Mafie straniere/ Arresti e sequestri da Firenze a Prato. Albanesi e cinesi nel mirino di Dia e Carabinieri

Fermato traffico di stupefacenti dall’Albania, cinque arresti

E’ in corso un’operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Firenze, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia del capoluogo
toscano, nei confronti di un’associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Cinque i soggetti destinatari di provvedimenti di custodia cautelare emessi dal Gip del Tribunale di Firenze (4 albanesi e 1 italiano), nelle province di Firenze, Siena, Brindisi e in Albania (Valona).

Le indagini hanno permesso di individuare un gruppo criminale organizzato, composto prevalentemente da soggetti di nazionalità albanese, dedito all’importazione, al trasporto e alla distribuzione di ingenti quantitativi di marijuana. Lo stupefacente, trasportato a bordo di imbarcazioni dall’Albania sulle coste pugliesi, veniva inviato, in un flusso costante, alle principali piazze di smercio italiane. Nel corso dell’attività investigativa è stata sequestrata circa mezza tonnellata di marijuana.

La Dia sequestra  a imprenditore cinese di 1,5 milioni di euro

La DIA di Firenze ha eseguito un decreto di confisca di beni, emesso dal Tribunale di Prato, per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, nei confronti dell’imprenditore tessile cinese Yunwu Cai, trentottenne nato nello Zhejiang, residente a Carmignano (PO) ma di fatto abitante ed operante a Prato.
Gravato da numerosi precedenti penali, risulta condannato nel 2004 dalla Corte d’Appello di Firenze per aver favorito l’immigrazione illegale, essendosi adoperato per agevolare l’ingresso nel territorio italiano di numerosi cittadini cinesi attraverso meccanismi fraudolenti, e nel 2012 dal Tribunale di Prato per aver gestito il gioco d’azzardo all’interno di vari capannoni industriali, nonche’ presso la sede legale della
propria azienda tessile. E’ stato, inoltre, indagato e arrestato nel 2012, per aver importato merce di contrabbando mediante l’interposizione fittizia di imprese considerate  “cartiere”.
Il provvedimento odierno – si legge in una nota – ha confermato l’attivita’ di sequestro effettuata nel 2017, scaturita su proposta del Direttore della DIA, che aveva permesso di accertare come il suo patrimonio (ritenuto frutto di attivita’ delittuose) e il suo tenore di vita fossero sproporzionati rispetto agli esigui redditi dichiarati da lui (per molti anni d’imposta anche pari a zero), nonche’ dal suo nucleo familiare. Il Tribunale, accogliendo quindi pienamente l’impianto accusatorio formulato dalla DIA, ha disposto la confisca di una villa di proprieta’ dell’imprenditore a Prato in localita’ Tavola, di tre autovetture, nonche’ di quote riferite a due societa’, di numerosi conti bancari e di altre disponibilita’
finanziarie.

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