Quel maxi carico di coca finito nell’abisso vicentino

di Marco Milioni

Nel dicembre 2018 il Vicentino è scosso da una notizia eclatante. Oltre mezzo quintale di cocaina (ma il quantitativo non è certo) viene rinvenuto nel piazzale della conceria Cristina di Montebello ( Coca alla conceria Cristina. Indagini a 360 gradi nessuno escluso). Si tratta di uno dei ritrovamenti più significativi di quell’anno non Italia bensì in Europa (La narcopelle di Montebello. Tra verita e misteri).

Nonostante l’importanza della notizia la novità oltrepassa a malapena i confini della provincia berica. Sulla stampa locale trapelano peraltro alcune indiscrezioni. Indiscrezioni secondo le quali i titolari della fabbrica, la quale fa riferimento al gruppo capitanato da Giuseppe Valter Peretti, un notissimo imprenditore arzignanese, uno dei volti più conosciuti di Confindustria Vicenza, in questi giorni per di più al centro di uno scandalo finanziario che lo vede indagato per bancarotta fraudolenta come riporta il GdV dell’8 settembre 2020 in pagina 28 peraltro, avrebbero professato con forza la loro estraneità ai fatti.

Poi dell’inchiesta scaturita dal sequestro del 2018 non si è saputo più nulla. Qualche accenno si materializza qua e là: l’ex procuratore berico Antonino Cappelleri il quale teme che il vicentino sia divenuto una sorta di hub per lo smistamento degli stupefacenti nel Nordest, l’inchiesta che pare condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla procura antimafia venziana. Ma per il resto il silenzio la fa da padrone. Eppure l’illecito penale che si deve ipotizzare in questi casi non si prescrive presto: si tratta infatti di traffico internazionale di stupefacenti (sempre che l’origine della partita di cocaina collocata in America latina accreditata dai media sia vera). Un reato in cui la pena può arrivare sino a vent’anni. Motivo appunto per cui la prescrizione è ancora lontanissima e motivo per cui le indagini dovrebbero ancora essere in corso.

Ma che cosa sia successo davvero a quell’inchiesta nessuno sembra saperlo: nessun riscontro sui media, nessun riscontro dalle forze dell’ordine, nessun riscontro da parte della magistratura che in circostanze del genere spesso non lesina notizie. Invece il silenzio domina su tutto. Chi scrive ha chiesto qualche ragguaglio al procuratore di Venezia Bruno Cherchi (che riveste il ruolo di procuratore distrettuale antimafia): il tentativo è stato vano. Chi scrive ha interpellato pure il gruppo Peretti per sentire il punto di vista della società. Ma ancora una volta non c’è stata risposta alcuna. Pare che la vicenda sia fornita di una volontà propria. Una volontà che ambisce alla calma impenetrabile tipica degli abissi.

(photo Marco Milioni)

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