Mafia Capitale, le macerie del mondo di sotto

DISTRIBUTORECORSOFRANCIALACOPO

di Beatrice Nencha

“Nell’ultimo anno, prima degli arresti del 2 dicembre, Buzzi era cambiato. Non so se dipendesse dalla conoscenza con Carminati, o da sue vicende private, ma Buzzi in via Pomona non si vedeva quasi più. E non si sentiva più il suo fiato sul collo. Carminati? Per quello che riguarda l’attività della cooperativa, vendeva fumo. Era lui che aveva bisogno delle conoscenze di Buzzi, e non viceversa”.

caldarelliParola di Claudio Caldarelli, uno dei collaboratori di fiducia del fondatore della “29 Giugno”, finito come lui in carcere, il 2 dicembre 2014, con l’imputazione di 416 bis. Oggi a piede libero, dopo aver scontato 32 mesi di carcere tra Tolmezzo e Rebibba, ha scritto, dietro le sbarre, un corposo volume sulla sua esperienza carceraria e processuale. “Mafia Capitale – la verità raccontata da un protagonista”. Un diario del dibattimento, raccontato con fervore da chi non ha trovato voce nelle cronache. Ovvero, i personaggi “collaterali”. Quelli come lui, “che nemmeno i pm hanno mai cercato, forse perché coscienti che della mafia noi non ne sapevamo nulla. Inizialmente io non figuravo nemmeno nelle informative dei Ros, mi hanno “ripescato” solo quando hanno visto che ero presidente della coop Formula Sociale, sebbene fosse un incarico di facciata e non avessi alcun potere operativo”.

In carcere, durante l’ora d’aria, Caldarelli fa una scoperta. “A Rebibba conosco Agostino Gaglianone e apprendo che i famosi 500mila euro che Carminati avrebbe investito per i lavori del campo nomadi di Castel Romano, in realtà erano soldi suoi. Carminati gli propose l’affare, a un prezzo ribassato, da cui avrebbe realizzato una ricca plusvalenza per se stesso. La società di Gaglianone veniva poi rimborsata dalla “Eriches 29”. Ma quei soldi, che Buzzi imputava come un credito di Carminati, erano in realtà una partita di giro”.  Il Nero imprenditore e socio a metà di Buzzi nelle opere sul campo F, non sarebbe quindi mai esistito. Se non agli occhi dello stesso Buzzi e nella contabilità “in nero” tenuta dal ragioniere Paolo Di Ninno, che all’ex esponente dei Nar ascrive questo credito di 500mila euro, “gonfiato” per stessa ammissione in Aula del Cecato. “Ma è’ stato Buzzi a proporre il preventivo di 500mila euro a Carminati, dopo una stima di un suo perito. Carminati “subappalta” l’opera a Gaglianone, che si offre di realizzarli per 300mila euro. Alla fine, senza sborsare, un centesimo, Carminati avrebbe incassato 200mila euro puliti”. Insomma, una “cresta”  di migliaia di euro. Ai danni di un Buzzi sempre più avvinto dal passato criminale e dagli articoli che ritraggono il Nero come potente “re di Roma. Così come Carminati – che forse voleva ripulirsi con attività imprenditoriali alla luce del sole – certo non avvantaggia altri suoi presunti sodali, oggi tornati al lavoro.

EXPALESTRADENARO1Come il benzinaio Roberto Lacopo, da qualche mese tornato nella pompa di benzina intestata alla moglie. La misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dopo la sentenza di primo grado (che ha fatto cadere il reato di associazione mafiosa riqualificandolo in due distinte associazioni criminali ordinarie, ndr) dispone il divieto di incontrare persone gravate di precedenti penali. Un tempo, tanti personaggi finiti nell’indagine “Mondo di Mezzo” (De Carlo, Carminati, Brugia e vari ex pugili albanesi) si incontravano proprio qui, ogni giorno, nella palestra “Flex Appeal”, distante cento metri dal distributore, nel quartiere Fleming. Dove allenava un altro storico militante nero, finito coinvolto (e poi assolto dalla corte di Assise d’Appello) nell’omicidio del broker Silvio Fanella: “il Canuto”, Manlio Denaro. Oggi il centro sportivo, dopo aver subito un incendio, ha cambiato proprietà e dei precedenti “amici”, nei paraggi non si vede più nessuno.

bluemarilin_negoziocarminatiPersino il negozio della compagna di Carminati, il “Blue Marlin“, ha chiuso i battenti da tempo, rimpiazzato da un sushi bar. Dunque cosa resta,, oggi, dell’immaginario “nero”, in questi luoghi divenuti la tela di fondo di Mafia Capitale? Restano alcuni personaggi rimasti sullo sfondo delle indagini, incappati a loro volta in altre inchieste, ma tornati subito a piede libero. Come Jacopo Sanvoisin, imprenditore coinvolto il 30 gennaio 2018 nell’operazione “Jolly”, che ha svelato due centrali di riciclaggio internazionali attivissime, secondo gli investigatori , nel “ripulire denaro di illecita provenienza”.

“Di tutti questi personaggi, tolto Brugia che è il compagno della mia segretaria Anna Lisa, io non conosco nessuno. E dal giorno degli arresti, qui nessuno si è più fatto vivo. Mentre tra i miei clienti, chi è venuto in Aula, chiamato dalla Procura per testimoniare sulle estorsioni, ha sempre affermato che si rivolgeva a me solo per chiedere aiuto”. Uno dei testi della Procura, Riccardo Manattini, quello a cui il padre di Lacopo aveva fatto un prestito di 250mila euro (secondo la sua versione, con un tasso di interessi al 20%, che non riusciva più ad onorare), è tornato al distributore per dirsi “dispiaciuto”. Al pari di un’altra vittima delle estorsioni, Massimo Perazza detto “il Romanista”, che si è affacciato più volte a fare benzina. “Ho sbagliato ad accettare assegni e cambiali, che spesso alcuni clienti non potevano o volevano onorare, ma  nel mio lavoro hai a che fare con una clientela in cui trovi di tutto. Metti sempre in conto una perdita del 5%, ma alla fine si trova sempre il modo di compensarla”. L’attività di Lacopo, che fino al 2002 era florida, per un periodo, ha fatto gola anche a Carminati, che aveva fatto dei sopralluoghi in zona per cercare delle pompe di benzina bianche da rilevare. Idea poi abbandonata. “Forse Carminati voleva entrare in questo business perché aveva sentito, in cooperativa, che anche noi eravamo alla ricerca, dato che la “29 Giugno” aveva un parco mezzi rilevante e spendeva un milione di euro l’anno in benzina. Eppure, lui non propose mai a Buzzi di rifornirsi nel distributore del suo “sodale” osserva Caldarelli. Mentre dopo la confisca del distributore di Lacopo, finito sotto amministrazione controllata all’indomani degli arresti, risulterebbe che i mezzi della cooperativa “29 Giugno” si siano riforniti assiduamente alla pompa di benzina di Corso Francia, e che ci siano state denunce di ammanchi e di personale che dichiara di aver lavorato in nero. Il distributore di Corso Francia, considerato dai Ros la “base logistica” dell’associazione mafiosa, è oggetto anche delle dichiarazioni dell’ex pentito, poi tornato sui suoi passi, Roberto Grilli. Sui rapporti tra Brugia, Carminati e Lacopo, davanti al pubblico ministero Giuseppe Cascini, lo skipper romano arrestato con un carico di 500 chili di droga, dichiarava: “So che insieme a Roberto (Lacopo), un anno fa, ha preso in gestione un distributore Ip sulla Flaminia Vecchia. Ho saputo, parlandone con loro, che Riccardo e Massimo hanno una partecipazione non dichiarata in questo distributore sulla Flaminia Vecchia. Non so se sono dentro anche alla gestione su Corso Francia, anche se si muovono come se fosse loro”. Di sicuro, troppe presenze ingombranti giravano attorno al distributore. Non solo per la benzina, ma anche per il gioco. Da Lacopo si potevano acquistare anche codici per giocare alle slot, con clienti che “impegnavano” cifre importanti per migliaia di euro. Conti che venivano registrati da Lacopo, a credito, o a debito. Tanto che quando la moglie di Lacopo preme per avvicendare alcune persone, tra cui la compagna di Brugia, è lo stesso Lacopo ad intervenire in sua difesa replicando che lei lo ha aiutato nel passato e non può essere mandata via “manco se saldo quella cosa”. Forse un riferimento ai prestito di 240mila euro ricevuto da Brugia dopo il 2010 – “Lui non mi ha chiesto nemmeno un centesimo di interesse, però per fare fronte ho dovuto chiederne altri 60mila euro a varie persone. Quando stai sotto, chiedi a tutti. Ma come si fa a dire che ero usuraio, se i soldi ero io a chiederli?” si difede Lacopo – per fare fronte al furto di una Porsche rubata dentro al suo distributore nel 2002 e che dovrà  risarcire nel 2010.

Tra chi gli presta dei soldi nell’immediato c’è un commerciante amico del padre, Ettore Lara, già al centro dei primi prestiti denunciati da Riccardo Manattini nel verbale del 28 aprile 2015 davanti ai Ros. Risulta anche tra i soggetti perquisiti all’indomani dei primi arresti nel dicembre 2014. Ma si tratterrebbe di un piccolo prestito al confronto di quello anticipato a Lacopo da Brugia. Ma da dove provengono questi 240mila euro in contanti? E perché, a distanza di otto anni, nonostante il giro vorticoso di soldi che ruota attorno ai vari distributori, il debito di Lacopo rimane sempre fermo, ancora oggi, a 240 mila euro? Sono domande che non trovano risposte negli atti processuali. Le macerie di “Mafia Capitale”, la cui sentenza di Appello è attesa per l’11 settembre, sono anche questo. Storie di vite apparentemente ordinarie, e di luoghi che oggi non esistono più o che hanno cambiato pelle, con troppe luci e ombre ancora tutte da verificare.

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