Roma/ Cade l’accusa di omicidio per il clan Cordaro. Otto condanne e tre assoluzioni per i “padroni di casa”di Tor Bella Monaca

Dopo oltre dodici ore di camera di consiglio, la Corte d’assise di Roma intorno alla mezzanotte scorsa ha emesso la sentenza per la maxi inchiesta che nel 2016
portò gli investigatori a far luce su quello che è stato definito il “clan Cordaro” e sulle sue attività  criminose, compresa l’accusa di aver commesso un omicidio e alcuni tentati
omicidi.

All’esito della camera di consiglio, sono state emesse otto condanne e tre assoluzioni, con la sorpresa di una complessa sentenza che ha in sostanza circoscritto l’ipotesi accusatoria per i fatti più gravi mandando assolti gli imputati accusati di omicidio (con la formula “per non aver commesso il fatto”) e riconducendo in lesioni personali le imputazioni di tentato omicidio. Una maxi inchiesta quella giunta alla definizione
processuale di primo grado. Trentasette arresti e diversi processi nati come stralci del filone principale sono gli stati gli esiti. Quello di ieri era lo ’spaccato’ delle imputazioni
che riguardavano i fatti delittuosi più importanti (un omicidio, tre tentati omicidi, una serie di lesioni personali, danneggiamenti e tentate violenze private, una estorsione).

In particolare, Silvio Lumicisi è stato condannato a 4 anni di reclusione (assolto da accusa di omicidio), Mirko Allocca a 2 anni e un mese, Salvatore Cordaro a 2 anni (assolto da omicidio), Roberto Cordaro a 3 anni, Emilia Cordaro a un anno, Marco Vellucci a 4 anni, Giuseppe Cordaro a 4 anni (assolto da omicidio) e Mauro Rosalba a 3 anni e mezzo.
Assolti invece Valentino Iuliano (da omicidio e tentato omicidio), Antonello Petrini e Marjorie Tondo; per alcuni degli imputati sono state anche disposte assoluzioni parziali, per singoli capi d’imputazione.

I reati per i quali sono intervenute le condanne andavano dalla ricettazione alla detenzione di armi, dalle lesioni personali aggravate ai danneggiamenti, dalle
percosse alle estorsioni. Solo ad alcuni è stata riconosciuta la specifica aggravante connessa all’attività  mafiosa.
L’articolata attività investigativa compiuta portò a raccogliere numerosi elementi, secondo l’accusa comprovanti l’esistenza di un sodalizio criminoso riconducibile alla
famiglia Cordaro, con centro operativo nel quartiere romano di Tor Bella Monaca e impegnato in un crescendo di attività criminali. Tra questi ultimi, il dibattimento si è interessato del ferimento di Simone Bonti e Giordano Fabi (secondo l’accusa, colpiti erroneamente nel marzo 2013 per vendicare un’aggressione a Giuseppe Cordaro), dell’omicidio di Salvatore D’Agostino, commesso nel novembre 2015 nel quartiere Giardinetti (il movente per l’accusa sarebbe un’aggressione subita in carcere da Iuliano
per mano della vittima).

E ancora il pestaggio e accoltellamento di Piero Trapasso (luglio 2014); la ritorsione contro la famiglia Fozzi (dicembre 2014); il pestaggio e l’estorsione ad Alessio Campanella (maggio 2015); la gambizzazione di Giancarlo Tei (maggio 2015). Poi, un traffico di stupefacenti, ritrovamento di armi, riciclaggio di denaro (anche per
l’acquisizione di una squadra di calcio e di numerosi locali).

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