“Marrazzo innocente, a settembre giustizia”

di Beatrice Nencha

“Marrazzo è innocente e a settembre faremo giustizia”. Commenta così a Notte Criminale l’avvocato Giulio Vasaturo, che insieme al collega Luca Petrucci difende il giornalista ed ex presidente della Regione Lazio. Sospeso da viale Mazzini, la scorsa settimana, dopo l’arrivo di una lettera anonima che segnalava presunti ammanchi nel suo ufficio di corrispondenza di Gerusalemme. Un incarico a cui Marrazzo è stato assegnato tre anni dopo l’interruzione della sua travagliata esperienza politica con il Pd.

Al suo legale abbiamo chiesto una intervista o una replica di Marrazzo proprio sulle vicende raccontateci da un suo ex amico e regista dei tempi di “Mi Manda Rai Tre”, Fulvio Loru. Poi divenuto un collaboratore esterno dell’ufficio di Presidenza di via Cristoforo Colombo, sede della Regione. Nonché autore, quando ci mettono in contatto nel 2018, di un manoscritto incentrato sul periodo forse più fosco della vicenda umana e politica di Piero Marrazzo. Quello che parte dalla sua inattesa e dirompente vittoria elettorale alle Regionali del 2005 e che si concluderà con un inquietante tentativo di video-ricatto, oltre alle morti misteriose della trans Brenda e di un pusher, e il suicidio di un’altra trans, Roberta, trovata impiccata nella sua abitazione a Tor di Quinto.

Una lunga scia di ombre e sospetti, che si allungheranno anche ai rapporti politici dentro alla Pisana, sede della Giunta. Le indagini non hanno mai chiarito chi gestisse quei lucrosissimi traffici di trans & cocaina (“Perché dietro si scoprirebbe magari che c’erano i Casalesi o altri personaggi importanti?”) in un quadrante di Roma Nord – una vera enclave sulla Cassia, tra via Gradoli e Tomba di Nerone – considerato una zona franca. Ma dove l’elemento forse più inquietante non sono lo spaccio o la prostituzione dilaganti ma la presenza di intere palazzine intestate ai Servizi, già dai tempi del Sisde di Moro. Al civico 96, scala A interno 11 risulterà infatti alloggiare “l’ingegner Mario Borghi”, alias il brigatista Mario Moretti, che con la sua compagna Barbara Balzerani utilizzò un appartamento, che risulterà poi di copertura dei Servizi, per tutto il tempo dei preparativi e del sequestro del presidente della Democrazia cristiana.

Se qualcuno pensava che quei personaggi chiave del sequestro di Aldo Moro siano oggi a via Gradoli solo un fantasma del passato, beh si sbaglia. Perché alcuni tra quei “fantasmi” sono ancora in qualche modo lì. In carne e ossa – ci segnala una fonte, indirizzandoci a un blog dal titolo emblematico: “Via Gradoli: enclave degli 007 italiani nella capitale” (che rimanda a “La Voce delle Voci” un’inchiesta di Rita Pennarola) – E’ una cittadella di palazzine appartate, con tanto di viali privati, tirata su nel corso degli anni Settanta forse proprio col preciso intento di dar vita ad una “zona franca” per trame di ogni genere, tutte puntualmente verificatesi, dal caso Moro fino allo scandalo Marrazzo dei giorni nostri. (Qui) si gioca una partita a base di coca, con un convitato di pietra: i Casalesi”. Nel 1994 esplode lo scandalo dei fondi neri del Sisde. Che porta alla luce, fra l’altro, “le numerose società immobiliari usate dai Servizi: tutte dall’apparenza “normale”, tutte intestate a dottori commercialisti, fiduciari o prestanome. E saltano fuori gli appartamenti di via Gradoli: ben 20 solo al civico 96. Tra questi, anche quello dove “nel bilocale a pian terreno, il trans Natali’ riceveva Piero Marrazzo, e non solo lui” segnala l’autrice dell’inchiesta (https://salvatorealfieriblog.wordpress.com/2018/05/09/via-gradoli-enclave-degli-007-italiani-nella-capitale/).

Torniamo all’oggi. Piero Marrazzo “al momento” non è contattabile, né per replicare alle dichiarazioni di Loru che lo tirano in ballo, direttamente o indirettamente, né per ottenere la sua versione dei fatti sulla vicenda Rai dei presunti ammanchi, spiega il suo legale. Ma tramite lui apprendiamo che, quasi sicuramente, Marrazzo ignorava l’esistenza di questa sorta di sua biografia, chiaramente non autorizzata. Torniamo dunque al manoscritto su Marrazzo – non sappiamo se edito ma già proposto a diversi interlocutori per la vendita dei diritti anche all’estero – che sin dal titolo (“Lomino – Mutande – Cocaina  –  Trans  &  Politica”) ci è sembrato talmente forte da poter contenere importanti indizi, forse collegati o correlabili anche alla vicenda odierna dell’anonima missiva giunta in Rai contro uno dei suoi più noti dipendenti. Un personaggio che, per la sua storia, sarebbe fin troppo semplice prendere di mira, anche solo per destabilizzarne l’immagine ad uso (o per rivalsa) di qualcuno. Dal canto suo, Loru ci ha spiegato che a spingerlo a riversare la sua esperienza in un libro è stata “l’esigenza di denunciare un sistema, quello politico, noto a tutti ma di cui nessuno parla” gravitante attorno a quella che lui definisce “l’armata Brancaleone che Piero si è portato dalla tv direttamente in Regione”. Non possiamo sapere se siano vere, e quanto di vero ci potrebbe essere, in dichiarazioni che coinvolgono Marrazzo e altri membri del suo entourage dell’epoca, poiché nessuna delle asserite condotte a loro attribuite è mai stata denunciata da qualcuno o investigata dagli inquirenti. Tuttavia proprio quegli episodi rievocati da Loru, e qualificati dall’avvocato Vasaturo come “diffamatori” verso il giornalista e destituiti di fondamento, aprono uno squarcio inedito sull’esistenza di forti rancori e dissidi che Marrazzo, soprannominato in Rai “Il gladiatore”, ha lasciato dietro di sé quando ha deciso di rompere tutti i ponti con il suo passato. Inclusi rapporti di lunga data con amici e collaboratori, di fiducia e non, che potrebbero sentirsi ancora in credito nei suoi confronti. Magari anche solo per aver lasciato un posto sicuro per seguirlo nella sua (dis)avventura politica, poi bruscamente interrottasi per tutti.

Personaggi che potrebbero essere vicini suo ambiente lavorativo, se non al suo interno., tanto da poter facilmente accedere a informazioni privilegiate che lo riguardano. Notte Criminale ha titolato il precedente articolo “Il Giorno della Marmotta di Marrazzo” non solo per l’analogia con il celebre film americano. Ma perché se è normale che un uomo politico di primo piano, com’era all’epoca il governatore del Lazio, potesse e dovesse avere tutti gli occhi puntati addosso, oggi questa stessa attenzione verso una vicenda in cui gli si addebitano illeciti di modesta entità, giudicati pressoché irrilevanti dalla Rai, ci sembra un fatto singolare se non anomalo. Non ricordiamo altri precedenti, anche se è dovere dell’azienda pubblica fare i riscontri del caso, possibilmente prima che lo stesso divampi mediaticamente. Noi di questo manoscritto “in cerca di autore” abbiamo potuto leggere solo i primi tre capitoli, oltre al sommario e all’indice, ma già dalla lunga conversazione con il suo autore, avvenuta a fine 2018 e ripresa nel 2019, ci è sembrato corretto interrogarci e rendere nota questa vicenda, soprattutto alla luce di quest’ultimo fatto di cronaca. Non per rimestare inutilmente nelle cronache scandalistiche ma affinché possa aiutare a fare chiarezza almeno su un punto, a nostro avviso rilevante: se l’anonima denuncia pervenuta ai piani alti di viale Mazzini sia davvero il frutto di un solerte whistle blower, o se non si tratti di una operazione a tavolino, attuata con l’unico intento di colpire Marrazzo. Anche solo per ricordargli che al proprio passato non si sfugge così facilmente.

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