchettate del Tar, questo non è certo il primo caso di contestazioni che potrebbero sfociare in un braccio di ferro senza esclusione di colpi, specie sotto la cintura.

Franco Lo Voi

“Non è la prima volta che avvengono revoche, ma è la prima volta a questo livello.  E’ successo tante volte, in tutta Italia, e il Csm del Consiglio di Stato se n’è sempre fregato – continua la nostra fonte – Negli anni passati c’è stato, famoso, il caso di Elio Costa, che concorreva al posto di aggiunto a Roma. Per l’aggiudicazione si è andati tre volte al Consiglio di Stato, che per tre volte ha annullato la nomina della Monteleone e per tre volte il Csm l’ha ribadita. Alla fine Costa scelse di fare il sindaco a Vibo Valentia, rinunciando alla partita, che altrimenti si sarebbe trascinata per anni”. Costa era stato magistrato in Calabria, già pm a Vibo sino al 1988, poi procuratore a Crotone e dal marzo 1994 procuratore a Palmi, poi aveva fatto il sindaco di Vibo. Dopodiché era rientrato in magistratura ed era stato mandato alla Procura generale di Roma. Tra i “round” persi, aveva anche contestato la nomina dei colleghi Pier Filippo Laviani, Giancarlo Capaldo e Agnello Rossi a procuratori aggiunti di Roma. Nel 2009, il Tar del Lazio ne aveva accolto i ricorsi, annullando le determinazioni con le quali il Csm aveva conferito gli incarichi e accusando il Consiglio di un lavoro valutativo carente: “l’Assemblea plenaria avrebbe dovuto dar conto dei presupposti che giustificavano un abbassamento del punteggio a fronte di una carriera abbondantemente valorizzata” osservò il Tar. Poco importa oggi chi fosse più titolato, ma nei corridoi di piazzale Clodio i veleni si sprecavano: “All’epoca si sussurrava che, pur avendo Costa tutti i requisiti, a penalizzarlo fosse stata la sua esperienza politica in Forza Italia”. Dalle carte bollate, se anche fosse vero, questo è un dettaglio che non emergerà mai.

Elio Costa

Abbandoniamo Costa, che anche come sindaco ha avuto vita travagliata, e torniamo al caso Prestipino. Il Csm dovrà rifare daccapo l’intera procedura, tra cui le valutazioni comparative, tornare in Commissione e poi al Plenum. “Poi bisogna vedere che accade, perché ora sarebbero tenuti a votare secondo i criteri evidenziati dal Tar e su questa base, Prestipino avrebbe meno titoli rispetto ai suoi competitor”. Primo tra i quali, l’aver diretto una procura almeno di medie dimensioni, come quella di Firenze o Palermo, che sono due grandi procure generali. L’anzianità conta fino a un certo punto, prevale l’attività svolta, ma Prestipino ha anche meno anzianità degli altri. Tuttavia il Csm può fare valutazioni che vanno al di là di questi rilievi e ribadire il giudizio precedente, valorizzando altre esperienze come la grande esperienza del magistrato nella Dda e nel campo della criminalità organizzata. Nei prossimi 30 giorni potrebbe già avvenire l’impugnazione al Consiglio di Stato, da parte di Prestipino e/o da parte del Csm, nel frattempo l’ex procuratore aggiunto della Dda capitolina rimane a capo della Procura finché non sarà definita la procedura.

“Michele, quando è stato pubblico ministero a Palermo, ha fatto un gran bel lavoro. Non è mai stato uno di quelli schierati, anzi era uno che, proprio perché non era etichettabile, era stimato da tutti – rivela un collega che lo ha conosciuto in quel periodo della sua carriera – Prestipino è un uomo molto coraggioso, silenzioso, efficiente, tecnicamente preparatissimo, e possiede tutte le doti che dovrebbe avere il capo di una Procura. Però non ha fatto un giorno da procuratore capo. Purtroppo si è rotta l’obiettività della scelta basata sull’anzianità: prima, per ricoprire un incarico amministrativo, non potevi accedere se non ottenevi la settima valutazione. Dovevi aver diretto un ufficio e dato prova di aver saputo gestire gli affari giudiziari. Questo parametro è saltato quando, col nuovo ordinamento  giudiziario, si è determinato che anche una persona con la terza valutazione, vuol dire con 15 anni di esperienza professionale, potesse arrivare alle più alte cariche della Cassazione. Lì sono entrate le correnti e hanno devastato tutto. A quel punto, tutti quelli che avevano anzianità ed esperienza, ma non avevano agganci né sostegni politici, li hanno fatti fuori”. E’ il paradosso che racconta, con ampie citazioni e nomi nel suo libro-scandalo “Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana” l’ex sostituto procuratore radiato dal Csm, già potente capo di Unicost e arbitro delle correnti, Luca Palamara.

Mattarella

Intanto, in una Lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica, nella sua funzione di presidente del Csm, 67 magistrati di Tribunali, Corti di Appello, Procure e Cassazione di tutta Italia chiedono “il ripristino della credibilità della Giurisdizione” attraverso una “ineludibile e radicale riforma dell’Ordinamento giudiziario”. Due i punti definiti “essenziali e imprescindibili”: l’inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del Csm e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi. Il vero rischio, che oggi è palese anche senza mai aver letto un rigo del bestseller di Palamara, è tuttora il prevalere della discrezionalità. Ai danni di quanti non sono inseriti nel “sistema”, ormai perverso e pervasivo delle correnti. “Lei pensa che non ci siano decine di magistrati che potevano concorrere su Roma? Nemmeno si azzardano, magari perché sono stati già strafottuti prima. Perché sanno che per respingerti si può arrivare a scrivere porcate su di te – conclude la nostra fonte – Se non hai un briciolo di possibilità che la tua nomina possa venire accolta, te ne stai alla larga perché altrimenti vieni sbriciolato dal Sistema. Questa è la verità bruttissima. La tecnica più utilizzata è quella di tenere la tua valutazione sospesa per anni e mentre gli altri salgono di valutazione, anche se sono del tuo stesso concorso, tu resti al palo. Tanto non c’è un termine per valutarti, e sei fottuto. Ecco come funziona”.

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