Strage di Bologna/ Agente Siegfried, “la pista palestinese mi fu confermata da uno stretto collaboratore di Arafat”

di Beatrice Nencha

Colpo di scena durante il processo all’ex Nar Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage di Bologna: secondo la perizia chimico-esplosivistica depositata dai consulenti Danilo Coppe e Adolfo Gregori, la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti il 2 agosto 1980 potrebbe essere esplosa “per errore”, a causa del malfunzionamento del suo innesco. A testimoniarlo è l’analisi sul probabile interruttore dell’ordigno, rinvenuto tra le macerie e rimasto a lungo esposto alle intemperie, dotato di una levetta simile a un telecomando. Un congegno rudimentale che, per le sue caratteristiche, ha fatto tornare in ballo l’ipotesi, sempre scartata dalla magistratura, della “pista palestinese”. La più accreditata tra le teorie alternative a quella neofascista per cui sono stati già condannati, in via definitiva, anche gli ex sodali di Cavallini, ovvero Luigi Ciavardini (condannato a 30 anni e all’epoca minorenne), Francesca Mambro e Giusva Fioravanti (condannati all’ergastolo) quali esecutori materiali della strage.

e621b9bb-0295-453a-ad0c-740b95333dc9
Carlos “lo sciacallo”

Il rinvenimento dell’innesco ai Prati di Caprara, una vecchia caserma di periferia, per analogia ha rievocato il fantasma di Carlos “lo sciacallo” e della Rete internazionale terroristica Separat, responsabile di un altro attentato simile, quello provocata da una valigetta piena di esplosivo  alla stazione Saint-Charles di Marsiglia nel 1983, che causò cinque vittime. Ma a insistere sulla “pista palestinese”, seppur collegandola ad altri e più inquietanti obiettivi, è anche un’altra fonte, italiana di nascita ma con un passato da agente internazionale esperto di Medio Oriente. Ce ne parla Adriano Monti, oggi 89enne, nome in codice Siegfried. Ufficialmente un medico, ma con alle spalle un passato turbolento da volontario nelle SS e una vita altrettanto turbolenta, tra la partecipazione al tentato golpe Borghese del 1970 e la militanza, per oltre 50 anni, come agente sotto copertura della Rete Gehlen, legata a filo diretto al Vaticano e alla Cia e operante sul nostro territorio fino al 1988. E’ autore di tre saggi in via di ristampa e lo abbiamo intervistato nella sua casa di Ostia, sul litorale romano, dove ci ha rilasciato una lunga intervista.

Nel suo libro “Servizi Discreti” (Luni editore) lei svela quello che apprese, come agente sottocopertura in Medio Oriente della Rete Gehlen, sulla strage del 2 agosto 1980: ce lo può raccontare dettagliatamente?

“La strage di Bologna non è stata una strage voluta e io ho avuto questa rivelazione da Abu Omar morente nell’ospedale di Gaza, che non aveva alcun motivo di mentirmi. Mi rivelò che c’erano due rappresentati palestinesi dell’Olp, terroristi vicini ad Abbas, che quel giorno trasportavano due valigie piene di un nuovo esplosivo fornito dai cecoslovacchi che poteva essere fatto esplodere con onde radio. Allora ancora non c’erano gli inneschi elettronici a distanza, come oggi, ma questi avevano già escogitato questo sistema, anche se rudimentale”.

aviano-800x531
Base aerea di Aviano

Le disse il suo referente a cosa era finalizzato questo trasporto di esplosivo?

“I palestinesi lo avrebbero dovuto consegnare a Trieste, a un loro corrispondente, il quale doveva recapitarlo a un gruppo di appartenenti alle Brigate Rosse per fare un attentato  alla base dell’aviazione militare ad Aviano. Contemporaneamente a questo attentato, delle bande di mercenari, seguite poi da divisioni dell’esercito jugoslavo, avrebbero invaso, nella notte successiva, tutto il Veneto. Si sarebbero ripresi Trieste, dove erano stati,  e sarebbero arrivati fino alle porte di Milano”.

Secondo questa versione, dunque, la strage di Bologna sarebbe stata un mero “incidente di percorso”, contrariamente a quanto è stato accertato da una sfilza di sentenze, comprese quelle per il “depistaggio “ della strage, in cui furono condannati anche i vertici militari appartenenti (anche se l’Appello ne smentì l’esistenza, ndr) al cosiddetto “SuperSismi”?

“Esatto. Questi palestinesi avrebbero dovuto dare in consegna l’esplosivo una volta arrivati a Trieste. Quando sono stato da Omar, che mi ha dato questa notizia, lui mi disse che questa informazione era stata trasmessa, attraverso un prete maronita, anche al presidente Cossiga, il quale l’avrebbe dovuta inoltrare certamente a chi di dovere. Questa è una verità storica, che appartiene ai Servizi stranieri a cui appartenevo io, e anche dai Servizi militari italiani”

Quindi lei ne ha avuto conferma anche da referenti all’interno del Sismi?

“Trascorsi molti anni, e dopo una serie di peregrinazioni dato che ero stato anche latitante per via del golpe Borghese del 1970, io divenni addetto scientifico all’Ambasciata di Parigi, dove avevo già esercitato per 12 anni come assistente straniero all’istituto per i Tumori. A Parigi conobbi il capo dei servizi militari italiani per tutta l’Europa, un generale dell’esercito che adesso è morto e che ha il figlio ancora nei servizi. Questo era stato, per 6/7 anni, comandante dei Servizi militari in Libano per tutto il Medio Oriente. Diventammo amici e quando io rientrai in Italia, nel 2000, e lui era rientrato in Italia dalle sue missioni, ci siamo rincontrammo nella sua villa vicino all’Aquila e rimanemmo per anni in contatto. A lui avevo anche chiesto dei consigli per “Obiettivo Petra”, e lui alcune informazioni me le diede. E anche lui sulla strage di Bologna mi confermò che i Servizi militari italiani avevano informato i magistrati della pista internazionale, ma che questi o avevano distrutto l’informazione o l’avevano ignorata”.

The Palestine Liberation Organization (PLO) chairm
Yasser Arafat

Chi era Abu Omar e perché lo ritiene una fonte attendibile, tale da smentire sentenze passate in giudicato?

“L’organizzazione Gehlen aveva tra i suoi affiliati uno dei più importanti collaboratori di Arafat, incaricato di curarne i rapporti esterni, che mi fu presentato col suo nome di copertura: Abu Omar. Era un libanese e a 17 anni si arruolò nelle SS, come feci io a 15 anni, falsificando i miei documenti. Abu rientrò in Libano, dopo essere scampato all’eccidio e alla resa incondizionata di Berlino, e dal Libano riuscì a diventare uno dei principali collaboratori di Arafat grazie alla sua padronanza di molte lingue, tra cui l’italiano. Mi venne presentato a Roma, al convento di Santa Francesca a Ripa, dal mio mentore della Rete, padre Theodor. Così ho conosciuto questo giovane, poco più grande di me, abbigliato in clergyman, che sarebbe divenuto, da allora,  il mio referente per i Paesi arabi. Poi a Gaza, in punto di morte, lui mi fece questa rivelazione sulla strage, già attribuita in Italia ai neofascisti, che ho trascritto anche nel mio libro”.

0004A604-francesco-cossiga-m
Francesco Cossiga

Quali furono le ultime parole che le consegnò Abu Omar sull’eccidio del 2 agosto 1980?

“Con un filo di voce mi disse: “Un personaggio del governo, il presidente Cossiga, è stato da noi informato che si è trattato di un fatale avvenimento: due dei nostri corrieri trasportavano in due valigie un potente nuovo esplosivo che doveva essere  consegnato a un certo Guido alla stazione di Trieste. Doveva servire per compiere un attentato alla base Usa di Aviano per renderla inattiva per qualche giorno, quando sarebbero scoppiati dei moti insurrezionali  in alcune città italiane guidate da organizzazioni eversive di estrema sinistra, attive nelle regioni Emilia Romagna e Toscana”.

Quindi il presidente Cossiga ne sarebbe stato al corrente, insieme ai nostri Servizi militari?

“Sarebbe stato informato, secondo Abu, attraverso un padre maronita libanese, in contatto con i palestinesi e conosciuto anche dal nostro presidente. Due giorni dopo la sua morte, io ero a Gerusalemme, mi venne consegnata una busta con impressi alcuni nomi di operatori palestinesi attivi in Italia, possibili complici di movimenti della sinistra extraparlamentare, presso cui avrebbero potuto trovare coperture una volta raggiunto il nostro Paese”.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...