Mafia Capitale e il silenzio di Visconti. “E’ il convitato di pietra del processo”

di Beatrice Nencha

 

VISCONTIFBA detta di chi è riuscito, per mera coincidenza, a incontrarlo di recente, avrebbe scelto di restare “sottotraccia”. Sebbene sia incazzato “col mondo intero”: magistratura, stampa, e ogni altra forma di potere che a lui si è interessato: “M’hanno distrutto, m’hanno reso la vita impossibile” si sarebbe sfogato con l’amico, incontrato di passaggio. Fatto sta che l’ex influente e iperattivo consigliere comunale Marco Visconti, già candidato senza successo (ma raccogliendo ben 8.145 preferenze) alle elezioni regionali del 2013, sembra sparito dalla faccia della Terra (romana). Anche se il suo nome continua ad essere evocato in un’altra terra: in quel cosiddetto “mondo di mezzo” emerso grazie all’inchiesta Mafia capitale. Dove l’ultimo a tirarlo in ballo, lo scorso 20 febbraio nella sua lunga deposizione nell’aula bunker di Rebibbia, è stato un altro (ex) potente uomo ombra della giunta Alemanno: Franco Panzironi.  Con l’accusa, pesantissima, di aver intascato un finanziamento “in nero” di 200mila euro per la sua campagna elettorale dalle cooperative di Salvatore Buzzi.

Visconti, iscritto nel registro degli indagati per corruzione in una seconda tranche del processo dai pm Ielo, Cascini e Tescaroli, non compare tra i 116 indagati per cui la stessa Procura ha chiesto e ottenuto lo scorso 6 febbraio l’archiviazione. “Nei confronti di Visconti non è stata esercitata l’azione penale”, ovvero la richiesta di rinvio a giudizio, confermano dalla Procura. Ma la sua posizione, per il momento, non è ancora definita e resta “sospesa” in un limbo.

Nel giugno 2015, quando è emerso il suo nome insieme ad altri 20 tra politici funzionari e imprenditori, la sua abitazione è stata tra quelle perquisite dai Ros, e l’ex assessore al Verde di Alemanno si sarebbe avvalso davanti ai magistrati della facoltà di non rispondere. “Visconti è il vero convitato di pietra di questo processo”, commentano alcuni principi del Foro nei corridoi dell’aula bunker di Rebibbia, dove da quasi due anni è in corso il maxi processo, che entro giugno dovrebbe arrivare a sentenza.

PanzironiAmaMa torniamo alla deposizione di Panzironi. Nella ricostruzione fatta in aula, l’ex amministratore delegato di Ama e Multiservizi così ha raccontato di aver appreso delle presunte dazioni di denaro in favore di Visconti, candidato prima alla Regione e in seguito al Campidoglio:  “Le coop rosse erano intenzionate a versare un contributo per Visconti per la campagna elettorale. Io feci presente che dovevano parlare con Alemanno che era presidente della Fondazione Nuova Italia e glielo riferii. Poco tempo dopo, chiedo un appuntamento a Visconti e lo trovo insieme a Buzzi davanti all’assessorato all’Ambiente e mi dice che Alemanno aveva autorizzato questa donazione. Gli dissi che non era corretto, tanto che poi la Fondazione, durante le elezioni europee, fu costretta a modificare lo statuto (…) parlai con Alemanno e con Lucarelli del fatto, poi chiesi un appuntamento a Buzzi perché avevo chiesto spiegazioni sul perché i soldi per Visconti dovessero  finire alla Fondazione e Buzzi mi disse che non voleva proprio darli a Visconti, ma solo alla fondazione, anche perché Visconti glieli aveva chiesti in contanti”.

Un punto cruciale della versione fornita da Panzironi – sempre smentita dall’ex sindaco di Roma che tramite il suo legale parla di “menzogne” – sarebbe il comportamento tenuto da Alemanno. Finito a processo davanti alla II sezione del Tribunale di Roma per reati di corruzione, vendita della sua funzione, atti contrari ai doveri d’ufficio, finanziamento illecito e  di recente archiviato, su richiesta della Procura, per il reato associativo. “Appena lo informai, Alemanno mi disse che ne avrebbe parlato con Visconti. Poi mi dissero che Buzzi avrebbe mandato 200 mila euro in Fondazione per la campagna elettorale comunale elettorale di Alemanno, e 200 mila li avrebbe lasciati comunque qui per Visconti” è il passaggio chiave della difesa di Panzironi, all’epoca tesoriere della Fondazione, assistito dal penalista Pasquale Bartolo. Siamo a gennaio 2013 e, sempre secondo l’ex dirigente di Ama, “Buzzi inizia a portare questi soldi in Fondazione, in una cartellina rossa di cartone, con dentro un’altra busta. A volte veniva a ritirarli personale della segreteria di Visconti, una volta li consegnai io direttamente a lui, nei suoi uffici (..) Visconti non voleva incontrare Buzzi perché si sentiva controllato per la vicenda dell’assunzione della moglie in Atac, per cui fu indagato” (finì poi assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto”, ndr).

Sulle accuse di finanziamenti illeciti ricostruiti con dovizia di particolari nel corso dell’esame da Panzironi – “Partecipai a un incontro tra il sindaco e Buzzi, che iniziò a parlare di proroghe e gli disse: “Dammi ste proroghe del verde e vedrai che farai la campagna elettorale in pace”  –  colpisce che non si sia ancora sentita e con forza la voce del diretto interessato, ovvero quella di Visconti. Il cui telefono cellulare risulta spento, mentre il suo pur frequentato profilo Facebook  (2.082 amici, oggi silenti) è rimasto inchiodato al 5 giugno 2013. Scorrendo a ritroso i post, si trova indicato un sito personale (www.marcovisconti.com) il cui dominio è stato anch’esso disattivato. Mentre su un altro dominio segnalato sui suoi “santini” elettorali, marcovisconti.org, appare il profilo di un inquietante omonimo, che si occupa di pratiche esorcistiche. Segno che, almeno dal punto di vista dell’attività politica, uno stop è stato sicuramente posto dal diretto interessato.

alemannovisconticarPer inquadrare meglio la figura e il ruolo politico di Marco Visconti, non resta allora che sollecitare il ricordo di chi lo ha frequentato nel suo stesso partito, sia prima che durante gli anni della giunta di centrodestra. Perché Visconti si mette in luce come presidente di un popoloso Municipio, l’ex VIII zona Balduina, ma non è un “alemanniano” della prima ora. Non fa parte del “cerchio magico” di fedelissimi né del passato politico di Alemanno condivide i trascorsi missini nel Fronte della Gioventù e tanto meno viene da militanze di estrema destra, come Stefano Andrini (conosciuto per la sua pregressa appartenenza – scrive la Digos – ai gruppi d’estrema destra “Movimento Politico Occidentale” e “Alternativa Nazionale Popolare” e divenuto manager in Ama), Riccardo Mancini (ex di Avanguardia nazionale, finito amministratore delegato dell’ente Eur) o Antonio Lucarelli (già portavoce di Forza Nuova e divenuto capo segreteria del sindaco).

“Visconti si colloca nell’area politica di Cesare Cursi, senatore di lungo corso di origine democristiana con forti entrature nel mondo della sanità. Dimostra di avere un certo peso nel suo territorio e così Alemanno se lo carica – spiega un consigliere storico di An, oggi esponente di Fratelli d’italia, che si è interfacciato con lui “solo per motivi istituzionali” in quel periodo – suppongo che a legarlo al sindaco, più che trascorsi di gioventù, siano state le dinamiche dell’assemblea capitolina. In An Visconti non era particolarmente amato, era pragmatico ma scontava una mancanza di umiltà e la classica ubriacatura politica di chi arriva subito in alto, senza avere particolari qualità”. Un ricordo di Visconti, non particolarmente positivo, ce lo confida anche un altro esponente allora in Campidoglio, che preferisce rimanere anonimo: “Visconti è sparito? E’ probabile ma meglio per lui. Siamo in tanti che vorremmo chiedergli spiegazioni.. Mollicone (Federico Mollicone, ex consigliere comunale Pdl dell’area rampelliana, ndr) lo sta ancora cercando per sapere dove sono finiti i 500mila euro, frutto di un emendamento approvato dal gruppo, destinati alla riqualificazione di Colle Oppio”. Fondi destinati “a onorare un preciso impegno preso coi nostri elettori in campagna elettorale e che poi scoprimmo furono spostati, senza dirci nulla, alle potature di villa Borghese.. “.

 

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