Il lungo fiume di veleno arriva in bici a domicilio

di Alessandro Ambrosini per Vicenza Today 28 luglio 2018

Grazie al passaparola e a bigliettini staccabili come quelli degli affitti è possibile farsi portare a casa dosi di qualsiasi cosa. Poi ci pensa il “pitone”

La consegna a domicilio è ormai una delle grandi rivoluzioni portate dal web. Oggi puoi comprare qualsiasi cosa seduto comodamente davanti al tuo computer o impugnando smartphone o tablet di ogni genere. Dai mobili al cibo, dai vestiti alle scarpe. Vicenza, città estesa su pochi chilometri quadrati è una città perfetta per le consegne, soprattutto in bicicletta, soprattutto per ogni tipo di droga.

Oggi se immaginate delle zone di spaccio “al minuto” modello Scampia, se pensate che Campo Marzio o il Park Farini siano i soli punti “caldi” della vendita di stupefacenti, sbagliate. Oggi la droga gira su due ruote, che siano mountain bike o city bike, che siano vecchi catorci o nuove di zecca, molte volte rubate.

I “pony express”

Gli “spacciamorte” si confondono nel traffico, si infilano nelle viuzze, si perdono veloci tra la gente che passeggia in corso Palladio. Non hanno regole se non la puntualità e la velocità nel fare le proprie consegne. Sono tutti nigeriani o profughi in mano ai clan nigeriani. Gente che non ha paura di nulla perché nulla ha da perdere. Non contano le coltellate e non conta la galera. Le loro guerre per il territorio le hanno vinte, con i loro competitor marocchini, tunisini o algerini. Gente che non scherza, ma se a un coltello opponi un machete, il machete vince.

Un biker di colore su tre è un pony express della droga. La loro organizzazione è perfetta, sicura ed efficiente. Molto del loro successo nasce dal passaparola tra chi “usa questo servizio” e dai fogliettini con i loro numeri di telefono che, gli “spacciamorte”, distribuiscono ai nuovi clienti per fidelizzarli. Un metodo comodo e discreto per gli acquirenti che non devono rischiare di farsi riprendere da qualche telecamera mentre comprano eroina e cocaina in qualche zona troppo conosciuta. Un metodo che piace a tutti e a tutti i livelli: dallo studente al commercialista, dal barista all’avvocato. Non esiste neanche più la cocaina considerata come “droga” dei ricchi. Per pochi euro, a seconda della qualità, puoi averne senza problemi.

Se poi vuoi comprarne più di qualche dose allora è facilmente reperibile dagli albanesi che albergano fuori dai locali della “movida” del centro, tra piazzetta Palladio e Piazza delle Poste.

Il “pitone”

Questi “pony express”, disponibili h24, non sono un servizio che si può debellare facilmente. Anzi. Il loro “segreto” è che non trasportano niente esternamente al loro corpo. Le dosi, divise in palline, non le troverai mai in bocca, dentro ai vestiti o nella bicicletta. Con un metodo che potrebbe ricordare quello di un pitone, trattengono questi involucri all’interno della gola. Una modalità complicata che presuppone una preparazione particolare dello stesso spacciatore.

Ed è tramite un rigurgito che dalla loro bocca poi esce questa pallina che può contenere eroina, cocaina o il modaiolo “speedball”, un doppio involucro termosaldato contenente una dose di entrambi gli stupefacenti.  Un mix che ti fa “salire” e poi “scendere”. Il metodo perfetto per equilibrare gli effetti delle droghe pesanti. Il costo? Venti euro per le due dosi, che possono pesare 0,1/0,2 grammi. Trasporto compreso.

Droga per tutte le tasche

Un prezzo accessibile a tutti, studenti compresi. Una “politica di mercato” orizzontale, che possa essere a disposizione per ogni genere di tasca e di età. Il caso delle studentesse di Thiene insegna. Una politica che non costringa i tossicodipendenti a rubare o a rapinare negozi e farmacie e che quindi non inneschi un problema sociale.

Anche se il problema sociale è ormai visibile ad occhio nudo.  Anche senza rapine. Lo è dal momento in cui Vicenza viene considerata nel mondo dei tossicodipendenti una sorta di Bangkok, di bazar a cielo aperto dove tutto è acquistabile a buon prezzo e senza paura che i pusher finiscano di albergare a Campo Marzio, al Park Farini, al parco di via Adenauer o al Park Cattaneo. Il riciclo degli “spacciamorte” è continuo, figlio anche di un esodo migratorio difficilmente frenabile, non controllabile e senza prospettive che possano creare l’alternativa. Sono la cosiddetta “carne da cannone”, i sacrificabili. E per questo senza molte remore morali. 

Verso la “piena”

È una marea lenta quella che sta crescendo a Vicenza, silenziosa e letale. Corre su strada e sui telefoni della città, una città che sempre silenziosamente conta i morti o i suoi nuovi tossicodipendenti senza più stupirsi o preoccuparsi. È ormai una questione di statistica. È quasi l’inevitabile per molti, una regola mortale.

 

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