Mafia Capitale/ gli affari di Buzzi: “Il futuro che sognava? Rimpiazzare Cerroni”

di Beatrice Nencha

 

salvatorebuzziIl futuro che Salvatore Buzzi immaginava per sé, e per il suo impero della cooperazione, non era (o non solo) nella gestione del verde pubblico e nell’accoglienza degli immigrati. Settori dove pure era entrato in modo concorrenziale, riuscendo a competere a livello nazionale forte anche del suo ruolo all’interno del CnS (Consorzio Nazionale Servizi, cooperativa di secondo grado a cui fanno capo oltre 200 imprese su tutto il territorio, ndr). La sua ambizione, a detta di una fonte a lui vicina che Nottecriminale ha avuto modo di intervistare sotto garanzia dell’anonimato, sarebbe stata ancora più elevata: diventare, o meglio rimpiazzare, il “re” dei rifiuti di Roma: Manlio Cerroni.

“Ma lo sa qual era l’obiettivo di Buzzi, il salto di qualità che voleva fare? Me ne parlò a casa mia con Carlo Maria Guarany, sei mesi prima di essere arrestato: il suo obiettivo era prendere il posto di Cerroni. Buzzi stava entrando pesantemente nel discorso dei rifiuti e penso che avesse chiuso, o stava chiudendo, delle questioni col patron di Malagrotta. Nei suoi progetti, sarebbe stato lui il futuro della mondezza per Roma. Guarda caso, come è andato a infilarsi in questa operazione, è scatta fuori Mafia capitale…”

Però Buzzi non aveva impianti né macchinari per competere col “Supremo”..

manliocerroni“Negli ultimi tempi, stava cercando di metterli in piedi. Nel frattempo aveva iniziato ad operare in alcuni Comuni della provincia di Roma, aggiudicandosi una serie di appalti. Buzzi è originario della provincia di Rieti e uno dei più importanti appalti che si aggiudicato in Ati, nel 2012, è stata la procedura aperta per “la selezione del socio privato (il bando cosiddetto SA.PRO.DI.R) con attribuzione di specifici compiti operativi connessi allo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, con il sistema porta a porta”, nell’area di 43 comuni della provincia di Rieti. Per questa procedura, Giovanni Fiscon era il tecnico indicato dalla Provincia per individuare il socio privato. Ma non dimentichiamo che già a Roma la raccolta differenziata era da anni appaltata alla 29 Giugno in otto municipi della capitale e in 7 comuni della Provincia di Roma. Addetti alle pulizie della coop erano presenti all’Auditorium Parco della Musica e negli ospedali delle Asl Roma B e Roma D. Oltre ad essersi aggiudicato una commessa da Atac per la pulizia di stazioni e treni sulle linee delle metropolitane e delle ferrovie concesse. Più di recente, Buzzi stava incominciando a interessarsi anche al business dello smaltimento, dei termovalorizzatori, delle energie prodotte dai rifiuti. Il suo obiettivo era prendere il posto di Cerroni, al momento della sua dipartita”.

Se fosse così, avrebbe dovuto avere degli interlocutori in questi settori. Li conosce?

“Politici e dirigenti apicali, sia in Regione che a livello nazionale. Come ha dichiarato lui stesso nel corso del processo Mafia Capitale, Buzzi iniziò a lavorare ininterrottamente per Ama grazie ai suoi buoni rapporti con l’ex presidente rutelliano Mario Di Carlo. Una volta insediata la giunta di Ignazio Marino, il suo obiettivo era accreditarsi con il governo regionale e nazionale, dove pure aveva buone entrature e un rapporto già in essere col ministro Giuliano Poletti, proveniente anch’esso dal mondo cooperativistico”.

-A livello processuale, i rapporti di Buzzi con la giunta Zingaretti e con il governo Renzi risultano molto circoscritti. Con quali capitali sperava di entrare nel business della ‘mondezza’, dove Cerroni è storicamente il primo ma non l’unico competitor?

“Buzzi aveva forti problemi di liquidità e per questo, a quanto mi risulta, fu lui a cercare un rapporto con Massimo Carminati, che al contrario aveva molta liquidità ‘da gestire’. Un progetto di finanza, di cui mi parlò e parlò a molti altri, doveva essere l’operazione immobiliare, emersa anche tra i capi di imputazione del processo in corso a Rebibbia, legata al salvataggio della cooperativa rossa Deposito Locomotive San Lorenzo. Alla fine non andrò in porto, ma tramite questa operazione Buzzi stava cercando di costituire un fondo che aveva tutte le caratteristiche per diventare una futura banca. La proposta finanziaria fu diffusa da Buzzi a molteplici soggetti e si doveva realizzare con investitori istituzionali, grandi coop e partner privati, grandi e piccoli. La proposta mi arrivò un paio di mesi prima degli arresti e, a quanto ne so, fu inviata da Buzzi erga omnes”.

Agli atti del maxi-processo Mondo di Mezzo, ci sarebbe anche un’indicazione in questo senso, riportata dal Sole 24 Ore lo scorso ottobre: Un’alleanza per un maxi progetto «da 100 milioni di euro» e un viaggio in macchina tra il braccio destro di Buzzi, Guarany, l’ingegner Gian Mario Baruchello e lo stesso Cerroni “per andare a visionare un impianto di Prato che intendevano rifare in otto diversi comuni del Lazio”. L’incontro, secondo il quotidiano di Confindustria, “delinea la sospetta esistenza di un unico filo conduttore che legava Buzzi al sistema dei rifiuti capitolini: da una parte Cerroni, definito il «monopolista» nel settore, dall’altra gli allora vertici di Ama, Giovanni Fiscon e Franco Panzironi” . L’obiettivo, stando ad una conversazione acquisita agli atti, è quello di andare a monitorare un impianto a Prato, per poi farne diversi nel Lazio assieme a Cerroni. «Andiamo a vedere questo impianto – dice Guarany – però lui (Cerroni, ndr) ci parlava anche degli impianti più piccoli di gestione da 100 giga watt che potremmo fare tranquillamente senza grandi svantaggi». «In ogni Comune nostro – conclude Buzzi – invece di farne uno grande ne fai otto piccoli». Secondo il legale di Buzzi e Cerroni, l’avvocato Alessandro Diddi «i due imprenditori non si sono mai incontrati di persona». Aggiunge che «quel progetto di cui parlano nelle intercettazioni non è stato portato a termine».

 

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