Mafia Capitale/ Tutti quelli che non possono prendere le distanze da Salvatore Buzzi

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di Beatrice Nencha

Tutti quelli che, ieri come oggi, non possono prendere le distanze dal re delle coop sociali Salvatore Buzzi, sono tanti. Alcuni, a loro volta, sono gli stessi che non possono prendere le distanze, ieri come oggi, dal costruttore rampante (in mano alle banche) Luca Parnasi. E’ bene ricordarlo, in attesa di poter stabilire chi tra i due, a Roma, abbia alimentato di più il giro della corruzione. O sia stato (come ritiene la difesa di Buzzi, e forse come farà anche quella di Parnasi) obbligato a divenire concusso per poter lavorare, o essere pagato.  “Pagavo tutti i partiti politici”. “Erano i politici a venire da me”. “Pagavamo tutti: politici e dirigenti pubblici”.

Da “Mafia capitale” alla “tangente pulviscolare”, il lessico della corruzione nella capitale sembra non essersi mai aggiornato. Se trasferissimo queste recenti affermazioni dell’imprenditore Parnasi, arrestato il 13 giugno per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di altri reati contro la Pubblica amministrazione, e le trasponessimo sull’altro grande elargitore di bustarelle, l’ex dominus della cooperazione romana Buzzi, arrestato il 2 dicembre 2014 per associazione mafiosa, avremmo, come è stato scritto, delle “dichiarazioni-fotocopia”.  Dichiarazioni che, a distanza di appena 4 anni dall’inchiesta Mondo di Mezzo, lasciano sbalorditi. Uno stesso film, solo con altri protagonisti della scena politica, che rende quanto mai attuale l’inchiesta giudiziaria più nota d’Italia: Mafia Capitale. Dopo un milione di pagine di atti, oltre 260 udienze, una raffica di imputati su cui pende ancora l’accusa madre del 416 bis, mentre si attende la sentenza di Appello che dovrebbe arrivare l’11 settembre, a Roma tutto cambia, apparentemente. E tutto rimane immutato:  tangenti (prese dai cassetti), finanziamenti ai candidati e alle elezioni e alle loro fondazioni che non servono a niente, “mancette” per i questuanti sotto forma di posti di lavoro o di consulenze inventate, biglietti omaggio per lo stadio.  Mancano le prostitute gratis, ma il metodo è lo stesso. 2018-07-05_102412Questa è la Roma del “sistema-Parnasi”. Fotocopia della Roma del “Mondo di mezzo”, dove Buzzi e gli altri presunti sodali si destreggiavano per assicurarsi le commesse di lavori pubblici, il favore dei potenti e lo sblocco dei crediti. Ed è stato proprio l’avvocato di Buzzi, Salvatore Diddi, a citare il parallelismo tra i due sistemi tangentari, scoperchiati dalla Procura di Roma, e a depositare nell’Aula bunker di Rebibbia, il 28 giugno, una memoria che ripercorre tutti i soldi versati, in chiaro e in nero (spesso per motivi umilianti, come il saldo di cene o addirittura di debiti personali dei beneficiati) ai rappresentanti, di ogni schieramento, di quel “sistema” davvero immarcescibile che è alimentato dagli appetiti della classe politica romana. Dal Parlamento fino alle stanze più nascoste e discrete delle istituzioni locali. Dove si incontrano e si mescolano le sfere di influenze e di potere degli amministratori e dei dirigenti pubblici, spesso ancor più affamati dei politici stessi. Il regno dei colletti bianchi, insomma, dove ogni firma ha il suo prezzo sul mercato, agguerritissimo, della corruzione.

Nell’attesa, fiduciosa, di conoscere tutte le cifre  delle tangenti versate da Parnasi  per “accreditarsi” e per avere la forza di alzare il telefono e parlare con tutti – come ha spiegato il costruttore nel faccia a faccia con i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin a Rebibbia –  da ieri sappiamo, documentate con esattezza, le cifre versate da Buzzi per ottenere la “captatio benevolentiae” dei politici, in modo assolutamente bipartisan. Le tabelle depositate davanti al Tribunale di Appello dai suoi legali gettano un faro sulla voracità, legalizzata, del nostro ceto politico. Forse tra i peggiori dai tempi di Mani pulite, perché non solo affamato ma anche incapace (per esempio, a trovarsi un lavoro con i  propri mezzi). Dalla ricostruzione delle due Agende, incrociate dagli avvocati, del ragioniere Paolo Di Ninno e della contabile della coop Nadia Cerrito, le persone di cui Buzzi si fidava di più all’interno del gruppo “29 Giugno”, ritornano alla luce tutte le dazioni, annotate al dettaglio. E distribuite a pioggia, in modo lecito ma non per questo meno squallido, per centinaia di migliaia di euro: per le Elezioni regionali 2013 si comincia con un bonifico in chiaro di 10mila euro al candidato governatore Nicola Zingaretti e 2018-07-05_102819un altro da 20mila euro per la candidatura  di Mario Ciarla, entrambi del Pd. Per le Elezioni comunali sempre  del 2013, sono 12 gli assegni staccati da Buzzi: si va dai 30mila euro versati per la corsa del futuro sindaco Ignazio Marino, passando per i 20mila euro rispettivamente incassati da Daniele Ozzimo (futuro assessore alla Casa del Pd, condannato col rito abbreviato a 2 anni e 2  mesi di reclusione) e da Giordano Tredicine (consigliere comunale Pdl, condannato a 3 anni), fino ai 10mila euro elargiti a Luca Giansanti (consigliere comunale della lista Civica per Marino, archiviato); per chiudere con una raffica di assegni da 5mila euro staccati per vari candidati: Luigi Nieri (assessore e vice sindaco di Sel, non indagato), Nicola Galloro (ex consigliere con deleghe abitative sotto Veltroni, non indagato), Emiliano Sciascia (presidente del 4 Municipio del Pd, non indagato), Mirko Coratti (presidente del Consiglio comunale Pd, condannato a 6 anni), Sabrina Alfonsi (presidente Pd del 1 Municipio, dove già in passato la 29 Giugno gestiva varie attività, archiviata), Laura Pastore (già assessore del I Municipio Pd, non indagata), chiudendo con i mille euro per la campagna di Francesco D’Ausilio (ex capogruppo Pd in Campidoglio, rinviato a giudizio per corruzione in un altro filone dell’inchiesta). A cui si aggiungono due fatture, annotate come Cena elettorale del 17 marzo 2013, con beneficiari  Nicola Zingaretti e Ignazio Marino e importo identico di 10mila euro. I soldi versati dall’imprenditore per sedersi al “tavolo giusto”. Poi c’è il capitolo Elezioni comunali 2014, che si inaugura con un bonifico sempre in chiaro di 10 mila euro a Manuela Chioccia (Comune di Tivoli Pd) e altri 10mila staccati per Domenico De Vincenzi (Comune di Guidonia, Pd), seguito da altri 10mila per Fabio Stefoni (ex sindaco di Castel Nuovo di Porto del Pdl, assolto con formula piena nel primo grado del processo).

2018-07-05_102953In un’altra tabella prodotta dagli avvocati, sotto la voce “Altri contributi” figurano a maggio 2013 bonifici per 15mila euro a Luca Gramazio (ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, condannato a 11 anni); un bonifico di 10mila euro intestato a Gianni Alemanno datato ottobre 2013 e un altro bonifico da 15mila euro alla sua “Fondazione Nuova Italia” a settembre 2014; altri 2mila euro, a luglio 2013, vengono versati con la causale “Formello” e 5mila euro, a settembre 2013, finiscono indirizzati ad “Albarossa”. A gennaio 2014 Coratti riceve un altro bonifico da 10 mila euro mentre altri 5mila euro arrivano in tasca ad Andrea Alzetta (consigliere comunale e leader di Action dei centri sociali). A febbraio 2014, infine, Buzzi decide di investire altri 5mila euro sull’evento renziano per antonomasia: la Leopolda. Solo per questa tabella in totale fuoriescono 67mila euro dalle casse della cooperativa per entrare nelle grazie (e nelle tasche) della politica, locale e nazionale.

2018-07-05_103438Poi c’è il capitolo dei “Contributi al Pd”, parte in chiaro e parte in nero secondo la difesa di Buzzi.  Per le Primarie, a ottobre 2013, vengono registrati dalle uscite di cassa 5mila euro in nero, mentre 7mila euro, stavolta con un assegno, hanno come destinatario il Pd Lazio. Altri 2mila euro, sempre in nero, il 4 luglio 2014 vengono girati alla Festa dell’unità di CasalBertone, mentre un bonifico di 15mila euro è il costo per sedersi alla Cena per Renzi, l’uomo su cui Buzzi punta e su cui non si deve lesinare. Anche se a detta di uno dei suoi più stretti collaboratori, alla Leopolda Buzzi provò senza successo ad avvicinarlo. E si accorse invece della presenza del procuratore generale, commentando con una quanto mai  profetica battuta: “Stiamo attenti che questo ci arresta tutti”, come ha ricordato l’avvocato Diddi  nella sua requisitoria di oltre sei ore. Questo giro di bonifici elettorali si chiude il 28 novembre 2014 con altri 5mila euro, in nero, registrati con la dicitura “Cony Programmatica”. Per un totale, tra elargizioni in chiaro e in nero, di 34mila euro.

Ma forse l’elenco più scandaloso – anche se lecito perché versato in chiaro – è un altro, che drenerà dai fondi della cooperativa sociale ben 92.100 euro. Ed è quello per le Elezioni europee 2014. Tra i pagamenti, i più ricorrenti sono quelli diretti all’europarlamentare del Pd Goffredo Bettini (non indagato). L’associazione di riferimento Democratici in Rete viene finanziata con 10mila euro a cui si aggiungono altri 1.200; una fattura di 10mila euro viene staccata per una cena elettorale il 10 marzo 2014, a cui seguono ulteriori 10mila euro, il 9 luglio 2014, sotto la voce “accollo debito personale”. Per un totale di 31.200 euro riferibili, secondo la difesa di Buzzi, all’ex mentore di Veltroni.

2018-07-05_103631In confronto sono briciole quelle spese per un pranzo ad Ostia in compagni di Francesco d’Ausilio, per “appena” 3.500 euro fatturati come “pranzo on.le Bettini. Mentre sotto la voce spesa dedicata ad Enrico Gasbarra (non indagato), europarlamentare e già presidente della Provincia di Roma del Pd, si va dai 15mila euro per l’Associazione Democratici e riformisti, a un bonifico di 5mila euro dove giustificato sotto la voce “associazione Tassone” (ex presidente del Municipio di Ostia, della corrente di Gasbarra),  e a una fattura di 900 euro rubricata come Cena Anguillara. Per un totale di 47.400 euro  A cui si somma un ulteriore bonifico di 10mila euro addebitato sempre all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, senza specifica.

Quanto è stato il costo totale della corruzione per l’impresa di Salvatore Buzzi? I “conti della serva”, al centesimo, li hanno fatti gli avvocati Diddi e Santoro. Sommando i versamenti per le elezioni  Comunali 2013 (126mila euro), le elezioni Regionali 2013 (30mila euro), le elezioni Europee 2014 (92.100 euro) e le elezioni Comunali 2014 (30mila euro), A cui vanno aggiunte le spese catalogate come “Altri contributi” (67mila euro) e i quelle per i Contributi al Pd (34mila euro. Il totale ammonta a 379.100 euro. Una cambiale imponente, seppure lecita. O il gettone da pagare, ad ognuno di questi politici, eletti o meno, per fare in modo che poi rispondessero al telefono? Senza contare l’infinita lista, già evidenziata in primo grado da Buzzi, di regalie, favori, assunzioni, cantine da svuotare, traslochi e alberi da potare, da aggiungere al desolante spaccato politico-sociale. Un sistema senza controllo, talmente palese che fa pensare a un escamotage ben congegnato dalla Politica. Come ha scritto sul Fatto Quotidiano il direttore Marco Travaglio, “anziché darsi gli anticorpi contro il riprodursi di “Tangentopoli”, la politica di oggi si è data quelli contro il ripetersi di “Mani Pulite”. Ecco perché tutto cambia, in questo Paese, e tutto resta uguale.

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