Intervista a Salvatore Buzzi: “Ho affrontato il processo a c… duro ma la Procura non ha voluto smantellare nulla. Oggi si ruba come allora”

di Beatrice Nencha

Intervistare Salvatore Buzzi (uscito dal carcere lo scorso 26 giugno, per decorrenza dei termini di custodia cautelare) sul maxi-processo “Mafia Capitale”, che sin qui gli è costato una condanna pesante a 18 anni  e 4 mesi, è qualcosa di piuttosto spericolato, perché bisogna mantenere il sangue freddo e impedire di farsi trascinare dove lui ti vuole portare. E’ un po’ come farsi dare un passaggio in Vespa senza casco, sperando di non incappare in qualche pattuglia della Municipale, aggiungendo all’impresa la beffa di una multa per infrazione al Codice della strada. Mentre ci accomodiamo al tavolino esterno di un locale, in un pomeriggio torrido, una ragazza si avvicina col taccuino per prendere le nostre ordinazioni e Buzzi la interroga serafico: “Mi consigli lei qualcosa da bere, sono sei anni che non frequento un bar”. La ragazza rimane interdetta, ma alla fine optiamo per uno Spritz e un cocktail analcolico. Che serviranno a stemperare qualche (più di uno) momento di tensione durante l’intervista. Qualche volta, verso la fine, Buzzi è tentato di ad abbandonare il tavolo, accenna ad alzarsi, ma alla fine resteremo oltre un’ora insieme, ripercorrendo vari passaggi della maxi-inchiesta. Passaggi che si sono tradotti anche in un duro j’accuse al sistema giudiziario nelle oltre 450 pagine, molto dettagliate, del suo libro. “Se questa è mafia” (Edizioni Mincione) è una contro-storia dell’inchiesta Mondo di Mezzo – “il lato del processo che non è mai stato scritto né raccontato dai giornalisti” – e degli oltre cinque anni e mezzo del processo più noto nella storia della capitale, finito persino sul New York Times. Un processo che lo ha visto assoluto protagonista insieme al Nero, Massimo Carminati, anche lui già tornato, libero, nella sua residenza a Sacrofano. Si potranno ritrovare presto a piazzale Clodio, per la prima volta dal vivo, il prossimo 8 settembre, quando si aprirà l’Appello bis per la rideterminazione delle pene. Dopo l’annullamento in Cassazione, senza rinvio, dell’associazione mafiosa. “L’8 settembre, speriamo non gli porti bene” commenta a caldo Buzzi, riferendosi alla data, non certo amata dalla destra, in cui Badoglio siglò l’armistizio con gli Alleati durante la Seconda guerra mondiale.

  • Nel suo libro lei si professa vittima di un sistema giudiziario, in particolare della Procura di Roma guidata all’epoca da Giuseppe Pignatone. Si professa perseguitato solo sulla base di intercettazioni, usate anche contro l’evidenza di alcuni testi e prove emersi nel dibattimento, che il Tribunale di I grado ha, in alcuni casi, recepito nella sua sentenza. Prosciogliendovi alla fine dalla mafia, l’accusa più infamante. Non ha nulla da rimproverarsi?

“Io ho sempre ammesso i miei reati contro la Pubblica amministrazione, ma ho pagato erga omnes. E nel libro ammetto le mie colpe, ma dimostro anche la mia innocenza là dove non ho fatto reati. Eppure, mi hanno dato quasi 19 anni per tre corruzioni. Processualmente, la nostra corruzione è stata equiparata alla mafia e la 29 Giugno è stata il laboratorio in vitro su cui tentare questo esperimento. Il processo “Mafia capitale” si regge tutto su di me, sull’impostazione della mia difesa. Sia nelle parti sulla corruzione, che sulla mafia. Poi in Appello c’è stata questa sentenza “bizzarra, che ci condanna tutti per mafia dopo appena 30 udienze, senza dibattimento, a dispetto dei 300 testimoni che in primo grado hanno dichiarato di non aver ravvisato la mafia in 300 udienze del Tribunale..”

Il 20 luglio 2017 la X Sezione penale del Tribunale di Roma ha fatto clamorosamente cadere l’imputazione di mafia. Cosa si aspettava quel giorno in Aula, prima che venisse pronunciata la sentenza?

Rosanna Ianniello
Rosanna Ianniello

“Ero certo di uscire di prigione e invece sono stato tenuto in carcere ingiustamente. L’unico, insieme a Carminati, lui al 41 bis per quasi tutto il tempo, io in regime di “alta sorveglianza” in Austria. Carminati perché è criminale, e vabbè, ma a me perché non mi hanno dato i domiciliari? Certo la presidente Rosanna Ianniello è stata brava, perché ha resistito alle pressioni, soprattutto a quelle mediatiche. Però io la Ianniello l’ho combattuta in Aula a viso aperto, non ho mai avuto paura di lei, ho fatto il processo a cazzo duro. Se il microfono fosse stato nella stanza di altri imprenditori o dirigenti, anziché nella mia, probabilmente qualcuno avrebbe preso più capi di imputazione di me. E invece in Aula tutti si sono messi a piangere e a dire che loro non sapevano niente, e non sapevano se ci fosse la mafia”.

In primo grado, il Tribunale ha aumentato le pene ai politici, giudicandoli più responsabili rispetto a quanto aveva valutato la stessa Procura. Eppure lei è molto critico anche verso i giudici di prima istanza

“Certo, perché mi ha dato quasi 19 anni per tre corruzioni, senza nemmeno le attenuanti generiche. La metrica delle pene che ci ha applicato il Tribunale è stata elevatissima. Tra le mie condanne risulta persino la pulizia da 50 euro di 20 metri quadri della cantina di Giovanni Fiscon, l’ex direttore generale di Ama, che voleva pagarci per quella prestazione e che non ci ha mai favorito, pur avendo con la 29 Giugno un ottimo rapporto instauratosi negli anni. Mentre ci sono episodi clamorosi che in udienza abbiamo denunciato, come la turbativa d’asta per la procedura negoziata del trasporto dei rifiuti, dove a fonrnire ad Ama la lista di imprese da invitare è stato il presidente di Federambiente, Daniele Fortini. Io l’ho anche denunciato, risultato: archiviato. Come ho denunciato Panzironi alla Procura nel 2010 per la gara del cimitero del Verano, e non gli hanno fatto nulla. Ma come, Ama ci deve dare 5 milioni di euro, e tu me ne chiedi 100mila, altrimenti non mi paghi? Tra l’altro questa non è corruzione, come ha stabilito la Cassazione, ma è traffico di influenza perché Panzironi non ricopriva più ruoli in Ama, era un privato cittadino”.

Andiamo con ordine. Come arrivano gli investigatori, che sono da tempo sulle tracce di Massimo Carminati, da voi della cooperativa 29 Giugno?

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M. Carminati

Loro partono dall’articolo “I quattro Re di Roma”, che esce sull’Espresso a dicembre 2012, in cui si teorizzava il potere criminale dei boss Senese, Carminati, Fasciani, Casamonica. E, guardacaso, poi quelli li hanno arrestati tutti. Poi a marzo-aprile 2013 esce il libro “Suburra” di Bonini-De Cataldo: quante possibilità si hanno di fare un Super-Enalotto vincendo con 6 numeri? Una su 623 milioni. Come fanno loro a indovinarne ben dieci? In “Suburra” ci sono dieci personaggi che poi si ritroveranno nell’inchiesta e di cui faccio i nomi nel mio libro, Noi non compariamo solo perché eravamo seguiti dalla II Sezione del Ros capitanato del maggiore Francesco De Lellis, mentre quelli “attenzionati” e finiti prima nel libro e poi nel film sono quelli seguiti dalla I sezione dell’Antiterrorismo del colonnello Massimiliano Macilenti”.

Tuttavia, sia De Lellis che Macilenti il 22 novembre 2016 verranno a deporre, chiamati dalle difese, nell’aula bunker di Rebibbia, sconfessando l’accusa di mafia e i rapporti di Carminati con i Servizi segreti

“De Lellis verrà sentito in modalità protetta e affermerà che non era convinto della mafiosità dell’associazione, per questo a firmare l’informativa finale non sarà lui ma il colonnello Russo. Ma è normale che i due più alti ufficiali che dirigevano le rispettive Sezioni non fossero convinti della mafia?”

Però le tre inchieste alla base del processo “Mondo di Mezzo”, che verranno poi riunite, sono preesistenti all’arrivo di Pignatone a Roma. Lui fornisce l’impostazione, la chiave di lettura

Sì, quella della “mafia originaria e originale”. Un’impostazione talmente sballata che su 46 imputati, arrestati e processati, 14 sono stati assolti, non solo dall’accusa di mafia ma per tutto. Una percentuale di assoluzioni pari al 32%, tra cui finiscono anche i nostri due dipendenti calabresi  Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, arrestati come ‘ndranghestisti e completamente scagionati sia in primo che in secondo grado dall’accusa di fare parte di un’associazione mafiosa”.

La Procura arriva ad indagare sulla 29 Giugno seguendo le orme di Carminati

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Campo F Castel Romano

Seguono Carminati dal 2010 ma non trovano niente fino ad ottobre 2012, quando scoprono che il vicino di casa di Carminati, Agostino Gaglianone, sta costruendo su un mio terreno privato un campo nomadi, il campo F di Castel Romano, e da lì mi agganciano. Da quel momento la Procura ha costruito un castello mafioso sul nulla, e per mantenere in piedi questa impostazione ha piegato addirittura l’evidenza dei fatti: noi della cooperativa “29 Giugno” non conosciamo nessuno dell’altra teorizzata associazione di Corso Francia, eccetto Riccardo Brugia che incontro solo io una volta. Eppure, se avessi voluto fare un po’ di “nero”, mi sarei potuto rivolgere senza problemi al benzinaio Roberto Lacopo. Visto tutto il parco mezzi che avevamo in cooperativa e per cui spendevamo migliaia di euro in carburante e revisioni. Ma non ci sono mai andato, nemmeno una volta, in due anni e mezzo di frequentazione di Carminati”.

Magari era Carminati a non volerla portare?

“Macché, lui mi ci voleva portare sempre, sono io che non ci sono voluto andare. Lo stesso per Luciano Casamonica, che mi invitava sempre ad andare da loro, ma ho sempre rifiutato perché non c’avevo niente a che fare con loro”

Carminati ha dichiarato in Aula che era consapevole di essere pedinato e intercettato, sin dall’inizio dell’inchiesta. E negli atti è pacifico che molti suoi contatti, da Giovanni De Carlo a Gennaro Mokbel, interrompono ogni rapporto. De Carlo cambia casa ogni notte, mentre con Mokbel si appartano lontano dalla telecamera piazzata sul distributore di Corso Francia. Perché lui non vi avvisa di essere nel mirino degli investigatori?

“Noi lo sapevamo questo, ma nessuno pensava che anche io fossi seguito. Noi non stavamo facendo nessun reato criminale, che paura dovevamo avere? Noi al massimo facevamo collusioni, ma se io pago Panzironi per essere pagato, che reato è? Le mie corruzioni reali sono solo tre. Tra l’altro, ora la Cassazione ha derubricato in “traffico di influenze”. Noi siamo stati assolti nella sentenza di Cassazione da tanti capi, e per altri aspettiamo di fare il processo bis, che si aprirà l’8 settembre”

Mi può raccontare il giorno in cui Carminati è arrivato in cooperativa, se ci sono state reazioni?

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Riccardo Mancini

“Nessuna. Ho già descritto com’è andata: il 16 settembre 2011 mi chiama Riccardo Mancini, vado all’Eur e trovo Carminati. Mancini mi avvisa: la prossima gara la devi fare con lui. Del resto, l’amministratore precedente di Eur spa, mi aveva fatto fare una gara con un’impresa australiana, quello prima ancora mi aveva proposto una gara con altri cinque. Facile per il procuratore aggiunto Paolo Ielo fare il fenomeno: “Ah perché lei si è messo con Carminati?”. Perché così vincevo la gara. Perché se Mancini mi dava un consiglio per gli acquisti, significa che non c’era altra strada. Se avessi rifiutato, la gara se la sarebbero aggiudicata altri imprenditori: c’era la fila per fare la gara con Carminati, questa à la verità. Però siccome io e Mancini eravamo amici, avevamo fatto la galera insieme, la proposta la fece a me per primo. Ma se mi tiravo indietro, la gara si sarebbe fatta con altri, Massimo già ci aveva parlato”.

All’indomani dell’articolo sull’Espresso, mi è stato detto che in cooperativa fu fatta una riunione perché alcuni soci erano allarmati della presenza di Carminati a via Pomona

“Non è vero niente. Tanto è vero che Carlo Guarany andava con Carminati all’onlus Piccoli Passi di Alibrandi. Solo Emanuela Bugitti è vero che non parlava mai con Carminati, ma perché è comunista, non perché ha avuto difficoltà con lui. Dopo che io ho parlato con Mancini e ritorno in cooperativa a illustrare la sua proposta, nessuno mi fa obiezioni circa l’accordo da fare con Carminati. Ma chi era poi Carminati? Per me è uno che ha fatto tre rapine nell’81 e un furto nel ’99 (il clamoroso furto al caveau della Banca di Roma dentro piazzale Clodio, ndr) e che aveva espiato la sua pena quando lo incontro. In cooperativa noi abbiamo lavorato anche con Pierluigi Concutelli, l’assassino del giudice Occorsio, e nessuno ha eccepito. Non è certamente la fedina penale di Carminati che ci poteva spaventare. E la stessa Procura, non ha riscontrato reati nei lavori che abbiamo fatto insieme”.

Allora perché durante le riunioni di dirigenza accendete il jammer, il disturbatore di frequenze, da quando lui entra in affari con la Cooperativa?

“Noi usavamo il jammer per evitare di essere intercettati da altri nostri competitor e dai loro attivissimi politici di riferimento, non dai carabinieri, c’è anche una intercettazione a riscontro. Eravamo in guerra con altre cooperative, in particolare con “Edera” di Franco Cancelli (uno degli imputati del processo cosiddetto Mafia capitale 2), a cui per altro, in quel periodo, avevano bruciato dei camion. E anche a noi hanno bruciato dei camion. Quando Carminati porta il jammer in cooperativa, lo dice chiaramente: “Questo è un apparecchio che contro un’indagine dei carabinieri o della polizia non serve a niente”. Noi avevamo ricevuto anche una lettera anonima, avevamo paura che ci fosse una fuga di notizie interne sulle gare, questa era una preoccupazione nostra molto frequente”.

Anche se la cooperativa Edera non era paragonabile, per dimensioni e fatturato, alla vostra

“Noi eravamo più grandi, ma lui era leggermente più in basso, però per una settimana si era fomentato di avere dalla sua parte il neo presidente di Ama Ivan Strozzi, imposto dalla sua area politica di riferimento, e pensava di poter dettare le carte. E mi riferisco alla Gara 30 del multimateriale. Quando Strozzi cade, dopo nemmeno una settimana dalla sua nomina per via di un’inchiesta giudiziaria, Cancelli si dovrà ridimensionare ed è la prima volta che “Edera” opta per fare l’accordo insieme a noi”.

La “29 Giugno”ambiva a diventare l’erede di Manlio Cerroni nel settore dei rifiuti: quanto c’è di vero?

“Magari lo fosse stato, io a Cerroni nemmeno gli posso allacciare una scarpa”.

Tuttavia, il vice presidente Carlo Guarany, sei mesi prima dei vostri arresti, fa un sopralluogo a Prato con Manlio Cerroni, certo non per fare una scampagnata..

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Manlio Cerroni

“Certo, Guarany era andato con Cerroni per fare un impianto per il riciclaggio, dato noi avevamo il problema dello spazzamento. Quando fai lo spazzamento, non finisce nel tal quale ma dev’essere riciclato. Siccome a Roma non esisteva un impianto di riciclaggio per questa tipologia di scarti, noi pensavamo di realizzarne uno. Volevamo realizzare un microimpianto a Roma Est, considerando che Roma avrebbe avuto bisogno di almeno cinque impianti. Allora siamo andati dall’ingegner Cerroni, per farci consigliare. Dato che in cooperativa eravamo pieni di soldi, stavamo valutando come investire. Avevamo la tripla A, davamo 16 mensilità ai nostri soci. Avevamo linee di credito per decine di milioni di euro: io mica parlavo col direttore di banca, parlavo con l’amministratore delegato delle banche. Noi avevamo 30 milioni di euro, che poi si sono mangiati gli amministratori giudiziari, sempre puntualmente autorizzati dal giudice del Tribunale per le misure di prevenzione”

Volevate entrare nel settore dei rifiuti come proprietari di impianti?

“Ma perché è proibito? Roma è grande, ha tre milioni di abitanti, c’era posto per tutti. Anche la cooperativa di Cancelli ne voleva realizzare uno. Noi siamo andati da Cerroni solo per farci consigliare. Ma non è mai stato nemmeno ipotizzato di entrare in società con Cerroni. Anche perché le cose insieme, Cerroni non le fa con nessuno. Però ti può consigliare, è il massimo esperto in Italia di rifiuti e per me è anche un benefattore, perseguitato anche lui dalla Procura e alla fine assolto. Noi eravamo ancora in una fase preliminare, era ancora da valutare cosa avremmo fatto, poi sono arrivati gli arresti”.

Dal 2010 la Procura ha contestato a Carminati una serie di reati: da un’iniziale ipotesi di riciclaggio, quando l’indagine si chiama ancora “Catena”, all’associazione con voi, intesa come un modo surrettizio di infiltrarsi in modo illecito negli appalti della Pubblica amministrazione capitolina

“ Dal 2010 a Carminati riescono a trovargli un solo reato, la tentata estorsione a Luigi Seccaroni, cioè il nulla. E Carminati, “il Samurai”, il Nero, ha preso meno anni di me perché non ha fatto corruzioni, ha preso a volte il concorso solo perché era presente mentre io parlavo di alcune di queste vicende. Nelle cose importanti, tipo la realizzazione del Campo nomadi F di Castel Romano che Carminati finanzia insieme ad Eriches 29, la Procura non ravvisa reati né per lo svolgimento dei lavori, né per l’aggiudicazione della commessa”

Fermiamoci sull’amministratore delegato di Eur spa. Nel suo libro lei dichiara che in realtà, per gli interessi della cooperativa, Panzironi si è comportato meglio di Mancini. Nonostante Mancini fosse amico suo e di Carminati, a cui è legato da passato di militanza nell’estrema destra. Come si spiega?

Panzironi
Franco Panzironi

“Si spiega perché Panzironi era mercantile: se tu lo pagavi, lui ti faceva avere i soldi. Con Massimo lo chiamavamo “Er Tanca”. Mentre Mancini era amico nostro da 30 anni, non ci ha mai chiesto una lira, però non ci pagava. Chi è meglio allora? C’è un’intercettazione telefonica in cui io dico a Mancini: “Guarda non ho i soldi per pagare gli stipendi”. E lui mi risponde: “Allora siamo in due che non paghiamo”. Tant’è che da quando Mancini si dimette dall’Ente Eur per l’inchiesta Breda Menarini, per cui poi verrà arrestato, la nuova dirigenza dell’ente ci ha iniziato a pagare”.

Mancini ubbidiva al sindaco Alemanno?

“Certo, e il sindaco faceva pagare Condotte. E quindi ero io ad avere in mano il sindaco? Fino al giorno prima Mancini ci aveva promesso che ci avrebbe sbloccato un credito di due o tre milioni. E il giorno dopo non ce li dà più perché Alemanno lo chiama, e fa pagare Condotte, ma questo lo abbiamo scoperto in seguito. Però noi eravamo Mafia capitale, con la potenza devastatrice di Alemanno. Il problem di Eur spa è che entra in crisi finanziaria quando fanno la Nuvola. Prima del progetto voluto da Veltroni, grazie agli affitti, l’azienda pagava tutte le manuntenzioni. Ma quando decidono di valorizzare gli immobili, come le Torri di Ligini, e poi queste rimangono invendute, il meccanismo entra in crisi”.

Mancini negli atti del processo appare in qualità di “vittima”, esiste una nota intercettazione

“Mancini è stato indagato ed è uscito subito dal processo grazie al Tribunale delle Libertà, ed è rimasto in Mafia Capitale come parte lesa. Nel mio libro spiego come va interpretata realmente la famosa intercettazione dell’aquila sgozzata. Ma se davvero Mancini era una vittima, perché non l’hanno portato a testimoniare contro Buzzi e Carminati? Noi l’abbiamo chiamato a testimoniare, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere”.

Nel libro, lei continua a sostenere che Panzironi vi chiedesse i soldi all’insaputa di Alemanno

“Io gliel’ho chiesto direttamente a Panzironi, una volta gli dissi: “Franco ma tu questi soldi li dai al sindaco?” Luii mi ha risposto facendo il gesto dell’ombrello. Più chiaro di così. Inoltre a Panzironi in totale gli ho dato 600 mila euro, il Ros ne riscontra 500 mila e la Procura gliene imputa 300mila. Altrimenti sarei stato credibile, se mi avessero dato ragione. Ma se io dove pagare per avere i soldi di miei crediti legittimi, che reato sto commettendo?”

Perché non lo ha fatto subito presente al sindaco, anziché assecondare tutte le richieste di finanziamenti per la Fondazione Nuova Italia?

Ma che dovevo dirglielo io ad Alemanno? E come faccio a fare presente al sindaco una cosa del genere? Io non avevo alcun rapporto con Alemanno, ho tre telefonate in tutto con lui in cinque anni, con chi lo avvicinavo? Che avevo la confidenza per dirgli che Panzironi lo stava fregando?”

Poteva farlo il 28 settembre 2010, quando il sindaco si è seduto con lei alla famosa cena nel centro di Accoglienza “Baobab” su via Tiburtina

“Intanto quella era una cena organizzata dal presidente Legacoop Giuliano Poletti, e che gli dicevo al sindaco: “Panzironi pija i soldi?” Io avevo una conoscenza, ma non una confidenza con Alemanno. E Carminati nemmeno lo conosceva. E in realtà lo riteneva un incapace, perché quando facciamo il campo nomadi, Carminati è testimone del fatto che il Comune non ci paga. Mancini stesso non ci paga per le commesse di Eur. Perché non chiedete a Lirio Abbate come mai Carminati, tanto potente, non riesce a farci pagare da Panzironi e da Mancini?”

Lei ha sempre sostenuto che se in uno dei suoi sei interrogatori avesse fatto il nome di Alemanno, sarebbe finita in modo molto diverso

“Se avessi collaborato, ammettendo che la nostra era mafia, ad Alemanno l’avrebbero arrestato dopo un minuto, e io sarei stato libero cinque anni fa, insieme a tutti i membri della cooperativa. Oggi Alemanno sarebbe stato a scontare 15 anni di carcere insieme a Umberto Marroni (mai indagato, ndr), perché volevano anche Marroni, non dimentichiamolo”.

Al processo lei ha poi enumerato varie responsabilità di Alemanno, e ha detto che se avesse saputo altro, non si sarebbe fatto scrupolo a dirlo perché nemmeno Carminati lo stimava

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Gianni Alemanno

“E’ la verità: ma se io avessi avuto in mano il sindaco, poi gli andavo a fare le manifestazioni contro? Ma è normale che noi facciamo il Campo nomadi a Castel Romano, spendiamo 1 milione e 400mila euro, il sindaco firma l’accordo e poi non lo mette a bilancio? Alemanno non ha messo a bilancio una spesa preventivata da lui stesso, la follia. Che poteva pensare Carminati di questa gente?”

Il pm Ielo raccontò in Aula che lei, durante la verbalizzazione di un interrogatorio, voleva fare della ammissioni “a registratore spento” ma la Procura si rifiutò

“Era a proposito del sottosegretario all’Agricoltura del governo Renzi, Giuseppe Castiglione, che fu coinvolto dallo stesso Luca Odevaine nell’inchiesta per il Cara di Mineo. La vicenda della gara truccata è uscita fuori successivamente, ma come sempre non è successo nulla. Mentre l’ex viceministro all’Interno Filippo Bubbico l’ho citato come nostro testimone e la presidente Ianniello gli ha dato falsa testimonianza. Cosa è accaduto? La Procura ha archiviato tutto. Era successo che noi avevamo vinto una gara da 20 milioni di euro, che ci viene “scippata”, ed è la gara che poi si aggiudicherà la cooperativa Auxilium con l’aiuto del giudice del Tar del Lazio Linda Sandulli. Lei mi ha querelato per diffamazione e io sono stato archiviato. Motivazione del gip: “Il giudice deve essere imparziale e deve anche apparire imparziale”. Com’è che i magistrati Pignatone e Ielo non hanno perseguito la Sandulli?

Non lo hanno fatto neanche quando ha raccontato in Aula che Carminati le rivelò di aver consegnato valigette piene di soldi ai politici ai tempi di Finmeccanica. Probabilmente non si indaga quando la Procura ritiene di non aver elementi per supportare l’accusa o quando i fatti sono prescritti. Il processo per Finemccanica si era già chiuso da tempo…

“Lo poteva sempre riaprire, con un nuovo filone di indagini. Chiedete al dottor Ielo: perché non ha indagato Carminati su Finmeccanica? E come mai la Procura non mi denuncia per quello che ho detto sul debito fuori bilancio, che è un reato? Come mai non mi denuncia per quello che ho detto sulla Calabria? Ci sono reati penali. Ho una grande disistima del sistema giudiziario attuale. Il famoso manifesto programmatico del “mondo di mezzo” era stato coniato, in realtà, per un noto personaggio televisivo che veniva rifornito di cocaina da un pusher, lo cita nelle intercettazioni Riccardo Brugia, eppure nessuno della Procura ha indagato, nonostante il nome sia stato fatto in Aula dall’avvocato Ippolita Naso. Io ho stima solo di Raffaele Cantone, per la correttezza della sua Relazione Anac presentata in Aula, e del procuratore Michele Prestipino, che è di una pasta diversa rispetto agli altrii”

Diversa in che modo, contestualizziamo

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Scena tratta dal film “Suburra”

“Io l’ho incontrato sei volte, sempre durante gli interrogatori insieme ai pm Ielo o Cascini, e ho capito a pelle che lui è diverso. E i magistrati del processo io li ho conosciuti tutti, tranne Pignatone. Ma un’altra persona che mi piace è Carlo Bonini, perché a differenza di Lirio Abbate, almeno lui ha fatto i soldi su di noi”.

Nel libro lei si rammarica di non essere andato a stringere la mano al procuratore Pignatone, ospite d’onore all’Assemblea organizzativa del Pd, che si tenne al teatro Quirino il 29 novembre 2014. Lei era lì in prima fila, mentre Pignatone teneva il suo discorso

“Mamma mia, lasciamo stare. L’avevo pagato io quel convegno e lì dovevo farmi avanti, in tanti mi volevano presentare il nuovo procuratore capo di Roma. Quel giorno, se lo avessi fatto, avrei voluto vedere la sua faccia, dato che aveva già ottenuto la convalida del nostro arresto, che sarà eseguito tre giorni dopo, il 2 dicembre 2014”.

Lei ha anche affermato che nessuno vi ha mai chiesto soldi durante le giunte precedenti ad Alemanno. Però già finanziava, in chiaro, con contributi e assunzioni varie

“Si,  tutte quelle sotto il Partito Democratico fino alla sindacatura di Ignazio Marino”.

Però si rammarica che i politici più legati a voi non abbiano avuto il coraggio di dire che sua la cooperativa era storicamente legata al centrosinistra, e non alla destra alemaniana. Nel libro cita Angiolo Marroni, di cui ricorda il legame di amicizia sin dalla nascita della 29 Giugno, che dopo l’arresto le scriverà solo una lettera, di risposta, chiamandola “caro Buzzi”

“Se è per questo, il presidente del Pd Matteo Orfini in quel periodo farà dei comunicati stampa ringraziando Pignatone che aveva liberato Roma dalla mafia, roba da ridere”.

Da quando è di nuovo libero, è stato chiamato da qualcuno dei precedenti amici politici e ha trovato dei cambiamenti nel nuovo assetto di Roma Capitale con la giunta Raggi?

“Non mi ha chiamato nessuno, e io non cerco nessuno, e soprattutto non frequento più la Pubblica amministrazione, per tutto quello che mi è successo. Non voglio più avere niente a che fare con questo mondo. Mentre Roma l’ho trovata visibilmente cambiata, in peggio, ma credo sia sotto gli occhi di tutti”

Nel suo libro sottolinea ancora che la Procura avrebbe indagato solo su una parte politica, il centro destra, e per la sinistra avrebbe invece attenzionato solo una specifica corrente

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Luca Palamara

“L’area di Pierluigi Bersani. Del resto, le intercettazioni di Luca Palamara non vi dicono nulla?. Quando Palamara dice a Luca Lotti: “Ti ricordi quando Pignatone ti ha voluto vedere e poi è andato a pranzo con Renzi’ Ecco, se il procuratore capo di Roma è andato davvero a pranzo con Renzi, come mai nessuno si è scandalizzato? Io nel libro denuncio che la Procura ha compiuto omissioni nelle indagini per 4/5 gravi vicende. Per esempio in una turbativa d’asta dove eravamo in sei, ha proceduto solo contro tre soggetti. Se avessero riscontrato quello che raccontavo, poi gli sarebbe caduto il teorema mafioso. Ma l’esercizio dell’azione penale non è ancora obbligatorio? Per il debito fuori bilancio, che è illegale, la sindaca di Torino Chiara Appendino è finita a processo, mentre il sindaco Ignazio Marino, per la stessa condotta, non è stato perseguito. Ripeto, il nostro era un debito fuori bilancio illegale e l’azione penale resta obbligatoria”

In realtà la Procura di Roma ha indagato anche l’altra area, quella di Renzi, nell’inchiesta Consip

No, Renzi è stato archiviato. La Procura, per me, è quella che ha indagato in questa vicenda solo il capitano Gianpaolo Scafarto, il sostituto procuratore Woodcock e giornalisti Federica Sciarelli e Marco Lillo, tutti prosciolti o archiviati

 Per Consip l’ex ministro allo Sport Lotti andrà a processo per favoreggiamento, insieme all’ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, e ad altri imputati

Luca Gramazio“Voglio ricordare che Luca Gramazio è stato condannato per una semplice mozione, solo perché faceva parte della destra. E tutti, sanno, eccetto i pm, che una mozione non si nega a nessuno proprio perché è un atto di intenti, senza alcun potere normativo o vincolante. Basta ricordare il famoso stanziamento di un milione di Ostia, per cui si sono tanto affannati i Ros in varie udienze, che non si è mai trovato da nessuna parte. Anche questo episodio lo ricostruisco dettagliatamente”.

Lei accusa sempre la Procura, nel suo libro, ma curiosamente assolve la politica. Eppure è la politica che pretendeva le tangenti, che chiedeva le assunzioni.. E’ grazie alla politica che si reggeva “il sistema”, non grazie alla Procura che, a prescindere dalle valutazioni, ha tentato di scardinarlo

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

“Io nel 2015 ho detto alla Procura che gli avrei fatto fare piazza pulita. Salvatore Buzzi gli aveva offerto la chiave della corruzione a Roma, ma non ero credibile. La magistratura ha fatto la guerra solo a una parte della politica, l’altra parte l’ha assolta. A partire dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti che ha avuto tre archiviazioni e dal suo uomo di fiducia, Beppe Cionci. Ho raccontato loro che al presidente del X Municipio Andrea Tassone gli ho dato più soldi di quelli emersi, e non mi hanno voluto credere. E’ doloroso perché tu racconti delle vicende ma ti accorgi che non interessano a nessuno, e che tutti continuano a fare come gli pare. Io sono stato condannato per tre corruzioni, per 65mila euro, su un fatturato di 180milioni. Se la Procura nel 2015 mi avesse dato retta, avrebbe estirpato la corruzione a Roma, li avrei fatti arrestare tutti. Ma avrebbero dovuto far cadere l’accusa di mafia, e hanno preferito rinunciare E allora sono contento che continuino a rubare tutti. Il nostro processo non ha scardinato un bel niente”.

 

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