Intervista a Gianluca Ius: “Carminati già rinnegato ma se “il Re” parla cade metà Governo”

di Beatrice Nencha

Il nome di Gianluca Ius forse a qualcuno non dirà molto, ma il suo numero di cellulare – “un regalo di Tronchetti Provera, che me lo ha personalizzato con la data del mio compleanno” – è stato per oltre un decennio nelle rubriche telefoniche dell’Italia che conta. Lo hanno avuto, e chiamato, tantissimi politici, imprenditori, banchieri, vescovi e prelati, colletti bianchi e camicie nere. Niente male per un giovane classe 1975 che, a meno di trent’anni, era già di casa nelle segreterie politiche e nelle stanze felpate dei ministeri. Acquisendo esperienze e biglietti da visita dentro colossi industriali come Finmeccanica, Telecom, Alitalia. E che ha movimentato milioni di euro, “nemmeno io so dire quanti”, che per i magistrati romani sono il sistematico frutto di bancarotte, truffe, riciclaggio, sovraffatturazioni, compiute ai massimi livelli.

Non si può pienamente comprendere – e forse non sarebbe nemmeno nato – il maxi-processo al “Mondo di Mezzo” se non si riparte da qui. Dal giro di mazzette e fondi illeciti creati attraverso la galassia societaria legata a Finmeccanica. Centro di potere dove per anni, lo scandalo scoppia a febbraio 2010, si sono pericolosamente intrecciate Politica, Intelligence e Imprenditoria. Non tutti, specie ad alto livello, hanno pagato: “C’era chi riceveva borsoni di soldi dentro le sacche del calcetto e chi, più avvedutamente, ha mandato avanti dei prestanome.” Per questa e altre vicende Ius è stato arrestato, due volte, e condannato in primo grado a sei anni per concorso in bancarotta e fatture false nel processo Arc Trade: “Ma non ero io il dominus, io ero soltanto un consulente” è la sua difesa.

Carminati 1Oggi è tornato a lavorare nei suoi uffici e ci racconta la sua ascesa spericolata nel mondo politico e del capitalismo rampante. Tra i salotti e i circoli romani, gli ambienti della Curia e l’ideologia di destra che lo ha legato a quello che considera il suo “maestro”: Massimo Carminati.

La sua prima società la costituisce a 28 anni grazie alla fiducia riposta in lui da Altero Matteoli, militante del Msi e senatore di Forza Italia, nelle cui stanze al ministero Ius era di casa. Mentre ad avviarlo alla politica che conta, nel 1996 quando entra nella sua segreteria, è un altro “dominus” del centrodestra: l’avvocato Cesare Previti. Potente coordinatore di Forza Italia, ministro della Difesa e a lungo braccio destro di Silvio Berlusconi, poi condannato per corruzione nel processo Imi-Sir e Lodo Mondadori. Nel suo studio sempre affollato, Ius ha assistito, e forse agevolato, la nascita di tante carriere politiche. Il legame tra il Mondo di Sopra e l’uomo che lui chiama ancora oggi “il Re”, ovvero Carminati, ha un filo rosso che parte da qui.

Ius, metà Roma, quella delle banche e dei palazzi del potere, la conosce. Ma tutta Roma conosce Massimo Carminati. Come vi incontrate?

Preferisco non dirlo perché in questi anni c’è stato un attacco ininterrotto della Procura contro di lui. Massimo conosce una marea di gente. ma questo non significa che perché è conosciuto da tutti a Roma, abbia fatto affari o intrecciato legami con chiunque parli di lui. Tutti si rivolgevano a Carminati perché è un riferimento importante. Anche Salvatore Buzzi cerca Carminati quando vengono meno i suoi referenti istituzionali al Comune di Roma e gli serve un “interlocutore privilegiato” per farsi accreditare col nuovo sindaco, Gianni Alemanno.

2018-07-05_101818Insieme, però, Buzzi e Carminati costituiscono un’associazione criminale per lucrare sugli appalti della Pubblica amministrazione. Questo dicono le due sentenze del processo Mafia capitale, al di là di chi si presenta a chi..

A me sembra che la condizione in cui versa Massimo oggi sia esagerata. Pignatone, che ovunque è andato ha ottenuto importantissimi risultati professionali, è arrivato nella capitale con l’intento di fare lo sceriffo. Ma Roma ha le sue regole e ha il suo sistema., che è lontano anni luce da quello che Pignatone ha conosciuto. La mafia opera in un certo modo, la ‘ndrangheta in un altro. Roma opera in maniera eclettica: prende un po’ dalla mafia, un po’ dalla camorra,  un po’ dalla ‘ndrangheta, un po’ dalla politica..

Un po’ dalla vecchia Banda della Magliana..

Esatto.  Ma alla luce delle carte, la Banda della Magliana cos’è se non una commistione di tutte queste cose messe insieme? Servizi deviati, quindi lo Stato, Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, saldati tutti insieme per il controllo del territorio. Oggi, invece, ci sono singole persone che curano i propri interessi. E l’ha dimostrato anche la storia di Massimo.

La storia di Carminati evoca anche legami indicibili. Quello con il Vaticano, per esempio, si dice risalga ai tempi della Magliana e dei soldi investiti e non restituiti alla mafia dallo Ior, è corretto?

Il Vaticano c’entra dai tempi della Banda e del rapimento della Orlandi. Ma i contatti col Vaticano, all’epoca, può darsi che non li tenesse Carminati ma Enrico De Pedis, per esempio.

sanpietro3C’è ancora qualche legame tra il Vaticano e le vicende di Mafia Capitale?

Il Vaticano è sempre entrato nelle vicende della politica e degli affari italiani, in particolare nelle vicende di Roma, per tanti anni e fino a un certo periodo. Almeno fino all’elezione di Papa Francesco. Con le dimissioni di Berlusconi nel 2011, un’intera classe dirigente italiana è stata spazzata via. E anche in Vaticano c’è stato un grossissimo cambiamento e una pulizia generale. A partire da personaggi storici come il cardinale segretario di Stato di Papa Wojtyla e di Benedetto XVI Angelo Sodano, una sorta di Gianni Letta del Vaticano, e monsignor Piero Pioppo, il primo delegato allo Ior e già segretario particolare di Sodano, che prese in mano l’istituto dopo la gestione dell’arcivescovo Marcinkus.

Lei è mai stato ricevuto da qualcuno delle alte gerarchie ecclesiastiche?

Ho avuto amicizie importanti e facevo parte di un circolo, conoscevo tutti. Anche Luigi Lausi (il liquidatore della “Marco Polo spa”, che intercettato diceva: “Non ti preoccupà, Buzzi so’ chi c’ha dietro, poi ce parlo io”, ndr), il curatore di molte aziende sequestrate per conto della Procura di Roma, che “per combinazione” faceva parte, come me, del Circolo San Pietro in Vaticano.

Carminati aveva in mano anche le famose carte della rapina al Caveau di piazzale Clodio. Quanto valgono oggi quei dossier?

Dalla pubblicazione dei nomi degli intestatari delle cassette di sicurezza del Caveau si evince che riguardavano le persone che allora gestivano questo Paese. Se questo teorema è corretto, con quelle carte tenevi in mano il Paese. Oggi quei dossier potrebbero essere in parte scaduti, anche per motivi generazionali.

In Mafia capitale entrano anche i contatti con i Servizi segreti e i rapporti con i magistrati? E’ inquietante che l’indagine fosse stata anticipata a Carminati in modo così dettagliato..

Se parliamo dei Servizi, nel periodo pieno delle indagini di Mafia Capitale, quindi fino al governo Berlusconi, i rapporti con i Servizi erano totali. Dopo Berlusconi, prima più tiepidamente col governo Monti e in seguito in maniera massiccia col governo Renzi, che fa piazza pulita di tutti i vertici collocando i propri referenti, sono cambiati tutti gli assetti. E’ ovvio che qualche informazione potrebbe essere circolata anche dopo il cambio ai vertici dell’intelligence, ma si tratta di singoli referenti.

Mentre ci sono stati contatti con dei magistrati?

C’erano anche magistrati, è chiaro.

La Procura l’ha accusata di gestire il famoso “tesoro” di circa 100 milioni di euro del Nero, mai recuperato e forse al sicuro in qualche conto estero

Non hanno trovato le prove concrete per affermare che sono io il “cassiere” di Carminati e per questo, contro di me, si sono accaniti dispiegando tutti i loro poteri.

Però lei ha affermato che chi può movimentare oggi questi soldi sta fermo: per precauzione o perché è impossibilitato a movimentarli?

Sta fermo per ovvi motivi. Se avessi io questo tesoro, certamente non lo toccherei. A volte devi fare una scelta e rinunciare a qualcosa, a volte ti devi muovere in maniera oculata. E comunque non si parla di cento milioni, la cifra non è tonda.

Lei oggi vuole riabilitarsi come imprenditore, tuttavia non prende mai le distanze da Carminati

Non sta a me giudicarlo. Perché dovrei rinnegare la conoscenza di una persona e la condivisione di ideali e rapporti, economici e non? C’è una caccia alle streghe da parecchio tempo. Io rispetto il lavoro dei magistrati ma da parte loro c’è stato un atteggiamento intimidatorio. Questo spiega perché qualcuno ha parlato, e poi ritrattato.

Tra chi si è smarcato include l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno?

No,  Alemanno ha avuto almeno il buon senso di sparire. Anche se è una persona che a noi dovrebbe molto. Nella destra ci sono poche regole: Massimo le aveva estremizzate, al processo, nei tre comandamenti.

Quali sono questi tre comandamenti, a proposito?

Il principale è il rispetto. Che significa non parlare della persona con cui hai avuto rapporti o con cui hai fatto affari e tra noi di destra è molto sentito. Anche se poi abbiamo visto, con l’omicidio Fanella che nasce proprio in casa della destra, che alcuni personaggi non lo meritano. E infatti Massimo, con alcune persone tra cui Alemanno, ce l’aveva a morte perché non sono persone di rispetto.

finmeccanica-bilancio-2013-600x383-480x306Lei accusa Iannilli di aver violato questo “comandamento” e di aver causato una serie di arresti, tra cui il suo e quello di Carminati, su quali basi?

Perché nel processo Finmeccanica, Marco  Iannilli dice ai magistrati una serie di cose sballate, tipo che io prendevo una percentuale del 3% su ogni affare che facevo per Carminati. Cose che poteva sapere solo lui, forse apprese per sentito dire, perché quella percentuale, se fosse esistita, sarebbe stata ridicola rispetto al rischio a cui mi sarei esposto. E se avessero trovato i riscontri, oggi sarei anche io al 41 bis. Non a caso in Mafia capitale io vengo archiviato, dopo 4 anni di indagini serratissime, perché gli inquirenti non trovano alcun riscontro a questo teorema.

Mentre lei ha ripreso a lavorare, Carminati dovrà scontare 14 anni in attesa dell’ultimo pronunciamento, quello della Cassazione. Roma è anche una città che non ammette “re” dimezzati e Maurizio Abbatino, intervistato dalla giornalista Raffaella Fanelli, afferma che nella capitale c’è già “chi vuole fargli le scarpe”

Lo so perfettamente. Tutti hanno girato le spalle e rinnegato Massimo, anche nell’ambito della destra stessa. Anche ex Nar, suoi amici storici. E anche politici, che si dovrebbero vergognare per quello che hanno fatto e che hanno rapporti ben peggiori di quelli di Carminati. Ma chi gestisce oggi Roma porta grande rispetto a Massimo. E c’è molto da dire, ancora, su vicende rimaste ai margini, sia di Finmeccanica che di Mafia Capitale.

Se Carminati decidesse di parlare, secondo lei cosa accadrebbe?

Cadrebbe metà parte politica, compresa la Lega che oggi è quella che si è presa più transfughi di Forza Italia, che erano le “rimanenze” della vecchia politica. In “Suburra” mi ha colpito quella scena di Favino, che corre dall’onorevole implorando “Presidente, non si dimetta che ci massacrano!”. Per noi, è andata assolutamente così.

(FINE PRIMA PARTE)

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