Mafia Capitale, “Il Nero” vs “Il Freddo”. Quando Carminati disse: “La Banda della Magliana è una cosa giornalistica”

 

di Beatrice Nencha

 

006Nel mezzo ci sono 46 imputati, ma fuori dall’Aula bunker di Rebibbia si affrontano ancora – come sempre – loro due soltanto. Due “residuati bellici” degli anni 70, per usare un’espressione cara al lessico “di strada” a cui ci ha abituati, nei due giorni di esame richiesti dalla sua difesa, Massimo Carminati. Ancora una volta, in scena finisce uno spezzone, forse l’ultimo, dello stesso drama. E questa volta non è Romanzo Criminale, “una macchietta in cui mi hanno trasformato”. Stavolta sono, soltanto più invecchiati, proprio loro: Il Nero contro Il Freddo. A oltre 25 da quell’operazione Colosseo che nel 93 disarticolò la Banda e la mise gli uni contro gli altri, armati. Maurizio Abbatino e Massimo Carminati rappresentano ancora oggi, seppur in modo opposto per le opposte strade intraprese – quella della collaborazione il primo, del fiero mutismo l’altro (“non parlerò se non di chi mi ha tirato in ballo in questo processo”) – i due destini e i due volti più noti di quel periodo. Quei cupi e insanguinati Anni di Piombo, di cui il secondo va ancora oggi fiero (“non rimpiango nulla di quello che è stato”) ricordando i propri trascorsi di giovane “fascista degli anni 70”.

maurizio-abbatino_nottecriminaleAbbatino e Carminati. Separati fisicamente – uno in una località segreta, l’altro in una cella di massima sicurezza – ma accomunati da un karma che ne rende le vite intrecciate, loro malgrado. Il Freddo e il Nero sono gli epigoni di quel romanzo criminale autentico, che per anni ha sparso il terrore nelle strade di Roma. Città che non vuole padroni. E che, meno che mai, è tollerante abbastanza da sopportare due capi. A dicembre 20014 il Pirata viene arrestato a bordo della sua Smart in un clamoroso (anche mediaticamente) blitz dei carabinieri del Ros; a due mesi dall’inizio del maxi-processo, nel silenzio quasi generale (anche mediatico) la Commissione centrale del ministero degli Interni, su parere favorevole della Procura di Roma, della Procura nazionale antimafia e della Dda, reputa che il 62enne Abbatino non necessiti più del programma di protezione previsto per i collaboratori di giustizia, che viene revocato senza concedere neppure il cambio delle generalità. Così, mentre Il Nero passa dall’ombra del Mondo di sotto ai riflettori abbaglianti della stampa nazionale, Il Freddo percorre la via opposta. In fondo, è solo questione di strade diverse per due vite che sembrano correre, per lunghi tratti, su binari paralleli.

1418491928-carminatiCome in uno specchio rovesciato, oggi è Carminati che si deve difendere dall’accusa di associazione mafiosa per cui è rinchiuso, da oltre due anni, in regime di 41 bis, attualmente nella Casa circondariale di Parma. L’altro, Abbatino, è il più prestigioso boss della Magliana ad essersi pentito e ad essere rimasto ancora in vita, dopo aver denunciato e fatto condannare molti degli ex compagni, chiamando in correità anche Carminati per una serie di reati gravissimi. Vicende nelle quali l’ex estremista di destra entrò come imputato, e ne uscì quasi sempre assolto: l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli (ai giudici di Perugia, Abbatino scandisce: “A sparare fu Massimo Carminati, componente della banda”. Ma Carminati verrà scagionato prima ancora del suo più illustre coimputato, l’ex presidente del consiglio Giulio Andreotti); il depistaggio della strage di Bologna (“l’Abbatino, in particolare, ebbe a dichiarare che la provenienza delle micce, dell’esplosivo e dei silenziatori erano da attribuirsi a Massimo Carminati”.  Nel processo che si aprì, tuttavia, “non risultò provata la corrispondenza tra il Mab rinvenuto a bordo del treno Taranto- Milano e quello precedentemente prelevato dal Carminati nei sotterranei del Ministero della Sanità, perdendo dunque fondamento il nesso tra la detenzione dell’arma e la finalità di depistaggio” si legge tra i motivi dell’assoluzione); infine, unica vicenda per cui il Nero riportò una condanna in via definitiva, l’accusa di essere coinvolto nell’utilizzo del deposito di armi rinvenuto nel 1981 nei sotterranei del Ministero della Sanità (unica vicenda processuale per cui il Nero si dice “dispiaciuto di non aver impugnato”, finendo però assolto dal reato associativo).

Delitti e misteri che hanno segnato la storia italiana, e che sembrano perdersi nella notte dei tempi rispetto agli episodi più recenti sviscerati dalla Procura di Roma nel maxi processo Mafia Capitale, che lo vede alla sbarra come presunto capo di un sodalizio mafioso dedito ad accaparrarsi, grazie alla forza dell’intimidazione e del vincolo associativo, una serie di appalti nella pubblica amministrazione capitolina e nella regione Lazio. Ma sul Nero, per la Procura, pesa anche un reato di ordinaria criminalità a cui Carminati ha sempre giurato – e ha ribadito con forza in Aula – di essere totalmente estraneo: il traffico di stupefacenti.

abbatinoarrestocoloreC’è un “non detto”, un sottotesto  inquietante che si fa strada nelle dichiarazioni del “Cecato”. “Sapevo che Grilli faceva lo spacciatore anche se non ho mai avuto contatti col traffico di stupefacenti, la droga mi fa vomitare, mi fa venire l’esaurimento nervoso – spiega il Nero al tribunale rievocando le dichiarazioni, poi clamorosamente ritrattate in Aula (“purtroppo ho dato retta al mio legale del tempo, che ha orchestrato tutto per farmi avere una protezione”), dello skipper arrestato con 500 chili di coca purissima – Grilli mi chiama in causa dopo il processo in primo grado perché il suo avvocato gli suggerisce di farlo. Mi chiama due anni dopo, nel dodicesimo verbale di interrogatorio (reso davanti al pubblico ministero Giuseppe Cascini il 17 dicembre 2014, ndr). Presidente, le chiedo di leggere attentamente la questione di Grilli, è un fatto personale. Voglio sapere intanto se l’avvocato Capograssi – che è l’avvocato di Maurizio Abbatino, il quale mi ha accusato di un sacco di cose che poi non hanno avuto riscontro processuale – vorrei sapere se c’è stato qualcosa che possa essere afferente a quel fatto. Se Grilli ha detto la verità, vorrei sapere se qualcuno ha detto a Capograssi di far dire a Grilli che se voleva ottenere qualcosa in più sulla protezione bastava chiamare Carminati. Vorrei investire i miei avvocati di questa cosa”.

Con questa dichiarazione, ripetuta in due distinte giornate processuali, si è chiuso il terzo e ultimo atto della lunga, a tratti concitata, autodifesa di Carminati. Il nome del vecchio sodale della Banda, divenuto nel tempo acerrimo nemico (chissà se per Abbatino vale il motto “meglio un buon nemico di tanti pessimi amici che poi ti danno una zaccagnata alle spalle”, citato in Aula dal Nero e indirizzato al pm Luca Tescaroli) è riecheggiato più volte nel bunker di Rebibbia. Non è dato sapere se Carminati abbia perdonato. Di certo non ha mai dimenticato.

ABBATINOPP

Il Nero e il Freddo, due personaggi da romanzo criminale, che nessuna fantasia romanzesca riuscirà mai ad eguagliare. Oggi ad opporli è un semplice “fatto personale” tra un ex estremista nero sempre in guerra e che rischia la condanna peggiore della sua vita (“io sono l’articolo 7 di questo processo” ha ripetuto più volte Carminati) e un ex boss col bollo da “infame”, tornato come un fantasma a vestire i panni del grande accusatore. Per paradosso, fu proprio Abbatino ad essere riconosciuto, in splendida solitudine, “capo, costitutore e organizzatore dell’associazione per delinquere denominata Banda della Magliana”. Sulle cui ceneri si aggirano ormai solo fantasmi e avvoltoi.

Sulla Banda della Magliana, agli Atti della Corte d’Assise d’Appello 23 luglio 1996

Interr. CARMINATI, cito

 

AVV. NASO: Senta Carminati, lei stamattina, più

volte nel rispondere alla Corte, si è riferito

alla “Banda della Magliana” – Siccome la forza

delle acquisizioni …

CARMINATI: la “Banda della Magliana” – è una

cosa giornalistica.

AVV. NASO: ecco, volevo sapere questo.

lei parla di “Banda della Magliana”

sulla base di una acquisizione postuma,

allo studio degli atti …

CARMINATI: certamente.

 

AVV. NASO: ovvero, negli anni ’79-’80-’81, lei

sapeva dell’esistenza di un gruppo criminale

chiamato “Banda della Magliana”?

CARMINATI: assolutamente. Assolutamente non

credo che esistesse, in quegli anni, un gruppo criminale.

AVV. NASO: quindi lei, diciamo cosi, per immediatezza,

per comodità di …

CARMINATI: certo, per spiegare il gruppo che è

contestualmente processato.

AVV. NASO: quindi, usa una espressione coniata

da altri.

CARMINATI: esattamente, (parola incomprens.)

dai giornali credo, non so. A quei tempi nessuno

ha mai parlato di “Banda della Magliana”

Il mio rapporto, era stato personale, soltanto

con Giuseppucci e da questo poi, da lì è cresciuto

tutto questo sufflè.

AVV. NASO: un altro chiarimento, Carminati, lei

poco fa ha detto: “Ho accompagnato Maragnoli

per la questione dei video pokers che nulla

hanno a che vedere con la “Banda della Magliana

 

CARMINATI: almeno, per quanto mi concerne a me,

non c’entravano assolutamente nulla con la

“Banda della Magliana” –

AVV. NASO: quindi, questo lei voleva dire.

CARMINATI: certo, io volevo specificare questo,

da quello che mi risulta, la “Banda della Magliana”

  • non c’entra niente. Ma non c’era la

“Banda della Magliana” –

AVV. NASO: la cosiddetta “Banda della Magliana ”

CARMINATI: la cosiddetta “Banda della Magliana ”

non c’entra assolutamente niente.

 

Senonchè, dell’esistenza della Banda della Magliana e dei contatti che con essa intratteneva CARMINATI erano perfettamente consapevoli, già nel 1980-81, i più noti estremisti di Destra. A dibattimento, CRISTIANO FIORAVANTI ha reiterato e puntualizzato le dichiarazioni rese in istruttoria e sopra richiamate, ad onta dei tentativi di fargli ammettere che la locuzione “Banda della Magliana” sarebbe frutto di un errore o di una distorsione giornalistica.

 

(..)

Circa la partecipazione di CARMINATI al traffico di droga, vi sono elementi di segno contraddittorio: SICILIA e MANCINI riferiscono che l’imputato, proprio in virtù dei suoi stretti rapporti con i testaccini, era attivo nella movimentazione di eroina e di cocaina. Il traffico, secondo SICILIA e secondo altri dati emersi nel presente procedimento, s’interrompe nel 1984-85, quando s’impongono altre, ugualmente lucrose ma meno rischiose attività: negli ultimi tempi prima del suo arresto è SICILIA a gestire il settore stupefacenti, mentre DE PEDIS e i testaccini pur partecipando degli utili, non figurano più direttamente in operazioni di prelievo- cessione- consegna.

ABBATINO, peraltro, esclude che CARMINATI abbia trafficato in stupefacenti

E’ alquanto verosimile, attesa la struttura organizzativa del sodalizio, e considerato il ruolo specifico di CARMINATI all’interno di esso, che le informazioni di ABBATINO siano, sul punto, incomplete: permane, tuttavia, un sia pur esiguo margine di dubbio, tale da aprire la via ad un’assoluzione ai sensi dell’art. 530 co. 2 CPP, limitatamente all’accusa di violazione della legge stupefacenti.

 

*****

 

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