Graziato di nuovo. Il Re del Gennargentu Graziano Mesina scarcerato per decorrenza dei termini.

di Giuseppe Palmieri

Decorrenza dei termini, ancora una volta per Graziano Mesina. Le porte del carcere di Badu ‘e Carrus si trasformano in porte girevoli, fuori, dentro, fuori, dentro, per una vita. Ed ora nuovamente fuori a causa dell’errore di un inquirente che non ha depositato nei tempi giusti le motivazioni della sua ultima condanna a 30 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzato al traffico internazionale di droga, facendo così decadere la misura cautelare. Sicuramente un caso “stranissimo” di corto circuito giudiziario su cui qualcuno dovrebbe prendersi la briga di indagare.

“La libertà è bella” è stata la prima dichiarazione del 78 enne Grazianeddu appena tornato nel paese natale Orgosolo ,dove dovrà risiedere con obbligo di firma e divieto di uscire nelle ore notturne, “ma ora dovrò aspettare la Cassazione” ha aggiunto. Che potrebbe anche decidere di farlo tornare sotto chiave. Eventualità improbabile.  “Dal giorno del suo arresto nel giugno del 2013 ad oggi, sono sei anni esatti e Graziano Mesina è ancora in attesa di giudizio – ha dichiarato il suo legale, Maria Luisa Venier – Deve uscire dal carcere per decorrenza dei termini della custodia cautelare. La legge dice che un cittadino in Italia non può essere detenuto più di sei anni in condizione di misura cautelare. Mesina è ancora in attesa di giudizio. La sentenza della Corte d’appello di Cagliari con le motivazioni non è stata ancora depositata. Per cui la Corte d’appello ha disposto la scarcerazione. Ora resta libero fino alla sentenza definitiva della Cassazione”

L’ex Primula Rossa del banditismo Sardo, il “Re del Gennargentu” Graziano Mesina tra evasioni ( 22 di cui 10 riuscite), una Grazia Presidenziale concessa nel 2004 da Azeglio Ciampi, permessi e permessi speciali è riuscito a “dilazionare” i circa 50 anni di carcere che avrebbe dovuto scontare per la somma di tutte le condanne ricevute. Dai numerosi sequestri di persona ai tentati omicidi, dai traffici di armi e droga e via discorrendo fino all’ultimo, fortuito. incidente giudiziario che potrebbe regalargli la definitiva libertà nonostante l’ultima condanna a 30 anni per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di droga del 2018.

f_a7e91f1a42Una vita nel crimine tra realtà e leggenda hanno reso Graziano Mesina un personaggio nazional popolare conosciuto a tutte le latitudini e capace di ispirare persino film documentari sull’indipendentismo sardo come “Pelle di Bandito” di Piero Livi o “Barbagia Società del Malessere” di Carlo Lizzani con Terence Hill e anche canzoni di successo come “Canzone per un’amica” di Francesco Guccini e “Bandidos” dei Tazenda. Inoltre, la figura di Graziano Mesina riscosse l’apprezzamento dell’opinione pubblica grazie al suo ruolo di mediatore durante la controversa liberazione di Farouk Kassam rapito da altre banditi sardi.

Chi nasce tondo non muore quadrato. L’inefficienza della Giustizia secondo l’Unione Sarda

“Le vitelle non sono tanto grasse… Le pecore non sono arrivate… Il fieno è di pessima qualità” Dopo la Grazia concessa del Presidente Ciampi, Grazianeddu avrebbe potuto rifarsi una vita, ma come dice il proverbio chi nasce tondo non può morire quadrato, infatti i Carabinieri che avevano inserito dei microfoni sulla sua Porsche Cayenne lo intercettarono mentre comandava il traffico di cocaina,eroina e marijuana nel giugno del 2013 e lo riportarono nuovamente in carcere. E’ la storia di Graziano Mesina, non diversa da quella di tanti pezzi da 90 della criminalità che ad un certo punto della vita hanno avuto l’occasione di redenzione e non l’hanno carpita al volo, malviventi che “stranamente” ottengono il perdono dallo Stato e lo utilizzano come volano per nuove imprese fuori legge.  Ma Il punto è un altro, la domanda (retorica) è:  perché il processo non si è concluso nei tempi previsti?

A scriverne è Maria Francesca Chiappe direttrice de L’Unione Sarda, probabilmente la massima esperta di banditismo sardo che induce ad una riflessione attualissima e sconcertante al tempo stesso.

“Mesina non è un imputato qualunque ma il simbolo della criminalità barbaricina. Che oggi, sì, è diversa ma di recente ha voluto dare un segno bruciando la macchina di un carabiniere a poche ore dall’apertura della nuova caserma di Orgosolo, presidio dello Stato in un territorio che vuole prendere le distanze dal passato. Certo, se l’uomo cambia non può essere sempre sovrapposto al simbolo. Ma non è questo il caso: Mesina è tornato in libertà diverse volte e sempre ha commesso nuovi reati, da condannato graziato ha perfino trafficato in droga. E attenzione a distinguere fra stupefacenti, sequestri e omicidi: la mattanza di una settimana fa a Cagliari, un vecchietto ammazzato nel sonno e un altro sopravvissuto per caso, è figlia della droga.”

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