Felice Maniero in manette. Quando la violenza sulle donne ha la faccia di un boss “coccolato”

di Ambrosini Alessandro

Luca Mori alias Felice Maniero è tornato in carcere. Questa è la notizia che il Giornale di Brescia, nell’edizione di oggi, mette in prima pagina. Non entra nel carcere di Bergamo con accuse legate alla sua attività di boss mafioso, nemmeno per quella di “imprenditore”. L’accusa firmata giovedì dal gip bresciano Luca Tringali è maltrattamenti nei confronti della sua compagna Marta Bisello. A supporto della denuncia della moglie la nuova legge promulgata ad agosto che consente alle donne che subiscono violenze e maltrattamenti di avere una corsia preferenziale.

Non deve stupire quest’arresto se si guarda il passato dell’ex boss della Mala del Brenta. Altre volte Maniero è stato incarcerato per reati simili e la cosa è stata solitamente messa in sordina nei curriculum criminali dei giornali. Non è un segreto che il suo primo arresto fu proprio per la denuncia di stupro di una turista che gli costò una condanna a tre anni di reclusione. Era il 12 maggio del 1984 quando il giudice sentenziò la colpevolezza di Maniero per violenza carnale. Oggi, da dove è partito, è tornato.

Marta Bisello_nottecriminaleLa compagna, Marta Bisello, è una cinquantenne sulla carta ma molti di più se si tiene conto che ha vissuto a fianco a fianco con un personaggio del calibro di Felicetto. Lei è la sorella di Rossella Bisello, madre del figlio del boss, Alessandro. Un figlio non voluto da Maniero. Che Marta ha cresciuto come se quel figlio fosse suo dopo la morte della sorella, avvenuta per una stranissima caduta dalle scale di casa. Erano stati arrestati insieme a Torino nel 1994, il boss e la Bisello. L’ultima cattura, quella più pilotata della storia criminale italiana.

E’ proprio in quell’anno che Marta e Felice diventano una coppia. Oltre vent’anni di sopportazione e amore incondizionato per chi, secondo la denuncia la maltrattava fisicamente e psicologicamente. Lui che non ha mai smesso di fare il tombeur de femmes, è sempre stato schiavo del suo carattere fumantino, dei suoi sbalzi di umore che lo facevano esplodere in forme violente e pericolose. Non ha mai smesso di essere “capo di criminali”, questa è una realtà che pochi l’hanno capita veramente o hanno voluto capire. Non sono bastate le mille interviste accomodanti, non sono bastati i fiumi d’inchiostro sparsi su molti giornali veneti per ridare una dignità a chi la dignità non ha mai voluto riconquistare. Su Notte Criminale l’abbiamo scritto più e più volte, l’abbiamo denunciato in ogni nostro convegno. Oggi la realtà è più nitida a tutti: Maniero è e resta quello che è sempre stato. Quello che troppe volte ha visto una parte dello Stato coprirlo in modo vergognoso, in Veneto. Brescia non è Venezia, quando gli agenti sono andati ad arrestarlo a casa è scoppiato in lacrime perché non voleva farsi vedere da sua figlia mentre veniva ammanettato e portato in questura, e poi in carcere.

E’ una storia che sembra non finire mai, quella della Mala del Brenta e dei suoi componenti. Per un braccio destro, il più pericoloso, che esce dopo aver scontato la sua pena, altri ritornano in carcere per vari motivi. Quello che fu il loro boss, quello che li tradì, quello che venne “coccolato” per il suo pentimento “ a mezzo servizio” ha seguito le loro orme. Un detto popolare dice che “ chi nasce tondo non può morire quadrato” e oggi ne ha avuto conferma per l’ennesima volta. Cercare di “non vedere” la realtà delle cose per fini misteriosi, e quasi mai onorevoli, porta a svegliarsi da un lungo sonno e scoprire che dietro a quella “faccia d’angelo”, il mostro che vive dentro di lui, non è mai morto.

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