La replica di Maurizio Dianese:”Sono colpevole di giornalismo”

di Redazione

Ricevo e pubblico la replica di Maurizio Dianese. I suoi toni non li commento, come non commento le sue invettive. Risponderò punto per punto in un articolo, pubblicherò tutto ciò che servirà per far capire questa querelle durata anche troppo. Sembrerà una battaglia per “addetti ai lavori”, ma non è così. E’ tempo di mettere tutte le carte in tavola. E ognuno si prenda le proprie responsabilità sociali di come fa “antimafia”. Una parola usata ed abusata, ritagliata e scarnificata dal suo senso più profondo da troppi “professionisti”. La verità è più importante della legge.

Alessandro Ambrosini

“Il sito “Notte criminale” mi chiama in causa a proposito di una mia intervista del 2011 al boss dei Casalesi di Eraclea Luciano Donadio, tornata di grande attualità dopo l’indagine e gli arresti della Dda di Venezia. Notte criminale apre la sua nota con un apprezzamento per la mia lunga e onorata carriera di cronista di nera. Ringrazio, anche se suppongo non sia manifestazione di sincera ammirazione. Tant’è che subito dopo Alessandro Ambrosini di Notte criminale mi critica aspramente partendo da un equivoco – per non dire di peggio – che rischia di generarne altri. Secondo l’accusa io avrei cioè fatto revisionare l’intervista all’avvocato di Donadio e quindi allo stesso Donadio, consentendogli così di presentarsi come un integerrimo cittadino. Non è così.

Ma cominciamo con il dire che l’intervista è del 2011 quando effettivamente Donadio era uno stimato imprenditore di Eraclea che aveva patteggiato 1 anno e 8 mesi di reclusione per usura e che, dunque, avrebbe avuto tutto il diritto di presentarsi come un cittadino che ha sbagliato ed ha pagato il suo debito con la giustizia. Ebbene, nell’intervista “incriminata” si indica invece espressamente e più di una volta Donadio come il capo del clan dei Casalesi a Eraclea. Lui si difende negando, ovviamente, ma questo significa che i lettori non capiscono e che l’intervista è favorevole a Donadio?  Bè, Graziano Teso, ex sindaco di Eraclea ed attuale indagato nel procedimento della Dda, guarda caso aveva presentato subito un esposto contro il sottoscritto perchè, leggendo quell’intervista, secondo Teso il lettore sarebbe stato indotto a pensare “che il paese di Eraclea sia ormai sotto il controllo della camorra e che mettere piede ad Eraclea sarebbe come metterlo a Casal di Principe” . Così Teso dimostrava di aver capito bene come l’obiettivo di quell’intervista a Luciano Donadio – effettuata, è bene ripeterlo, ben 8 anni prima dell’arresto dei Casalesi – avesse raggiunto l’obiettivo di mettere in guardia gli abitanti di Eraclea visto che, di fatto, Donadio veniva additato come un capoclan in un periodo storico nel quale era azzardato anche solo proporre l’accostamento tra Donadio e i Casalesi.

Oggi tutti sono capaci di scrivere dei Casalesi insediati ad Eraclea così come in tanti hanno scritto del bandito Felice Maniero dopo il suo pentimento. Ringrazio Notte criminale che mi rende merito di aver scritto per primo e migliaia di volte, sia di Maniero che di Donadio, seguito a ruota da tanti, ma solo dopo, quando non si rischiava più nulla. Comunque il punto non è questo. Se Alessandro Ambrosini di Notte criminale avesse letto e compreso le carte di cui è in possesso avrebbe scoperto facilmente che l’Informativa della Finanza da lui citata richiama il contenuto di una intercettazione della Squadra Mobile ma ne fa un riassunto, come dire?, un po’ tirato via. Si legge infatti nell’Informativa: “Al fine di giovare all’immagine di Donadio, l’avv. Marin lo invita a rilasciare un’intervista al giornalista del Gazzettino Dianese Maurizio. Quest’ultimo, prima di procedere alla pubblicazione dell’articolo lo avrebbe posto in visione all’avv.Marin che, a sua volta, lo avrebbe girato al Donadio.” L’uso del condizionale lascia presupporre chissà quali trame, mentre è ovvio che una intervista – chiesta più volte e poi e ottenuta dal sottoscritto e non da Donadio, attraverso il suo avvocato – debba per forza di cose essere sottoposta all’attenzione del legale che ha fatto da tramite. Questo avviene sempre e per ovvi motivi di tutela dell’intervistato che ha il diritto di precisare il SUO pensiero. Che poi il legale decida di farla leggere al cliente, è cosa che non riguarda il giornalista. Ma la scarsa per non dire nulla conoscenza dei meccanismi dell’informazione fa supporre al Finanziere estensore dell’Informativa che Donadio abbia di fatto scritto di suo pugno l’intervista. Tant’è che, si legge sempre in quella Informativa, “il giorno seguente (alla pubblicazione dell’intervista sul Gazzettino) il Donadio invita l’avv. Marin a ringraziare il giornalista (Dianese Maurizio ndr) in quanto è stato fedele nel pubblicare quanto voluto dallo stesso Donadio senza alcuna modifica”.

Peccato che l’Informativa 11.11.2013 faccia riferimento come abbiamo detto ai brogliacci delle intercettazioni effettuate dalle Squadra Mobile di Venezia, che sono di tutt’altro tenore. E infatti al numero 37828 del brogliaccio del 23/04/2011, si legge: “Donadio/Avv. Marin: Donadio la invita a ringraziare il giornalista perchè è stato fedele nel pubblicare quanto da lui dichiarato senza alcuna modifica.”

Ora “fedele nel pubblicare quanto da lui dichiarato” è decisamente diverso da “fedele nel pubblicare quanto voluto dallo stesso Donadio senza alcuna modifica”. Nel primo caso infatti si intende che il sottoscritto ha riportato fedelmente le dichiarazioni di Donadio, mentre nel secondo caso si dice espressamente che l’intervista è stata di fatto scritta da Donadio e il sottoscritto si è limitato a firmarla. Ecco, Notte criminale, facendo finta di fare grande giornalismo d’inchiesta, intorbida invece le acque credendo di gettare fango sul sottoscritto quando invece andava detto che l’intervista a Donadio arrivava prima e dopo decine di articoli che raccontavano l’insediamento dei Casalesi ad Eraclea e anni prima che scattassero gli arresti. Non solo, andava precisato che anche in altri passaggi l’Informativa della Finanza è perlomeno imprecisa quando riassume i brogliacci delle intercettazioni della Mobile. Non solo, andava espressamente indicato che Donadio non aveva toccato l’impianto dell’intervista che infatti parlava di Gomorra a Eraclea e di clan dei Casalesi capeggiato da Donadio. Dunque rivendico al sottoscritto il merito di aver scritto per primo dei Casalesi in Veneto Orientale e mi rammarico del fatto che Ambrosini non solo non capisca che il giornalismo civile è esattamente questo e cioè raccontare, rischiando, per mettere in guardia la popolazione, ma che addirittura si arroghi il diritto di accusare qualcuno che, per l’appunto, può portare nero su bianco le prove della sua integrità e della sua correttezza nella lotta alla mafia – o Ambrosini pensa di combatterla cercando di gettare fango su chi per anni ha scritto di mafia e di camorra, di mafia del Brenta e di ‘ndrangheta mentre qualcun altro si limitava a copiare gli articoli? Io rivendico il merito di aver tenuto per 10 anni un faro acceso su Eraclea e San Donà, su Chioggia e sulla Riviera del Brenta, su Portogruaro e su Caorle. E sempre ben prima delle inchieste giudiziarie. Sulla questione, poi, se sia opportuno o meno intervistare i malavitosi, non mi resta che proporre per Ambrosini una cattedra alla scuola di giornalismo cosicchè possa insegnare a tutti come si fa giornalismo d’inchiesta aspettando le inchieste degli altri.

A chi fosse interessato ad approfondire nel dettaglio la questione, Notte Criminale potrebbe pubblicare sul suo sito copia dell’Informativa 11.11.2013 P.G.; i brogliacci della Squadra Mobile; la rassegna degli articoli pubblicati dal sottoscritto su Eraclea e il Veneto Orientale sul Gazzettino; e la fotocopia dell’intervista “incriminata” a Donadio così che ognuno possa farsi un’idea. “

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