Saviano intervista Maniero: il lungo spot

di Alessandro Ambrosini per Vicenza Today 16 novembre 2018

Gli ascolti hanno punito la scelta editoriale di Saviano nello scegliere Maniero come apripista del suo programma. Uno share dell’1,6% per un totale di 341.000 spettatori

C’era molta aspettativa intorno alla prima puntata della nuova stagione di King of crimes, programma dove Roberto Saviano intervista e racconta i boss mafiosi e la loro vita. Sulla poltrona, davanti allo scrittore e giornalista napoletano, un nome che rappresenta la prima organizzazione mafiosa nata e gestita nel nord-Italia: Felice Maniero, il boss della Mala o per meglio dire della mafia del Brenta. Quasi due ore per raccontare sprazzi di storia, aneddoti a tinte noir. Permettendo anche all’ex boss di ridisegnare la sua figura: da pluriomicida, mafioso e narcotrafficante a cittadino impegnato. Per chi conosce un po’ la storia della Mala del Brenta e del suo capo, ciò che ha visto l’altra sera è stato qualcosa di anomalo, di costruito, tassello per tassello. Non è stata un’intervista ma l’ennesimo step di un percorso che sembra porti alla creazione di un personaggio spendibile socialmente e anche politicamente.

Il canovaccio

Con il volto oscurato, le scarpe griffate e la sua voce originale, Felice Maniero ha parlato dalla sua infanzia ai giorni nostri, scegliendo accuratamente, episodio per episodio ciò che poteva essere per lui, propedeutico ai suoi interessi. È evidente soprattutto per i pochi che sono riusciti a leggere la sua autobiografia, “Una storia criminale” (stranamente ritirato dal mercato anni fa e diventato un cult in vendita a 140 euro su Ebay). Leggendo quel libro, è facile riconoscere nel suo contenuto il “canovaccio” di gran parte dell’intervista di Saviano. I primi furti, le rapine, il primo omicidio, il narcotraffico, la fuga dal carcere di Fossombrone spiegata nei particolari e quella dal supercarcere di Padova, lasciata a qualche mezza verità con molte omissioni. Niente che non si sapesse, niente che abbia chiarito i punti oscuri della sua storia criminale.

Niente che spieghi perché lo Stato abbia avuto un trattamento di favore così ampio e profondo da permettergli una vita agiata e pressoché tranquilla. A fronte di una collaborazione che ha portato alla sbarra 142 persone e non 500 come hanno raccontato, sbagliandosi, sia Saviano che l’ex magistrato Francesco Saverio Pavone. Con condanne pesanti solo per una trentina di essi.

Inesattezze

Quattro chiacchiere tra amici al bar, non un’intervista da giornalista a un boss spietato. Con una forma di egocentrismo da parte di Maniero che, più di qualche volta, è sfociato nella megalomania. Domande secche, senza contraddittorio, senza andare a fondo, senza incalzare quel Felicetto che, forse per l’età, ha sciorinato molte inesattezze. Dal suo rapporto indipendente dalle organizzazioni criminali classiche, al suo essere quasi magnanimo con chi lo voleva tradire o chi lo voleva scalzare dal suo trono. No, non è mai stato così. Ha ucciso o fatto uccidere per soldi, per potere, per controllo.

Basta citare l’omicidio di Stefano Carraro detto Sauna, che stava prendendo il controllo degli uffici-cambio nei casinò sloveni per smontare le sue affermazioni.  È stato guidato e ha “imparato” dalla mafia siciliana. Quando racconta della famosa “notte dei cambisti” al casinò di Venezia, dicendo che è stata un’azione solo veneta, dimentica che era presente anche Gaetano Fidanzati quella notte, uno dei boss mafiosi più potenti al Nord.

Apologia

Quasi due ore di apologia della storia di Faccia d’Angelo, quasi due ore in cui ha dato consigli su come combattere la corruzione, l’evasione fiscale, il narcotraffico e le mafie in generale. Un superconsulente di banalità che parlava come un qualsiasi politico in tribuna elettorale, dalle morti sul lavoro all’ecologia. Fino alla legalizzazione di tutte le droghe, sia leggere che pesanti. Ha completamente glissato sul suo presente, sull’inchiesta di Report, sulle sue avventure imprenditoriali fallimentari fatte “pagare” al figlio, come una “testa di legno” qualsiasi. Ha evitato di dire che gira tranquillamente per il Veneto, senza paura di subire attentati dai suoi ex sodali traditi. Perché non c’è nessuno che ha interesse a colpire uno come lui. Perché chi ha pagato per le sue delazioni non vuole certo finire i suoi anni di vita ancora dietro alle sbarre per qualche inutile vendetta.

Due ore di apologia su quanto sia remunerativa la vita da boss. Su come lui non volesse passare la vita in fabbrica e che quindi quella era l’unica via per lui. Sulle sue Ferrari, su come non sapesse come spendere i soldi, sui suoi viaggi, sul suo yacht, sulle valige piene di banconote e sui suoi quadri. Quadri che non sono finiti tutti tra i sequestri della magistratura, come da lui ammesso. Affermazione che dovrebbe porre più di qualche domanda agli organi inquirenti che cercano il suo tesoro.
Due ore di mitizzazione di quello che è stato un criminale senza pietà. Senza un motivo vero. Infatti gli ascolti hanno punito la scelta editoriale di Saviano nello scegliere Maniero come apripista del suo programma. Uno share dell’1,6% per un totale di 341.000 spettatori. Numeri bassissimi se teniamo conto che solo il Veneto, dove era molto aspettato, ha quasi cinque milioni di abitanti.

Vittime e “pentimento”

Una trasmissione giornalisticamente imbarazzante quella messa in scena dal giornalista-scrittore napoletano. Che segue l’intervista sui giornali veneti del Gruppo Gedi-Espresso, la scorsa primavera. Domande evidentemente concordate per la creazione di una storytelling degna di un film. L’evidente impreparazione di Saviano nel parlare di una storia che non conosce come meriterebbe, nel fare le giuste domande al capo di una mafia che, secondo Maniero stesso, sedeva alla pari con i grandi boss di mafia, camorra e ‘ndrangheta ha lasciato campo libero a Faccia D’Angelo. Per raccontare le sue verità, omettere, mistificare e “giocare” con la morte data e fatta dare.

Un pentimento mai avvenuto da parte di Maniero, un pentimento che non ha convinto nemmeno la zia di Cristina Pavesi, la ragazza morta a Vigonza a causa di un tentativo della Mala di rapinare un treno. Durante l’intervista, infatti, l’ex capo della Mala ha chiesto scusa e ha parlato anche di un risarcimento che voleva dare alla famiglia della vittima. Scuse che non hanno sortito alcun effetto, visto che la zia ci ha detto subito dopo la trasmissione che: “E’ semplicemente vergognoso dire “Chiedo perdono in diretta alla zia di Cristina…” Il perdono si concede a chi dimostra chiaramente di aver cambiato vita. Dubito che Maniero l’abbia fatto. Non lo odio, non ho sentimenti di vendetta. Prego che il suo cuore cambi”.

Ma perchè?

Il perché di questo show, solo i curatori del programma lo sanno. Quello che risulta evidente è che non si cerca la verità, si cerca la creazione di un nuovo personaggio. Qualcuno che possa essere spendibile con la “pancia” di una parte del paese. Quella che ignora i fatti ma ha davanti agli occhi l’opulenza di una ricchezza costruita sul sangue.

Non gli strinsi mai la mano. Non per il suo pentimento ma per il fatto che io stringo la mano solo agli uomini”. Questa frase me la disse Vallanzasca in uno dei nostri incontri. Almeno sulla conoscenza del “bel Renè”, il boss di Campolongo Maggiore ha detto il vero.

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