Il caso Lupacchini. Quando la verità è una colpa/ Prima parte

di Alessandro Ambrosini

Il delitto perfetto esiste, nella forma. Non erano ancora le diciotto di ieri sera quando la Giustizia è stata assassinata da chi dovrebbe servirla e garantirla. Ieri, senza dubbio, è stato creato un precedente pericoloso: la verità è una colpa.

27037La sentenza

La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha trasferito d’ufficio il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini alla Procura di Torino, demansionandolo a sostituto procuratore fino a data da destinarsi. E’ questo il risultato di un processo a porte chiuse, voluto dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal procuratore della Cassazione Giovanni Salvi, che ha visto l’ormai ex pg Otello Lupacchini alla sbarra degli imputati, con l’accusa di aver delegittimato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, in un’intervista rilasciata a Tgcom 24, dopo i 334 arresti avvenuti il 21 dicembre dello scorso anno. Questi sono i fatti nudi e crudi che sono stati battuti ieri dalle agenzie Ansa e Agi, e che sono stati amplificati da tv di Stato e giornali come da copione.

152810628-cfea59e9-a6e7-4f50-8c07-4939caa6afecL’intervista

E’ il 21 Dicembre quando la Dda di Catanzaro fa scattare un blitz contro le cosche vibonesi. Trecentotrentaquattro arresti . La notizia rimbalza subito su ogni media e la conferenza stampa di Nicola Gratteri è ripresa ovunque, anche in diretta sui social. “ La più grande operazione antimafia dai tempi del maxiprocesso di Palermo”, è questa “l’etichetta di qualità” che il procuratore della Dda di Catanzaro cita nel suo intervento. Una frase che, aggiustata secondo l’occasione, è un marchio di fabbrica per il procuratore calabrese. Quasi dodici mesi prima, infatti, per l’operazione Stige che mise le manette a 169 persone, ma ne condannò solo sessantasei, dichiarò: “La più grande operazione negli ultimi ventitré anni”.

Tgcom 24 interpella il Procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, che oltre ad essere uno dei magistrati più esperti in materia di criminalità organizzata, è anche il diretto superiore del procuratore Gratteri. Ed è in questa intervista che emerge, sin dalle prime battute, che alcuni passaggi sono saltati a livello di comunicazione e coordinamento interno. Lupacchini, rispondendo alla domanda della giornalista circa il blitz afferma: “Per quanto concerne l’operazione, sebbene questo possa sembrare paradossale, non so nulla di più di quanto pubblicato dalla stampa, in quanto vi è la buona abitudine da parte della Procura distrettuale di Catanzaro di saltare tutte le regole di coordinamento e collegamento con la Procura generale” – rimarcando – “…aldilà di quelle che sono le attività della Procura generale che può rispondere nella specie soltanto sulla base di ciò che normalmente accade: l’evanescenza come ombra lunatica di molte delle operazioni della Procura distrettuale di Catanzaro stessa”. Parole che non cadono nel vuoto. Non è chiarezza quella che si vuol fare ai “piani alti” della magistratura, non è cercare di capire e approfondire il senso delle parole di Lupacchini. La parola d’ordine è censurare. E chi lo fa, usa un metodo tombale: l’accusa di voler delegittimare Nicola Gratteri.

5cc21e082600005200712b26L’Inquisizione

Le prime dichiarazioni ufficiali contro il Procuratore generale arrivano dall’Anm (Associazione nazionale magistrati) e da Area, il principale gruppo di togati al Csm. Tutti stigmatizzano le frasi di Lupacchini distorcendone il senso e riuscendo nel compito di non dare, o cercare, spiegazioni rispetto alle sue affermazioni. Attaccano senza entrare mai nell’ambito della discussione ma “blindando” ogni critica al procuratore Gratteri con parole precise, furbe e perentorie come “sconcertante” o “allarmante”. Gratteri invece sceglie la strategia di non commentare niente. Una stranezza, vista la sua propensione a parlare sempre davanti a un microfono. Soprattutto per lodare il lavoro fatto da se stesso e dai suoi sostituti procuratori. L’affondo più pesante, e importante, però viene dai vertici: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s) e il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi (Magistratura Democratica) chiedono alla Sezione disciplinare del Csm il trasferimento d’ufficio di Lupacchini, come misura cautelare. E’ questo che certifica una sentenza già scritta e che renderà quasi inutile il procedimento avvenuto in tre udienze rigorosamente a porte chiuse. Una pratica che Lupacchini, sin dall’inizio, aveva chiesto di rimuovere perché le udienze fossero pubbliche. Per rendere la verità aperta a tutti e non chiusa e secretata come se fosse un parente scomodo. Che timore ha avuto il Csm? La verità sarebbe stata scomoda per l’immagine del procuratore Gratteri? Il Csm non ne sarebbe uscito bene, visto che le giuste accezioni procedurali ai comportamenti di Gratteri erano state denunciate più volte dal Procuratore generale al Csm, senza trovare risposta? E le denunce fatte da Lupacchini che fine hanno fatto? Sono state archiviate, giudicate, perse nella Salerno-Reggio Calabria? Niente si deve sapere, tranne ciò che fa comodo a una narrazione che veda Otello Lupacchini sul banco degli imputati.

Conoscendo bene i meccanismi che determinano l’informazione in Italia, non ci stupiamo davanti all’appiattimento della stessa su lanci d’agenzia o comunicati stampa. Se il Csm ha preferito glissare sulle motivazioni presentate in cinque ore dal dottor Lupacchini, la stampa si è quasi tutta allineata sulla negazione della verità e sulla difesa dell’impianto accusatorio suggerito dal “palazzo”.  La parola d’ordine è silenziare la verità, che non uccide quasi mai nessuno, ma che ridimensiona “eroi e santi”.

nicola-gratteri-minniti-migranti-876x450Nessuno riesce a scrivere che l’ex procuratore generale, nella sua intervista, ha detto cose vere, inoppugnabili. Sono fatti e dati che sono scritti nero su bianco, eppure tutto tace. Nessuno attacca l’operato di Gratteri, si criticano i risultati che non sono sempre secondo le aspettative. E questi sono fatti, se il distretto di Catanzaro ha il triste primato di città con più persone detenute ingiustamente (dati del Ministero di giustizia). Sono, infatti, centottantadue gli ingiustamente detenuti nel solo periodo gennaio-novembre 2018, per un totale di quasi dieci milioni di euro risarciti dallo Stato. Non è una favola che, nell’operazione Stige, cento persone siacorvono state assolte o che la loro posizione sia stata stralciata o archiviata. E non è la sola. Anche nell’ultima operazione, Rinascita-Scott, sono già più di cento le posizioni riformate e sono più di cinquanta le persone scarcerate dal Tribunale della Libertà. Aspettando la Cassazione ovviamente.

Di conseguenza, leggere nelle parole di Lupacchini una delegittimazione è fuorviante, a essere comprensivi. Non porre l’accento sul superamento delle regole di coordinamento, tra la procura distrettuale e la procura centrale, è moralmente illegale. Nel senso più stretto del termine. E qui la gravità della mistificazione è stata ancora più grave. E’ stata data libertà di narrazione ai “fans”, quando invece bisognava essere precisi e rigorosi come il ruolo del Csm, e della magistratura intera, impone. E’ questa mancata ammissione d’irregolarità, da tempo usata da Gratteri per non dover rendere conto a nessuno, da parte del Csm ad aver innescato una forma di disprezzo e odio nei confronti di Lupacchini, totalmente gratuito e senza senso. Sui social sono rimbalzati commenti che, affiancati al nome del magistrato che sconfisse la Banda della Magliana, sono un insulto alla civiltà e all’intelligenza dell’essere umano. Sono oltraggiosi nei confronti della storia professionale e umana dell’ex procuratore generale.

Si è lasciato, che il mondo disconnesso dalla realtà dei fans prendesse il sopravvento sulla verità e sulla ragione. Anzi, in qualche modo si è agevolato il tutto, lasciando passare l’idea che il magistrato fosse una sorta di “corvo” in Procura. Si è lasciato sovrapporre la delegittimazione subita da Falcone a Palermo negli anni ’80 con delle critiche lecite e indiscutibili fatte da Lupacchini alla Procura di Catanzaro. Una narrazione degna di un romanzo o di un film amatoriale. La ricerca spasmodica di creare un nuovo Falcone o un nuovo Borsellino nella figura di Nicola Gratteri. Operazione impossibile per qualità professionale dell’interessato, per coscienza sociale, per differenze nella tipologia delle organizzazioni criminali, per tempi storici. ( Segue)

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