La lezione di Davigo al Csm

di Beatrice Nencha

Bufera Csm, quando Davigo lesse il Codice etico ai consiglieri: “Un magistrato non aiuta gli amici nei guai”.  Il “caso Luberto” e lo scontro al Plenum sui  comportamenti “appropriati” nei rapporti con gli indagati

A una settimana dalla bufera sulle toghe, a Palazzo dei Marescialli ci si accapigliava sul comportamento da tenere per un magistrato a cui venga richiesto da un amico un consiglio legale per sue vicende penali (“non di mafia o corruzione”) e si citava in Aula lo spettro di un dossieraggio su come alcuni atti fossero arrivati, a sette anni di distanza, all’attenzione della I Commissione.

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Plenum Csm

Per questo c’è una seduta del Plenum del Csm che merita di essere ascoltata con attenzione – se non altro perché un consigliere laico, Stefano Cavanna (Lega Nord) arriva a paragonarla, con inconsapevole preveggenza, al titolo di un libro di libro di Carlos Castaneda, “La realtà separata” –  ed è quella del 22 maggio scorso. Il dibattito si recupera in streaming  su Radio Radicale (https://www.radioradicale.it/scheda/574788/consiglio-superiore-della-magistratura-plenum), anche se pare sia stato caricato solo dopo qualche insistenza, cosa che ne renderebbe il contenuto ancora più interessante. Si valuta la pratica relativa all’eventuale incompatibilità ambientale di un magistrato, Vincenzo Luberto, indagato e poi archiviato dalla Procura di Salerno per abuso in atti d’ufficio. Una pratica istruita dalla I Commissione ma poi eventualmente demandata alla competenza del giudice disciplinare. La I Commissione non avrebbe individuato infatti alcun motivo di strepitus fori nelle condotte tenute dal giudice, all’epoca dei fatti sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro e oggi procuratore aggiunto della Dda, proponendone una richiesta di archiviazione. Sulla base di una motivazione “molto equilibrata, oggettiva, distante, che non lascia adito ad arriere-pensees” come introduce il presidente di Commissione e relatore della pratica, Alessio Lanzi (Fi).

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Magistrato Vincenzo Luberto

Ma la discussione, che durerà oltre due ore, degenererà presto in un vero e proprio scontro tra consiglieri delle varie correnti, con quelli di Area che spingono per l’archiviazione e gli altri che invocano il ritorno del fascicolo in Commissione, per rivalutarlo “alla luce dei nuovi elementi sopraggiunti”.  Ovvero di un articolo rintracciato sul web dal consigliere Cavanna, che osserva: “Io leggo che la I Commissione non risulta aver trovato lo strepitus mediatico perché non risultano presenti nel fascicolo articoli di stampa legati alla vicenda, né allora né nell’attualità. Allora io su Internet ho trovato che CosenzaChannel (che riprende Il Corriere della Calabria, ndr)  titola “Magistrati indagati, la posizione di Luperto è già archiviata (https://www.cosenzachannel.it/2019/01/19/magistrati-indagati-la-posizione-di-luberto-gia-archiviata/). Si cita l’archiviazione, quindi significa che il problema c’è stato. Dato che la ricostruzione della Commissione risulta platealmente smentita dalle risultanze pubbliche, ecco perché io voterò in maniera contraria all’archiviazione”.  Nelle sue conclusioni, il consigliere laico sarà ancora più duro parlando di una disputa dei consiglieri togati su “bizantinismi” e definendo il Csm  una “realtà separata”, parafrasando il titolo del libro di Castagneda, “perché evidentemente qui è stata toccata la punta di un iceberg, una cosa molto dubbia e discutibile”.

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Consigliere Giuseppe Cascini

Ma cosa si è discusso di così spinoso in questo plenum di pre-bufera dello scandalo Palamara, che scoppierà come una bomba sui giornali il 29 maggio, appena una settimana dopo, tanto da far chiedere preliminarmente all’assemblea dal consigliere Giuseppe Cascini (Area) “se è cambiato l’orientamento della IV Commissione in materia di segretazione delle pratiche, o se questo è un errore, o se si fa una volta in un modo e una volta in un altro. Perché l’unica cosa che io trovo più intollerabile della violazione di legge, è l’applicazione della legge una volta in un modo, una volta in un altro, a seconda del caso”. E sempre Cascini, quando sarà chiamato ad esprimersi, punterà il dito contro la modalità di ricezione degli atti da parte del Consiglio superiore: “Che un fatto del 2011, avvenuto 8 anni fa, pervenga al Consiglio attraverso una trasmissione anonima di una copia di un’informativa al procuratore generale, che ritiene di trasmettere a noi un anonimo, questo si chiama dossieraggio. Qualcuno ci sta dicendo che custodisce carte di dieci anni fa e che in qualsiasi momento le può tirare fuori attraverso una trasmissione anonima. E noi ce ne facciamo cinghia di trasmissione. Questo è il messaggio che perviene. Il Csm dovrebbe dire: siccome questa carta è arrivata in questo modo, io non la prendo in considerazione, perché io non mi faccio strumento di questo tipo di operazioni”.

Ma cosa si imputa, in concreto, al procuratore aggiunto Luberto?  Alla base delle segnalazioni su cui poi si innescherà la pratica lavorata dalla I Commissione c’è una denuncia del direttore del carcere di Cosenza “relativamente alla richiesta di accertare le modalità e le procedure di rilascio dei permessi a costruire davanti a un carcere di massima sicurezza”.

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Proc. Gen. Corte d’Appello Catanzaro Otello Lupacchini

La vicenda, relativa a una presunta speculazione edilizia di sei anni fa, finisce in un’informativa della Guardia di Finanza e innesca un procedimento penale per abuso in atti d’ufficio, dove poi tutti gli imputati risulteranno archiviati. Con corredo di intercettazioni che tirano in ballo il magistrato per i suoi “ripetuti contatti” telefonici con uno degli indagati. Il quale,  essendo amico del giudice, si sarebbe rivolto a lui, a Cosenza, per ottenere consigli legali sulla vicenda penale e sullo sblocco del cantiere. Vicenda che sarebbe passata quasi inosservata, tolto per un unico articolo on line che ne riporta l’archiviazione, se non fosse per un esposto anonimo che arriva pochi mesi fa sul tavolo del procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro, Otello Lupacchini. Il quale riscontra come veritiera la segnalazione dell’indagine svolta dalla Guardia di Finanza, allegata all’esposto privato, e trasmette gli atti agli organi competenti: il Csm (per la verifica degli estremi di compatibilità ambientale del magistrato), il Ministero della Giustizia, la Procura generale della Cassazione e la Procura di Salerno .

Il caso è dunque spinoso e anticipatore di venti di burrasca. Ma oltre al “caso”, ovvero alla valutazione da assumere sulla condotta del magistrato e all’eco mediatica che tale condotta ha suscitato sui media – ovvero decidere se lo strepitus fori sia stato in grado di compromettere l’immagine di necessaria indipendenza e imparzialità del magistrato per esercitare la funzione giurisdizionale nel distretto in cui opera, nel caso specifico quello di Catanzaro – il consigliere Cascini lancia un monito al Plenum. Un monito che, alla luce dei fatti che hanno terremotato il Csm appena una settimana dopo, con lo scandalo sulla nomina del nuovo procuratore capo di Roma, appare preveggente. “Non  è secondario sapere se il Consiglio dice: Attenzione magistrati, se vi chiama un amico che è sottoposto a indagini, non per mafia o per corruzione –  e su quest’ultimo termine, in particolare, pare soffermarsi il procuratore di Mafia Capitale – è bene tenerli a distanza. Se pensiamo questo, è bene saperlo. Perché io questa condotta l’ho fatta: è capitato nella vita di un amico che aveva superato il limite dell’alcol, è un reato contravvenzionale anche quello, può capitare che ti chiami un amico e ti chieda: Mi puoi consigliare un avvocato?  Qual è la condotta corretta del magistrato?  E’ importante saperlo. Volete dire che è riprovevole dare consigli a un amico indagato per un reato contravvenzionale fuori dall’ufficio per cui si lavora? Scrivetelo!” Però che sia valido per tutti dopo, e che non si cambi giurisprudenza alla volta successiva”.

E una risposta arriva, dalla maggior parte dei consiglieri, ma nel senso contrario a quello auspicato da Cascini e dalla sua collega di Area, stessa corrente a cui è iscritto il magistrato sotto esame Luberto, Alessandra Dal Moro. Secondo la quale, la vicenda in oggetto “non ha in alcun modo compromesso minimamente la condizione, più che l’immagine, con qui il dottor Luberto esercita la sua attività, per altro in un distretto completamente diverso in cui si sono svolti questi fatti ben 7 anni fa”.

Ma al Plenum, dopo due ore di dibattito e nonostante la proposta di Cascini di sospendere la trattazione della pratica e votare dopo pranzo (“può darsi che si trovi una soluzione che evita di mantenere sulla graticola un magistrato che comunque svolge un ruolo delicato in terra di Calabria”), non si trova ancora la quadra e sono in molti a porre dei distinguo e a propendere per un supplemento di istruttoria.

“Innanzitutto il caso non è minimale,perché non si tratta di un consiglio su una guida in stato di ebbrezza per un bicchiere di vino – controbatte il relatore Lanzi, che dichiarerà di astenersi sull’eventuale ritorno in Commissione della pratica – non possiamo rendere bagatellare una tematica di questo tipo. E ‘ chiaro che lo spirito dell’indagine è anche nel valutare se sono corretti gli atti della Pubblica amministrazione che hanno rilasciato quei permessi edilizi, in una terra così sensibile. Quindi non è l’amico che ha bevuto una birra e poi è stato fermato dai carabinieri quello di cui stiamo parlando”.

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Consigliere Luigi Spina

Dalla lettura delle intercettazioni emergerebbero, secondo i verbali letti al Plenum, “fatti di contiguità, amicizia, interferenza in relazione alle difese dei soggetti indagati nel procedimento penale che segnalava la Nota della Guardia di Finanza”. Ripercorre la vicenda il consigliere Luigi Spina (indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento dalla Procura di Perugia e dimissionario dal Csm pochi giorni fa): “Quello di Cosenza è un carcere di massima sicurezza e di fronte a questo carcere sono stati realizzati due palazzi. Indipendentemente dal merito del procedimento penale, noto confusione. Si confonde il merito del procedimento penale – sono stati assolti, è stata annullata la misura – col  merito della questione. Cioè in quel momento, quando questi contatti, e ce ne sono svariati, si sono realizzati, c’era un sequestro preventivo in atto e l’impugnazione di questo sequestro di fronte al Tribunale del Riesame di Cosenza. E’ questa la cornice  in cui questi contatti si sono verificati”.  Pur non ostile all’archiviazione della pratica, “in coerenza con altre decisioni prese dalla Commissione”, Spina contraddice la consigliera di Area su un punto, nodale per la valutazione della condotta: “Luberto è conosciutissimo a Cosenza, lo dice lui stesso, meritoriamente per le indagini che ha svolto. Oggi è procuratore aggiunto che ha la delega alla Dda, quindi competente anche sul territorio di Cosenza. Ed è questo l’allarme generato nella I Commissione dalla nota del procuratore generale: l’emergere di rapporti con imprenditori, legati al dottor Luberto da legami di amicizia o altro, in un momento in cui il magistrato ha il coordinamento della Dda anche su Cosenza. Questi sono stati i presupposti, e se allarmante o meno può essere una diversa sensibilità di ciascuno di noi”.

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Magistrato Luca Palamara

Il consigliere togato di Unicost, stessa corrente del collega Luca Palamara (indagato per corruzione a Perugia), si esprime poi sulla regolarità della trasmissione degli atti alla I Commissione: “Si è detto che era stata archiviata nel 2016 questa Nota, in realtà questi atti sono stati mandati a modello 45 (fatti che non costituiscono notizia di reato) nel 2011 dalla Procura di Cosenza a quella di Salerno e a modello 45 sono rimasti lì fino al 2016. Quindi noto questa strana differenza: di atti che vengono mandati nel 2011, quando le indagini si potevano anche fare, e vengono tenuti là per 6 anni, visto che parliamo di dossieraggi. Guarda caso nel 2018 qualcun altro, il procuratore generale, appena si ritrova in mano questi atti,tra cui un’informativa della Guardia di Finanza, sente la necessità di fare un approfondimento sulla base delle stesse intercettazioni, e oltre che al Consiglio superiore li invia anche alla Procura di Salerno, che ha immediatamente iscritto a modello 21”. Tuttavia, alla fine per il procedimento penale arriverà l’archiviazione per tutti gli imputati, stante anche la prescrizione.

E sempre Spina evidenzia alcuni passaggi tra i più delicati delle intercettazioni da cui si evince la delicatezza di questa pratica, trattata dal Plenum “in modo appassionato e multicolore” come ironizzerà qualcuno. Vengono citate intercettazioni tra la moglie del dottor Luberto e un imputato, in cui si farebbe riferimento a una terza persona “che afferma che hanno investito i loro risparmi in quella speculazione, comprando un appartamento, perché avevano fiducia non nell’imprenditore ma nel magistrato. C’è un’altra intercettazione in cui l’amico dice in dialetto al magistrato che “di certe preoccupazioni ormai avrebbe dovuto farsene carico il dottor Luperto perché ormai faceva parte della “struttura”. Quale struttura? Non lo so.  Ci sono intercettazioni in cui si dice che il problema non è giuridico ma che ci sono gli assegni che vanno in protesto. Sono tutti una serie di elementi per cui non posso dire in serenità che si tratta solo di consigli dati a un avvocato, come non posso dire in tutta serenità che non sia solo quello” conclude sempre il consigliere Spina. Per la maggior parte dei colleghi, però, le intercettazioni non sono ritenute “univoche” e, del resto, solo i membri della I Commissione le hanno potute esaminare perché non sono allegate al fascicolo degli altri membri del Plenum.

A dare la risposta più centrata alla domanda iniziale posta con enfasi dal consigliere Cascini, ci pensa, con pari vigore, il consigliere Piercamillo Davigo (Autonomia e Indipendenza), leggendo in aula l’ultimo comma dell’articolo 2  del Codice Etico approvato dall’Associazione nazionale magistrati: “Nelle relazioni sociali ed istituzionali il magistrato non utilizza la sua qualifica al fine di trarne vantaggi personali, di procurare vantaggi a sé o ad altre persone, si astiene da ogni forma di intervento che possa indebitamente incidere sull’amministrazione della giustizia ovvero sulla posizione professionale propria o altrui”. E allora me la faccio io una domanda: può un magistrato, richiesto da un amico, proporsi di parlare con l’avvocato di questo suo amico? Io credo proprio di no. Tanto più se lo conosce, perché vuol dire che l’avvocato con cui parla sa che lui è un magistrato. Io non credo che questo sia lecito. Io mi sono sempre rifiutato. Qualche amico in giro mi ha chiesto: Ma non puoi parlare col mio avvocato? No, non posso parlare col tuo avvocato perché io faccio il magistrato”.

 

 

 

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