Lecce/Gran parte della costa salentina come punto d’approdo per traffici di droga, armi e tritolo provenienti dall’Albania

tritoloUn tempo erano le sigarette, oggi marijuana, migranti, kalashnikov e tritolo: passa di tutto dalla porta del contrabbando della Puglia, 80 chilometri fra Brindisi e Otranto scelti dalla criminalità albanese come punto d’approdo per i traffici illeciti. Percorrendo quel tratto di costa, il motivo balza subito agli occhi: spiagge sabbiose su cui è facile approdare, dune e arbusti di macchia mediterranea in cui nascondere sacchi ingombranti, case disabitate a ospitare rifugi improvvisati, pinete in cui celare auto e furgoni, masserie per stoccare lo stupefacente, stradine per sfuggire ai controlli e poi le statali per scappare verso il nord della Puglia. Da Otranto, passando per San Foca, l’oasi delle Cesine, le pinete di Frigole, le marine deserte di Casalabate, Torchiarolo, Cerano, è un susseguirsi di luoghi frequentati dai nuovi pirati dell’Adriatico, che usano i salentini come gregari, per garantirsi le basi logistiche e smerciare una parte della droga nella movida. I quantitativi più grossi, invece, prendono la via del Nord, come accade per le armi e l’esplosivo, che negli ultimi giorni è stato scoperto in grande quantità nel territorio brindisino. Il tritolo: l’ultimo ritrovamento è avvenuto la mattina di Capodanno. Oltre 20 chilogrammi divisi in 114 panetti, notati da un pescatore in località Torre San Gennaro a Torchiarolo. Erano nascosti sotto una duna, probabilmente crollata a causa del forte vento. Confezionati in pacchetti di cartone con la scritta TNT 200 e poi infilati in un sacco di iuta per concimi. Esattamente come i 21 chili trovati il giorno dell’Immacolata a una decina di chilometri di distanza, sempre sulla spiaggia. “Ci sono molte similitudini tra i due ritrovamenti – spiega il capo della squadra mobile di Brindisi, Antonio Sfameni – ma soltanto le analisi chimiche e la verifica del potenziale, i cui standard sono diversi in ogni Stato, potranno chiarire se il materiale abbia la stessa provenienza”. Sul fatto che sia esplosivo di tipo militare ci sono pochi dubbi . E anche la provenienza dall’Est Europeo è più di un’ipotesi. Difficile, invece, capire a chi fosse destinato, spiega il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli: “L’origine del materiale non è chiara e per questo non escludiamo alcuna ipotesi. Potrebbe essere finalizzato a qualche gruppo criminale o essere semplicemente una vecchia riserva di cui qualcuno ha voluto disfarsi. Certamente – prosegue il magistrato – nel recente passato del nostro territorio non ci sono episodi in cui è stato utilizzato il tritolo”. E anche il coinvolgimento diretto della criminalità organizzata pugliese, per ora, non è conclamato, come dimostra anche il fatto che le indagini sono rimaste alla Procura di Brindisi e non trasferite alla Dda di Lecce. “Gli albanesi padroneggiano in maniera esclusiva la rotta balcanica verso l’Italia”, è scritto nell’ultima relazione della Dia al parlamento, ovvero sono i padroni del Canale d’Otranto. Nelle 50 miglia che separano Valona dal Salento non si muove imbarcazione senza il loro assenso. E ogni traffico illecito diventa fonte di guadagno, siano armi o stupefacenti, considerati più facili da gestire rispetto ai migranti, che non a caso vengono lasciati alle organizzazioni criminali turche. Per trasportare la droga usano potenti gommoni, ma anche acquascoter e aerei ultraleggeri. Per fronteggiarli l’Italia usa un dispositivo aeronavale affidato prevalentemente alla guardia di finanza e gestito dal Roan tramite motovedette e elicotteri. Nel 2016 sono stati effettuati anche sorvoli in Albania, scoprendo che le serre di marijuana, un tempo concentrate intorno a Lazarat, oggi sono ovunque. E che tutta la droga viene trasportata verso la costa e parte poi con destinazione Puglia. Imbarcazioni inseguite in mare, quintali nascosti nei casolari, camion fermati sulla statale: le operazioni antidroga in Salento dimostrano che soltanto una piccola parte della merce albanese è destinata al mercato locale. A dicembre la squadra mobile di Lecce ha bloccato albanesi in auto e su un camion mentre trasportavano marijuana verso il Veneto e la Lombardia, scoprendo anche un deposito nelle campagne di Acaya. A settembre la finanza ha intercettato a Cerano un carico diretto a Bologna, mentre a novembre la guardia costiera ne ha ripescato 17 sacchi al largo di Otranto. La mattina di Capodanno l’ultimo ritrovamento della finanza: 760 chili sulla spiaggia di Vernole, accanto al gommone che li ha trasportati. Sul mercato avrebbero fruttato una somma di oltre sette milioni di euro. (Fonte repubblica.it di Chiara Spagnolo)

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