“Figli delle catastrofi”. Tra la banda Vallanzasca e i Nap, pezzi di storia di un’Italia sognatrice e violenta

Ci sono storie che sembrano uscite da un film noir anni ’70. Uno di quelli dove il bianco e nero della pellicola si mischia con l’odore di fumo dentro ai cinema del tempo. “Figli delle catastrofi” è la storia scritta a quattro mani da due esponenti di mondi diversi ma paralleli. Dove l’ultima fermata del loro viaggio criminale è stata la galera. Tino Stefanini, uomo della ligera milanese, uomo della banda Vallanzasca e Giorgio Panizzari, un torinese tra i fondatori dei Nap (Nuclei armati proletari), questi i protagonisti di un libro che è uscito ad ottobre per Milieu edizioni. Strade, strade di asfalto che raccontano percorsi fatti di pallottole, di trasformazioni sociali, di quartieri ormai cancellati dal tempo ma vivi nel ricordo di chi li ha vissuti. Tra ribellione e rivoluzione, due modi diversi di concepire la violenza, di finalizzare lo scontro con la società. Un libro che è un viaggio tra mondi solo letti sulla cronaca dei giornali. Un dietro le quinte delle notizie di “nera” di quegli anni. Un modo che serve per conoscere, non a giustificare o spettacolarizzare, con gli occhi dei protagonisti, un pezzo di storia e la sua evoluzione.

GLI AUTORI

Tino Stefanini è stato uno dei componenti di spicco della banda Vallanzasca, la più famosa batteria criminale degli anni settanta

Giorgio Panizzari è stato uno dei fondatori dei Nap, poi confluito nelle Brigate Rosse. Tra i suoi libri: Libero per interposto ergastolo (Kaos) e Il sesso degli angeli (Kaos)

In libreria

Figli delle catastrofi, collana “Banditi senza tempo” Edizioni Milieu prezzo 15,90, 240 pagine

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