Mafia Capitale, una voce del Mondo di Mezzo: “La pax criminale a Roma è stata firmata prima di farsi prendere…”

 

di Beatrice Nencha

 

appalti pubblici opere“Articolo Quinto: chi c’ha i soldi ha vinto”. Nella sua lapidarietà, questa è una frase chiave che tornerà, sotto altre vesti, durante questo lungo colloquio/confronto – di cui qui riportiamo solo uno stralcio – con una fonte qualificata, addentro allo scivoloso confine della cosiddetta Terra di Mezzo, nonché profondo conoscitore della macchina amministrativa e dei suoi meccanismi borderline. L’altra fras, che secondo l’ipotesi accusatoria dei pm accomuna molti degli imputati (soprattutto tra i colletti bianchi) finiti invischiati nella presunta rete mafiosa capeggiata da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, è altrettanto sconvolgente perché pronunciata in totale schiettezza: “Affidamenti, frazionamenti, somme urgenze: se voglio, io ti trucco qualsiasi appalto”. Una disinvolta, i garantisti direbbero “disincantata”, visione della realtà che si respira(va) in molti degli uffici capitolini, e non solo, prima del 2 dicembre 2014. La data che ha segnato il game over per molti, ma non per tutti, i mazzieri che smistavano le carte nel complesso risiko affaristico e criminale ribattezzato dalla stampa Mafia Capitale.

  • E’ una provocazione ammettere di sapere truccare qualsiasi gara?

“Lo è nel senso che ci sono ancora fiumi di soldi, legati a grandi appalti, che non passano per le maglie dell’Anac, l’Autorità anti corruzione, e che vengono assegnati con metodi assai poco trasparenti. In alcuni casi a ditte, sempre le stesse, che non avrebbero i requisiti per potere partecipare a queste gare, e per questo vengono predisposti frazionamenti o affidamenti diretti. In alcuni casi gli aggiudicatari sono  società impresentabili, inserite nelle black list delle imprese che non dovrebbero stipulare con la Pubblica amministrazione. Magari perché in odore di essere collegate ad associazioni criminali di vario tipo. I metodi per aggirare le norme si trovano sempre, ma alla base ci sono ancora, come sempre, gli accordi spartitori tra i partiti”.

  • Se ne parla con questa sicurezza, faccia un esempio concreto di spartizione

“In tempi recenti ci fu il cosiddetto “pranzo del Lago”, con personaggi importanti della politica e loro emissari, dove i commensali si sedettero a tavola con l’obiettivo di gestire le commesse dell’Astral e di altri enti strumentali.  Si progettava di creare una grande rete di aziende di governo con Astral, Sviluppo Lazio (oggi LazioInnova, dopo la fusione con altre 5 società regionali avvenuta nel 2015, ndr) e altri soggetti per gestire grandi appalti, manutenzioni e progettazioni di strade. Era noto che a dicembre 2014 andavano rinnovati i cda e ci fu una diatriba, nel gruppo, perché si sapeva che Sviluppo Lazio avrebbe gestito tutti i finanziamenti europei. Una torta enorme di finanziamenti, che faceva gola a molti”.

  • Si riferisce agli appalti assegnati in Astral alla 29 Giugno, oggetto di specifici capi di imputazione nel processo in corso a Rebibbia?

“Buzzi fu portato in Astral ben prima che scoppiasse Mafia capitale da un’ex assessore regionale del Pd, molto influente, e lavorava soprattutto nel settore della rimozione degli impianti pubblicitari. Ma si trattava di appaltini da 200mila euro, mentre qui parliamo di cifre ben più elevate, che possono raggiungere decine di milioni di euro a singola procedura. Astral è sempre stata una delle cassaforti della politica, perché chi la gestisce crea consenso elettorale in cambio di lavoro. Al suo interno, questo è un mondo pieno di “facilitatori”. Dopo Tangentopoli, il politico non va più in diretta e ha bisogno di gente affidabile che chiuda queste operazioni. La famosa frase di Carminati (rivolta a Buzzi, ndr) “mettiti la minigonna e vai a battere” rappresenta questo particolare metodo di fare lobbing, se così lo vogliamo chiamare. Ma questo delle manutenzioni stradali non è certo l’unico settore che fa muovere potentemente l’economia laziale..”

  • Altri settori?

“Slot & gioco d’azzardo: alla base ci fu un accordo destra-sinistra per gestire il mercato all’epoca in cui arrivarono i Bingo, ma la destra fu più furba e investi nelle slot. La sinistra puntò sui bingo, pensando di trasformarli in luoghi di aggregazione tipo i circoli di partito. Cosa che non si avverò, tanto che molti hanno chiuso. Posso azzardare due profezie: a breve sarà varata una webtax, cioè una tassa sul gioco on line, per farne calare il fatturato e riportare la gente a spendere soldi nei luoghi fisici. Inoltre con la scusa che l’Italia ha il più alto rapporto abitant/slot, diffuse soprattutto nei bar e nei tabacchi, si varerà un provvedimento per ridurre drasticamente le macchinette d’azzardo negli esercizi commerciali con la scusa di sconfiggere la ludopatia. Ma in realtà, tutto è fatto per favorire una decina di società che gestiscono le slot nelle grandi sale e nei casino, di cui è piena già tutta Roma: ne trova uno ogni centro metri lungo la via Tiburtina, dove oggi ci sono decine di mini casinò travestiti da attività commerciali”.

  • Ha mai incontrato Carminati o altri personaggi legati a quel Mondo di Sotto teorizzato dalla Procura? E, nel caso, le hanno mai rappresentato loro interessi ad investire in questi settori?

“Degli appalti in Astral si parla già, in parte, negli atti del processo. Ho conosciuto Carminati, come anche Fabrizio Testa, e posso dire che sicuramente non erano gli unici a voler entrare in un settore, quello delle opere pubbliche, che muove commesse milionarie. Dall’altra parte, Carminati mi sottopose una serie di iniziative imprenditoriali,  di cui ignoro  l’esito, con la premessa che tutto doveva essere regolare: “Non voglio impicci” era il suo mantra. Si trattava di investimenti nelle pompe di benzina bianche, poi l’acquisto di una cooperativa e di alcuni terreni. Io lo sconsigliai perché, da come erano concepiti, a mio avviso non sarebbero stati affari vantaggiosi. Soprattutto, Carminati non voleva avere nulla a che fare col traffico di stupefacenti ed era infastidito da chi gliene parlava. L’ho visto anche molto alterato per questo..”.

  • Che sensazione le ha fatto Carminati, visto che parliamo di incontri avvenuti fin quasi a ridosso degli arresti?

“C’è qualcosa che non mi torna nel modo in cui lui si è fatto prendere, o piuttosto in cui si è consegnato ai carabinieri.  Carminati, paranoico della sua privacy, non si sarebbe mai seduto nel déhor  di un bar, accanto a un vetro, come mostrano i filmati del Ros. E non avrebbe mai chiamato sempre dalla stessa cabina telefonica, finita intercettata. Mentre Testa diceva sempre che aveva la valigia pronta accanto al letto, finché un giorno mi disse che era tranquillo e l’aveva smontata. Secondo me si preparavano al male minore, sperando di essere accusati di corruzione o turbativa, mai pensando a vicende di mafia. E anche nello sviluppo delle indagini, qualcosa non quadra”.

  • Cosa non le torna delle indagini?

“Durante le famose elezioni Europee del 2014, mentre è finita agli atti del fascicolo tutta la vicenda della candidatura, poi rivelatasi un flop, dell’ex sindaco Gianni Alemanno, ci fu un altro big tra i parlamentari ex Forza italia che si confrontò con Luca Gramazio e Testa per la scelta di un candidato da presentare nel collegio del Lazio, in chiave anti Tajani. Nonostante le intercettazioni e i pedinamenti del Ros fossero già in atto, negli atti non c’è un rigo di questa vicenda e degli incontri presso il suo studio avvenuti in pieno centro storico. Così come c’è un posto in cui si sono incontrati alcuni protagonisti di Mafia capitale con altri personaggi importanti, che non è mai stato intercettato”.

  • Questa è anche la teoria dell’avvocato Giosuè Bruno Naso, secondo cui Carminati sarebbe stato consapevole sin dall’inizio delle indagini a suo carico e avrebbe deciso di guidare lui stesso il gioco, prendendo anche in giro gli investigatori. Se fosse ipotizzabile quale strategia di “riduzione del danno”, come dice lei, non si spiega il pieno coinvolgimento di Salvatore Buzzi, che invece avrebbe avuto tutto da perdere nel rovinarsi una reputazione imprenditoriale così a lungo perseguita…

“Io so che a un certo punto, qualcuno mi ha avvertito di fare un passo indietro. Forse altri non saranno stati avvertiti, o forse ci saranno stati soggetti “sacrificabili”. Ma sa qual è la prova che tutto è stato pianificato da Carminati e dal suo gruppo?”

  • Francamente, la ignoro

“Se a differenza di Napoli, qui non ci sono più morti e sparatorie in città dopo gli arresti di Mafia capitale, significa che tutto è stato pianificato a tempo debito. Gli equilibri della criminalità romana si tengono perché sono stati precedentemente e molto dettagliatamente definiti..”

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