Mafia capitale, parla la compagna di Buzzi: “Il Pci mi insegnò il rigore morale. Salvatore non si sentì di denunciare..”

di Beatrice Nencha

 

salvatorebuzziCi sono solo due momenti in cui la voce di Alessandra Garrone, compagna e poi consorte di Salvatore Buzzi da cui ha avuto una figlia di sette anni, si spezza: quando racconta di un viaggio aziendale fatto negli Stati Uniti “per riappacificarsi”; e quando rievoca, sempre davanti al tribunale nell’aula bunker di Rebibbia, una cena di fine agosto a cui partecipò, insieme a Buzzi e Carlo Maria Guarany, in cui Antonio Passerelli (amministratore unico di Ecoflora srl e membro del cda di Ama dal 2006 al 2008, ndr) “ci disse che Panzironi, per farci vincere la gara dei servizi cimiteriali del Verano, pretendeva 100mila euro”. Somma che il ras delle cooperative sociali si rifiutò di pagare, rispondendo con estrema naturalezza davanti ai commensali: “Noi siamo la 29 Giugno e queste cose non le facciamo”.

Non è stata facile la giornata di Alessandra Garrone, che si è sottoposta per otto ore di fila all’esame e al controesame relativo a una decina di campi di imputazione – dalla partecipazione all’associazione mafiosa fino alla corruzione e alle turbative d’asta – contestati dalla Procura, che la ritiene parte integrante del sodalizio criminale capeggiato proprio dal suo compagno Buzzi e da Massimo Carminati. A tratti scossa, ma mai da dover interrompere la deposizione, a tratti indignata o infastidita “da tutti quei politici che vengono qui a dire di aver preso ‘solo’ 5mila euro da noi”, la Garrone si è difesa punto per punto, assistita dai suoi legali Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, lanciando un duro j’accuse contro un sistema politico romano “che ci ha fagocitato  per anni con pressanti richieste di assunzioni, contributi ed erogazioni liberali: ad ogni campagna elettorale che si avvicinava, a Buzzi veniva l’ulcera”.

Su domanda del suo difensore Diddi, Garrone rievoca la sua relazione con Salvatore, nata all’interno di un circolo Pd del V Municipio, dove hanno sede le loro cooperative: “Conosco Buzzi dal ’97 perché ero iscritta ai Ds di Pietralata dove si iscrisse anche lui, dato che era molto amico del segretario, come tutti i rappresentanti delle nostre imprese di quel territorio. Nel 2005 Salvatore divorzia e io mi trasferisco a Castel Verde. Nel 2007 inizia la nostra relazione e poco dopo nasce Elettra. Pur avendo sempre lavorato insieme, dal mio arrivo nella coop nel 1999, voglio precisare che a capo della 29 Giugno non c’è Buzzi, né io o Carminati, ma unicamente i soci della cooperativa”.

buzzicarminatiAmmette l’esistenza di una relazione fatta di alti e bassi, forse in parte rovinata anche dal momento dell’ingresso del Nero a via Pomona nel 2012, oltre che dai tanti tradimenti del marito: “La Procura ha ritenuto di portare qui la relazione di Salvatore con Pierina Chiaravalle, di cui ero a conoscenza. Nel 2014 facemmo un viaggio negli Usa che fu una sorta di riconciliazione, ma fu più per garantire una vita serena alla nostra bambina. Buzzi lavorava dal lunedì al venerdì e spesso non tornava a dormire, ci vedevamo nei fine settimana con il patto di non parlare mai di lavoro a casa. Io sono stata cresciuta con rigidità dai compagni del Pci, dove il rigore morale era alla base, e quando scoprii delle somme versate a nero a Carminati, il nostro rapporto cominciò ad entrare in crisi anche per quello”.

Il “momento” ricordato dalla Garrone ha un posto preciso nel calendario degli eventi chiave dell’inchiesta Mafia Capitale. E’ il 12 novembre 2012 quando a via Pomona entrano gli uomini della Guardia di Finanza per una verifica fiscale (in realtà la visita servirà a piazzare delle microspie, ma questo si scoprirà in seguito) e, prima che Buzzi riesca a distruggerlo, gli sequestrano un “pizzino”. Il patron della 29 Giugno appare molto teso, e la sua compagna se ne accorge immediatamente: “Non conoscevo il contenuto di questo foglietto. Nadia (Cerrito) me lo consegna dopo averlo strappato dal suo quaderno. Ricordo che c’erano annotate delle somme: due più e un meno 15mila, e c’era accanto la sigla Cam. Tanto che io le chiedo se sono dei costi sostenuti al Car, il Centro agroalimentare romano di Guidonia doveva avevamo l’appalto per la raccolta dei rifiuti. La Cerrito, molto tesa, mi disse che erano somme in nero destinate a Carminati. In quel momento mi sono arrabbiata tantissimo perché, per la prima volta, prendo contezza che girava del nero in cooperativa. E non ne capivo il motivo perché Carminati aveva un’associazione in partecipazione con noi e aveva un contratto di subappalto su Eur, quindi quei soldi potevano tranquillamente circolare in chiaro. Io litigo con Salvatore, mi altero e da lì inizia a subirne anche il nostro rapporto. Ricordo che gli dissi di evitare di fare stupidaggini perché, come presidente della coop, rischiava lui. Poi abbiamo rischiato tutti, però.. Da quel momento io non vengo più messa a conoscenza di niente e spesso smettevano di parlare quando entravo  in ufficio”.

panzironiSu un altro aspetto molto delicato della sua deposizione, ovvero la tentata concussione di Buzzi da parte di Panzironi per l’aggiudicazione della gara Ama dei Cimiteri dell’agosto 2009  – già ricostruita da Buzzi nei suoi interrogatori in carcere con i pm Paolo Ielo e Michele Prestipino – è il pubblico ministero Luca Tescaroli, nel controesame della teste, a incalzare la Garrone: “Perché non ha denunciato lei stessa questa supposta concussione? E come si dichiara rispetto alla contestazione di appartenere a un’associazione mafiosa?”. Nonostante l’opposizione dei suoi avvocati, Alessandra Garrone affronta la questione: “Come non mi sento di essere stata parte di nessuna associazione a delinquere, lo stesso ritengo valga per Buzzi. Nel periodo di quella gara, io ero in maternità.  Quando  consigliai a Buzzi di denunciare tutto, eravamo già nella seconda fase in cui Buzzi aveva detto di essere stato convocato da Panzironi e da Giuliani. Ci era andato lui, non  Garrone, quindi che denunciavo una concussione in via indiretta? Nei giorni successivi a quella cena, ci venne revocato il contratto da Roma Multiservizi e a ottobre seppi che Buzzi era stato convocato in Ama da Panzironi per la rinuncia. Gli dissi di rivolgersi all’avvocato Diddi, abbiamo depositato tutto il carteggio, ma Buzzi mi rispose che fuori il mondo è brutto e cattivo e che denunciare significava mettere a rischio il futuro lavorativo di mille persone e lui  non se la sentiva”.

Nell’Informativa del 1 ottobre 2015 n 384/1 – 202 stilata dal II Reparto investigativo del Ros e dedicata ai “rapporti tra l’organizzazione criminale indagata ed alcuni dirigenti apicali della municipalizzata romana, utilizzati per turbare il normale andamento di aggiudicazione di bandi di gara nel settore della raccolta dei rifiuti”, si legge:

  • alla domanda del PM di precisare l’importo dell’appalto, BUZZI rispondeva: “Non me lo ricordo però noi fatturavamo un milione l’anno, c’avevamo il 30%, stiamo a parla’ di tre milioni l’anno: Insomma ci fa questa proposta dei 100.000 euro da dare a Panzironi per vincere la gara”, ovvero per farsi aggiudicare la gara. La richiesta veniva ritenuta troppo esosa da BUZZI, ma PASSARELLI aveva cercato di convincerlo a pagare: “ Passarelli mi avvisa e dice: “guarda che lui è vendicativo, se non accettate i 100.000 euro ti leva il subappalto del Verano”, perché lui comunque, dottore anche se avevamo vinto la gara o l’avevamo persa noi eravamo gli uscenti e continuavamo a lavorare. Cioè finché non si aggiudicava la gara noi eravamo gli uscenti. Dico: “voglio vede’ come fa a levarci il subappalto del Verano. Lui è AMA e la Multiservizi che c’entra?”. Infine decisero di non pagare, quindi PANZIRONI riuscì a levargli il subappalto del Verano, mediante un provvedimento con cui veniva contestato l’inadempienza contrattuale;

 

  • alla domanda del PM: “come fa a sapere che c’era Panzironi dietro a questo?”, BUZZI precisava che lo aveva desunto dalle minacce ricevute. Inoltre, a specifica domanda, spiegava che l’A.D. della Multiservizi era Giuliani, ed aggiungeva: “la commessa era CNS e noi ci troviamo quindi esposti al fuoco della reazione di quest’uomo”. Dopo la perdita dell’appalto del Verano, nell’agosto del 2009, riuscirono a far assumere il personale che fino a quel momento aveva lavorato per la manutenzione del cimitero, quindi: “si può immaginare noi che rapporti c’avevamo con Panzironi. Posso dire una cosa? Questo è un inciso. Di tutta l’amministrazione Alemanno è stato l’unico che se era si era si e se era no era no, tutti gli altri erano tutti mezzi incapaci, ma lui è stato tremendo. Infatti è stato il vero assessore all’ambiente Panzironi. L’assessore all’ambiente di prima (inc. ) nemmeno vedeva la pala dov’era”;

 

 

 

 

 

 

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