Il metodo Casamonica

2018-07-23_135936

di Beatrice Nencha

ll “metodo Casamonica” per soggiogare le vittime di usura si potrebbe riassumere in tre parole: “chiagne e fotte”. Uno dei meriti dell’ordinanza di custodia cautelare “Gramigna”, che con oltre 30 arresti ha decapitato i vertici e i sodali del nucleo famigliare di origine rom e sinti imperante nella zona di Porta Furba-Arco di Travertino-Tuscolana, è l’aver delineato anche un quadro psicologico del rapporto instaurato tra le vittime di usura ed estorsione con i loro carnefici. Secondo una modalità sempre identica e standardizzata quanto a procedure. Innanzitutto, si delinea nettamente il presupposto basilare grazie a cui i Casamonica riescono a instaurare un micidiale vincolo di soggezione tra la loro “famiglia” (intesa come clan nella modalità dell’associazione mafiosa secondo il quadro accusatorio) e i soggetti con cui entrano in contatto. E lo strumento principe è la modalità del “capitale fermo”.  Ovvero la tipologia di prestito usuraio, come si inquadra nell’ordinanza di oltre 1200 pagine firmata dal gip Gaspare Sturzo, utilizzata dai Casamonica per impossessarsi di più somme di denaro e beni possibili, assoggettando il debitore attraverso un’assillante richiesta di contanti: “O si paga subito il capitale preso a prestito a prima richiesta, oppure questo viene congelato e si cominciano a erogare interessi e interessi su interessi, crescenti nel tempo, e con moltiplicatori nel caso di mancato pagamento dei ratei di interessi scaduti. In sostanza, un pagamento a vita da parte delle vittime di usura”. Tanto da impedire alle stesse persone usurate, in molti casi, di avere contezza del loro reale debito iniziale, a fronte di una moltiplicazione dei tassi di interesse esorbitante e spesso ben superiore, anche per migliaia di euro, al capitale inizialmente prestato. Ai magistrati ne parla, nel verbale del 28 settembre 2016, anche uno dei due figli adottivi di Zeffirelli, Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli, che ricostruisce così la sua esposizione debitoria (di 20mila euro, ricevuti in contati in un’unica soluzione nel 2012, spesi per fare un viaggio a New York con l’ex ragazza) con Consiglio Casamonica, detto Simone, senza riuscire a quantificare la reale somma elargita al fine di ripagare gli interessi calcolati sul suo prestito: “Confermo di aver consegnato a Casamonica Consiglio detto Simone, a fronte di un debito pari a euro 20mila, somme mensili che variavano a seconda delle mie possibilità: il primo anno, gli ho restituito circa 2.500 euro al mese, per i primi sei mesi, e cifre variabili, da mille a 1.500 mensili per il secondo semestre. (..) Non sono in grado di quantificare il tasso di interessi praticato su questo debito”.

Un altro tassello ben esplicativo del “modus operandi” dei Casamonica lo fornisce nel suo verbale di interrogatorio al pm, il collaboratore Massimiliano Fazzari, che dalla “famiglia” è stato quasi affiliato e risulta molto addentro alle loro dinamiche finanziarie: “Loro ti danno 10mila euro e mensilmente vogliono il 20 per cento. Quindi su diecimila euro, sono due mila euro. Tu tutti i mesi gli porti duemila euro, almeno per un anno. Almeno che pattuisci prima, se tu ce la fai in sei mesi a restituire l’intera somma. Quando porti l’intera somma, le rate è come se tu.. Non sono state rate, quindi sono solo interessi.  Automaticamente, quando tu restituisci i 10mila euro, hai chiuso il debito”. “Quindi se tu paghi duemila euro al mese per tutta la vita – domanda il pubblico ministero – senza pagare i diecimila euro in un’unica soluzione, non ne esci mai?”. “NO”.

Mentre Enrico Migliarini, amico e per un periodo manager di Marco Baldini, si sfoga così al telefono con lo showman, scappato a lavorare a Milano anche per sottrarsi alle continue richieste di elargizioni: “Ventimila euro gli ho dato ultimamente in tre mesi. No gli danno mai niente. Non sono mai niente! Alla fine gli ho detto: Quant’è che ci conosciamo? Nove anni, no?..  Quant’è che va avanti sta storia? Quattro.. Ma quand’è così, calcola, mettili assieme.. Creano un palazzo!.. Non se ne rendono conto..” Secondo gli inquirenti “il Migliarini stava versando soldi ai Casamonica da quattro anni, cioè dal 2011 (circostanza che si evince da varie intercettazioni) e ogni dazione corrispondeva a diverse migliaia di euro. La circostanza e la cadenza regolare dei pagamenti fanno ritenere “assolutamente verosimile che la somma complessivamente versata si aggirasse attorno ai 600mila euro”. Anche se questa cifra è stata smentita da Marco Baldini, e dallo stesso Migliarini, che in veste di persone informate sui fatti hanno entrambi negato di essere vittime di usura e addirittura di aver contratto prestiti con interesse dai Casamonica. A dispetto delle intercettazioni, che li smentiscono e rivelano lo stato di grave prostrazione, fisica e mentale, in cui entrambe si trovavano rispetto alle assillanti richieste della “famiglia”, concretizzatesi in telefonate quotidiane, richieste di appuntamenti per dazioni di denaro e visite sul posto di lavoro, tra cui l’impresa di revisione auto del Migliorini.

Scrive il magistrato nell’ordinanza di misure cautelari: “Lo schema seguito dal Casamonica, come vedremo anche più avanti, è di accreditarsi come amico del debitore, un intermediario che parteggia per questi ma è costretto a fare i conti con altre persone che sono i veri creditori e che pretendono il pagamento delle somme”. Per gli inquirenti, questa sarebbe una vera e propria tecnica psicologica, per avvolgere il creditore in una spirale di continue sollecitazioni, che dai toni dell’avvertimento premuroso si spingono fino alla vera e propria minaccia, pur se paventata come ipoteticamente messa in atto da terzi.

A pagina 400 dell’ordinanza, si delineano ulteriori aspetti del “metodo Casamonica”: “(..) a completamento del quadro di pressioni e imposizioni minacciose, consente di condividere l’assunto accusatorio del pm circa il gioco psicologico attuato dai fratelli Casamonica”. Si parte, nell’analisi dei magistrati, dalla prima telefonata intercettata il 21 novembre 2015 tra Marco Baldini e Consiglio Casamonica detto Simone: “Dal dialogo emergeva chiaramente che Simone contattava il Baldini per conto di  terze persone, con le quali si era indebitato. Utilizzando la tecnica più volte riscontrata anche con riferimento ad altre ipotesi usuraie, il Casamonica si faceva ambasciatore di richieste altrui, in modo da prevenire richieste dilatorie da parte del debitore”. Così, a leggere le intercettazioni in modo letterario, si potrebbe ritenere che lo stesso erogatore del prestito fosse a sua volta sotto pressione, asseritamente da parte di suoi famigliari, visto che nelle telefonate intercettate con Baldini e con altri soggetti suoi creditori, “Simone” asserisce di sentirsi male, di assumere farmaci, di non riuscire più a dormire la notte e addirittura di venire alle mani con suoi parenti, che lo pressano per rientrare dal prestito elargito. Peccato che di queste pressioni e intimidazioni dei “parenti” del Casamonica, che pure nel corso dei rapporti con le vittime di turno si faranno avanti per esigere  i crediti, non ci siano mai riscontri nelle intercettazioni.

Il “gioco psicologico” ha l’obiettivo di instaurare una sorta di complicità e di responsabilità nel debitore, che percepisce il suo estorsore non più come un aguzzino ma come una persona a sua volta “vittima” della spirale del racket, i cui capi non sono più individuabili ma appartengono alla categoria allargata (e non identificabile) della “famiglia”. Un rapporto così perverso da spingere le vittime a rivelare, appena usciti dal commissariato, l’esistenza delle indagini ai loro carnefici e da portarli a mentire spudoratamente ai magistrati, tentando di inquinarle. “Assai importante per definire la complessità della vicenda e la dipendenza delle vittime dai carnefici, insita esclusivamente nel rapporto di paura connesso al controllo del territorio, deve essere valutata l’ansia del Corsi Zeffirelli Bacchielli Luciano di informare Migliarini Enrico, cementando un asse probatorio assai utile alle indagini che ha consentito di scoprire come costoro si siano premurati di informare entrambi Casamonica Consiglio, detto Simone, che la Pg aveva individuato come autore di usura assieme al clan Casamonica”.

Così, dopo che i carabinieri di Frascati gli hanno chiesto di fare dei riscontri sull’album fotografico, appena uscito dalla caserma Luciano Corsi Zeffirelli chiama immediatamente Migliarini per avvertirlo: “So’ tutti, so’ tutti Casamonica..stanno a fa’ questa indagine di usura, qualcuno ha parlato, qualcuno ha fatto il nome tuo, il mio, Simone.. Lì qualcuno, o Marco o qualcuno ha parlato.. per forza perché come c’hanno le foto così.. (–) e gli dico! Gli dico Simo’ sanno tutto!”

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