L’avvocato:”Maniero è in un reparto protetto”. Le domande che non trovano risposta

di Alessandro Ambrosini

Questa mattina, Felice Maniero, sarà sentito nell’interrogatorio per la convalida del suo arresto avvenuto giovedi scorso. Dovrà rispondere del reato di maltrattamenti nei confronti della sua compagna Marta Bisello. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’avvocato che lo segue, Luca Broli, che ci ha concesso qualche battuta sui fatti che riguardano il suo assistito

Avvocato Luca BroliAvvocato, quando ha incontrato Felice Maniero, ha avuto l’impressione di incontrare l’uomo impaurito o il boss sprezzante?

Quando ho incontrato Maniero ho trovato una persona molto calma, riflessiva e disponibile. Non certo una persona sprezzante o che ricordi quella legata ai suoi trascorsi

Lei è la prima volta che lo segue?

Si è la prima volta che lo assisto

Visto il suo passato, ha visto qualche trattamento di favore in carcere?

Non ha trattamenti di favore. E’ nel reparto protetti.

Per quale motivo nel reparto protetti?

Sinceramente non ho ancora capito il perché. E se sia sotto protezione. Il motivo può derivare dal fatto che sia comunque un personaggio di spicco e si preferisca, se non è protetto, tenerlo comunque in una zona calma.

Maniero è rimasto sorpreso dalla denuncia della sua pluriennale compagna?

Sì, è rimasto sorpreso da questa situazione che non è partita da una denuncia della signora, ma è partita da una segnalazione d’ufficio dall’ospedale, dove la stessa, a maggio, si era recata perché aveva avuto un crollo nervoso. Non c’è mai stata una denuncia, una querela o un esposto di parte.

Mi conferma che Maniero ha scritto alla figlia? Ha cercato di spiegarle cosa stava succedendo?

Ha scritto una lettera alla figlia e l’ho consegnata a lei. E’ stata la testimonianza d’affetto di un padre verso una figlia che ha fortemente voluto, desiderato. L’ha avuta in tarda età con i trascorsi legati a una perdita di un’altra figlia. Sono state parole d’incoraggiamento per lei temendo che potesse avere una crisi. Lei ha diciotto e adesso è sola, con il padre in carcere e la madre in un altro luogo. Si trova, alla sua giovane età, a doversi organizzare per vivere. Immagino che ciò che ha passato dalla nascita a oggi non sia stato semplice per mille motivi. Perciò suo padre si sente “in colpa” pensando al fatto che lei possa pagare per il suo passato. Che possa pesare su di lei in tutte le forme. Finché era fuori, aveva modo di crescerla, controllarla e anche di garantirle sicurezza, qualora ci fossero dei “ritorni di fiamma”. In questa situazione la figlia è da sola e ovviamente è molto preoccupato.

Come in tutte le cose che riguardano l’ex boss della Mala del Brenta, esistono dei punti di domanda che non trovano risposta:

  1. Era ed è dentro a un regime di protezione? A quale titolo?  Lo era anche quando millantava, tramite la società intestata al figlio Alessandro, rapporti inesistenti con Ministeri? Lo era anche quando, con alcuni ex sodali, apriva tramite la cugina un’impresa di pompe funebri a Bassano del Grappa, per poi chiuderla dopo poco più di un’anno e due funerali fatturati? Era controllato anche quando ha cercato di non pagare un falegname bresciano, disconoscendo la sua stessa firma sull’ordine dei lavori? Venendo smascherato poi dai periti del tribunale?
  2. Il suo stupore sul suo arresto è reale? Visto che la sua compagna è in una comunità protetta da fine luglio, secondo quanto riferisce la stampa locale?
  3. Che garanzie di sicurezza poteva offrire alla figlia? Chi, perchè e da cosa deve difendersi ancora l’ex boss del piovese? Tutti sanno dove risiede e lui non si è mai propriamente dedicato all’oblio, soprattutto mediatico.

In questi giorni tutti i media nazionali hanno parlato di questo arresto, che ha del clamoroso per il soggetto criminale che coinvolge. Quasi nessuno però ha cercato di andare a fondo sul reato commesso e sulla sua gravità. Forse troppa polvere è stata messa sotto il tappeto in questi anni, ed è tempo di alzare e pulire una volta per tutte.

(foto copertina da Visto)

 

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