Bufera sull'”Hostello Felice”, la zia di una vittima: “Pretendiamo rispetto”

di Alessandro Ambrosini per Vicenza Today 18 maggio 2018

Molte le reazioni alla notizia comparsa sul nostro giornale. Michela Pavesi ha scritto al sindaco di Ercolano

Non si sono fatte attendere le reazioni dopo la scoperta dell’Hostello Felice di Ercolano. Il volto dell’ex boss della mafia del Brenta Felice Maniero, in bella mostra sul logo dell’ostello, ha scatenato una serie di commenti indignati sui social e ha fatto prendere delle posizioni nette da parte delle associazioni antimafia di Ercolano e dai parenti delle vittime della Mala. Uno sdegno che ha attraversato da nord a sud il Belpaese.

Il Fai Antiracket Ercolano, in un comunicato congiunto con Radio Siani, ha voluto specificare che: “Non vogliamo sindacare in merito alla scelta della denominazione, ma  semplicemente, con forza, prendiamo le distanze da un’immagine che non rappresenta il comune sentimento di noi cittadini ercolanesi. Ad Ercolano non esistono boss sorridenti, ma tanti camorristi condannati, detenuti e alcuni addirittura pentiti, oggi collaboratori di giustizia” E ancora, tramite le parole del Presidente del Fai, Pasquale del Prete e della “Cooperativa Giancarlo Siani”, Giuseppe Scognamiglio hanno ribadito che “ “Non sarà un’immagine, non sarà una scritta, non sarà un singolo individuo, né tanto meno un episodio isolato a cambiare la storia di riscatto della nostra città, perché indietro non si torna!”

Dello stesso tono, ma con motivazioni più profonde, è stata la lettera che Michela Pavesi, la zia di Cristina Pavesi uccisa dalla Mala durante l’assalto a un treno portavalori a Barbarigo di Vigonza, ha mandato al sindaco del comune napoletano: “ Mia nipote Cristina è stata uccisa da Felice Maniero e suo padre, mio fratello maggiore, è morto un anno dopo, stroncato dal dolore. Adesso immagini la mia famiglia: lunghi anni di processi senza che nessuno abbia mai pagato per questa giovane morte. Non chiedo giustizia, non chiedo vendetta, non sento odio per Maniero, pretendo, però, rispetto. Non è facile vedere che il volto di chi ha ucciso mia nipote è usato come una pubblicità per attirare clienti nel suo ostello. Cosa farà ora Lei, signor Sindaco? Spero in una sua presa di posizione e di distanza da queste forme di pubblicità negative, diseducative e indegne”

Da quello che è emerso dalle parole di Claudio Ciliberto e Vincenzo Sangiovanni, gestori dell’Hostello Felice, il volto di “Faccia d’Angelo” verrà rimosso dal logo della struttura. Per questa volta, l’informazione e il buonsenso hanno vinto sul marketing del crimine.

 

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