Roma/ Agguato alla Magliana. I cannoni rifanno bang. Boss sparato in testa davanti all’asilo

di Redazione

“ANFAME A PEZZODEMMERDA!” eppoi BOOM BOOM BOOM BOOM.

Tre o Quattro spari, al corpo e in testa (e uno sulla compagna). Da queste parti, alla Magliana,  il rumore della marmitta di un  T-Max ,  può anche essere un brutto segnale specialmente se sei uno che non ha mai la coscienza a posto perché da sempre frequenti brutti giri.  Deve essere andata più o meno così questa mattina in via Castiglion Fibocchi quando Andrea Gioacchini, pregiudicato romano, è stato raggiunto da un sicario a bordo di uno scooter che gli ha sparato in testa mentre tentava di risalire a bordo della sua Yaris come se, colto alla sprovvista, non avesse fatto in tempo ad allontanarsi.  Dopo la serie di colpi, la fuga rapida nel traffico fino a far perdere le tracce. Un azione da professionisti sembrerebbe se non fosse che la “casciarata” è avvenuta proprio davanti ai cancelli di un asilo nido, luogo decisamente inappropriato per sparare a qualcuno vuoi per la i tanti testimoni, vuoi per la probabile presenza di telecamere, e soprattutto per il rischio di colpire un bambino. Anche le due vittime infatti avevano appena lasciato i propri figli all’interno dell’asilo Mais e Girasole quando sono stati raggiunti dal killer che, evidentemente, li aveva seguiti e li stava aspettando.

Fatto sta che alle 8:50 di questa mattina, riverso sull’asfalto gelato del quartiere Magliana era steso il corpo agonizzante di Andrea Gioacchini, deceduto poi al San Camillo, mentre la compagna romena ferita all’inguine veniva trasportata in ospedale. Trentacinquenne, con un curriculum  criminale di spessore, noto alle Forze dell’Ordine per reati che spaziano dallo spaccio di droga, al possesso di armi, all’usura, Gioacchini era ancora sottoposto al regime di sorveglianza dopo l’ultima condanna che aveva patteggiato nel 2015 per l’estorsione ai danni di un imprenditore romano picchiato (gli avevano tagliato il cuoio capelluto per “fargli lo scalpo”) minacciato (“Se non paghi entro cinque giorni ti spariamo in testa”) e sequestrato nella villa di Tamara Pisnoli, ex moglie del capitano della Roma Daniele De Rossi,  figlia di un criminale ucciso proprio in quella zona e criminale di rango lei stessa definita “Una donna dall’indole violenta, con un’abitudine ai rapporti improntati alla sopraffazione e all’intimidazione” dai Magistrati che avevano indagato sulla caso dell’imprenditore rapito e torturato “Sai quanto ce metto io a fa ammazzà na persona? Niente!” si era vanta lei stessa in quell’occasione. Proprio come se fosse una puntata del Romanzo Criminale.

Ma questa non è  una fiction eppure, come in un film sulla mafia non ci sono testimoni, anche se la strada era trafficata a quell’ora e se molti hanno sentito il rumore degli spari, nessuno avrebbe notato quell’uomo in sella ad uno scooter col giubbotto nero e il casco integrale che ha fatto fuoco. Gli elicotteri della Polizia sono ancora in cielo e stanno sorvolando il quadrante Roma Sud, scandagliando i quartieri Magliana, Marconi, Ostiense, Garbatella decisi a trovare l’uomo in fuga, mentre a terra posti di blocco e forze dell’ordine ovunque decise a trovare qualcuno o qualcosa che possa indirizzare le indagini e consentire di chiudere prima possibile un caso talmente eclatante da risultare perfino fastidioso ai piani alti del Viminale (Saputa la notizia Salvini ha promesso 75 poliziotti in più nella città di Roma) . Imbarazzante perché la stagione degli spari nel quartiere Magliana non è finita, imbarazzante perché le bande criminali della Magliana non sono un capitolo chiuso nonostante la stagione degli arresti e delle condanne, poche e troppo lievi in verità, imbarazzante perché nonostante le campagne pubblicitarie delle agenzie immobiliari nessuno ci vive sicuro li dove devi stare attento anche a portare i bambini a ll’asilo.

Chi ha sparato ad Andrea Gioacchini e perché? Perché anche di fronte ad un asilo nido? Era impossibile tendergli un agguato altrove perché sapeva di essere in pericolo e prendeva precauzioni oppure chi gli ha sparato non ha valutato bene il luogo? O forse non si è trattato di un vero e proprio agguato organizzato, ma di un crimine d’impeto? L’inchiesta che lo ha visto coinvolto insieme alla Pisnoli non è l’unica storiaccia criminale in cui è spuntato il suo nome. Gioacchini è nel radar delle forze dell’ordine dall’inizio del duemila e secondo gli investigatori potrebbe avere tanti nemici, ma ciò che dovrebbe spaventare sono le modalità spavalde e spericolate dell’agguato.

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