Editoriale/ La “primavera veneta” non profuma di rivoluzione

di Alessandro Ambrosini

Marzo si avvicina e le giornate si allungano. La primavera spinge forte anche in Veneto, e non solo a livello atmosferico. Quello che stiamo assistendo in questi giorni nella parte nord-est del Paese è inusuale. Arresti con brand criminali pesanti riempiono le pagine dei giornali. ‘Ndrangheta e camorra sembrano essere di casa in Veneto, sembra che ci siano da 20/30 anni. Senza discontinuità. Un segnale importante questa “scoperta”. Una notizia clamorosa per molti versi e che, può stupire solo le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. Scimmiette a cui sembrava impossibile tutto ciò. O che nel migliore dei casi l’ha solo sospettato ma mai detto chiaramente. In questa “primavera rivoluzionaria veneta”, non è certo il popolo a uscirne bene. E’ lo Stato, o una parte di esso che ha deciso che il silenzio su certi argomenti andava tolto a far la parte del leone. Il popolo veneto, ne esce nel migliore dei casi, con l’immagine di quello che “non sapeva, non immaginava, non pensava”. Ingenuità vera o di facciata visto che, come si è visto nelle due operazioni contro ‘ndrangheta e camorra, proprio dei veneti sono stati mandanti, fruitori, complici di azioni criminali a vario livello. Sono stati livelli bancari, istituzionali, professionali a porsi come “società di servizio” a disposizione del crimine organizzato. Non come inconsapevoli “servitori goldoniani” ma come coscienti calcolatori per generare profitti o per recuperare crediti.

L’inchiesta di oggi, come affermato dal procuratore nazionale antimafia De Raho, era in una fase di stallo da anni. Le prime informative sono addirittura datate 1996. Vent’anni di lavoro sottotraccia. Probabilmente fermato più volte e più volte ripreso per qualche misterioso motivo. Un motivo che trova poche giustificazioni vista la gravità delle infiltrazioni a cui stiamo assistendo. Chi e cosa ha rallentato oltremodo queste inchieste non lo si saprà mai, misteri nascosti nelle stanze della procura veneta e in qualche palazzo romano. Non si riesce a dare una risposta diversa, visti i risultati e visto gli anni che ci sono voluti per “andare a dama”.

La preoccupazione che si legge dai titoli dei giornali oggi è una preoccupazione giusta. Ma che nasconde proprio la connivenza che esiste e che esisteva tra i mondi criminali e la cittadinanza veneta. Che non è più immune o lontana da una certa “mala”. Non è più intimorita dalle ripercussioni che potrebbero esserci nel rapportarsi con criminali assodati. Cosa ha abbattuto questo “pudore onesto”? La crisi economica e bancaria veneta, l’assenza di investigazioni mirate a svelare questa epidemia, il baratro giudiziario che intercorre tra una denuncia e una sentenza in termini di tempistiche? Forse di tutto un po’, forse il popolo del “lavora e tasi (taci)” ha esteso il silenzio su questi personaggi che come il tarantiniano Mr.Wolf, “risolvono problemi”. Come, non importa. A quale prezzo, nemmeno. Quello che conta è il risultato, grande pragmatismo veneto.

Poi un giorno ti svegli e tutto quello che sembrava bello e buono si tinge di nero. Prende i colori della realtà malata in cui si vive. E scopri ad Eraclea voti di scambio come a Casal di Principe, estorsioni come a Napoli, Roma, Palermo. E non sai come possa essere possibile. Noi che da veneti abbiamo sempre criticato il sud, dove si comprano i voti con ricariche telefoniche e telefonini, scoprendo che qui il costo di un centinaio di voti vale appalti, lavori pilotati, forniture.

Un brutto risveglio, anche se i primi fiori sbocciano. Non è una “primavera araba”, che disegnavano come rivoluzionaria. E’ una “primavera veneta”, che con il suo vento sibilante tra le manette che si chiudono, ci parla di una storia che non conosciamo o che non abbiamo voluto riconoscere nei suoi segnali. Nelle sue evidenze di avvocati, commercialisti e funzionari di banca troppo “sopra le righe”. In un silenzio politico-istituzionale ancora troppo forte. Oggi sembra che la politica veneta, nel suo “garantismo di facciata”, preferisca tacere. Preferisca far passare i giorni senza dare un segnale. Senza prendere una posizione se non nelle sue figure più rappresentative come il Governatore del Veneto o del sindaco di Venezia. L’ennesimo errore di chi pensa che a casa propria non possa succedere niente, mai.

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