Roma/ “Mafia capitale? Un brand giudiziario che divide il mondo in “sommersi” e “salvati”

Di Beatrice Nencha

intrieri

–  Avvocato Intrieri, lei difende uno degli imputati del processo Mafia Capitale, Carlo Maria Guarany, vice presidente della coop “29 Giugno” accusato di 416 bis e corruzione aggravata. Cosa pensa della recente richiesta della Procura di Roma che dispone 116 archiviazioni per altrettanti imputati e indagati, più e meno eccellenti, di “Mafia Capitale”?

“Penso che si tratti di una leale quanto implicita ammissione, da parte della Procura, della debolezza dell’impalcatura di questo processo, anche se non lo si vuole ammettere. Tra alcune di queste posizioni archiviate ci sono 21 richieste di archiviazione per 416 bis, che riguardano situazioni strettamente collegate a quelle degli imputati per cui oggi si sta celebrando il processo nell’aula bunker di Rebibbia. Prendiamo ad esempio la posizione dell’ex sindaco Alemanno: se il suo braccio destro Franco Panzironi è quello che, secondo l’accusa, raccoglieva i soldi per lui ed è ancora oggi imputato per 416 bis, come fa l’archiviazione relativa ad Alemanno per questo reato a non riverberarsi sulla posizione di Panzironi? Inoltre, come si giustifica una richiesta di archiviazione per 416 bis basata, per quasi tutti, sull’ignoranza dell’elemento soggettivo?”.

In vari casi la Procura conferma che le condotte sono comunque state quelle di assistenza e favoreggiamento di un’associazione mafiosa ma non si è raggiunta la prova dell’elemento soggettivo, ovvero della consapevolezza di aiutare un’associazione di stampo mafioso

“Perché questa prudenza vale per alcuni e per altri no? L’esempio più eclatante è che c’erano  tra gli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa anche tre avvocati, accusati di essere stati l’interfaccia tra Carminati e determinate attività che si svolgevano all’interno della Procura. La motivazione dell’archiviazione è che essi hanno posto in essere delle condotte che sono riconducibili al favoreggiamento ma vengono archiviati perché manca la consapevolezza soggettiva dei loro atti. Ma se non lo capiscono tre avvocati di spicco che hanno a che fare con un’organizzazione mafiosa, come possono comprenderlo i dipendenti della cooperativa di Salvatore Buzzi”.

–  Alcuni di loro, in realtà, sono ritenuti sodali a tutti gli effetti dell’associazione. Nella coop “29 Giugno” figurano ex detenuti con carature criminali di primo piano e alcuni di questi sono stati arrestati insieme a Buzzi poiché ritenuti il collegamento tra la criminalità romana e la mafia siciliana nella capitale.

“C’è una funzione sociale che queste cooperative hanno svolto, ovvero il reinserimento al lavoro di centinaia di detenuti che, per ottenere i benefici di legge, dovevano trovarsi un impiego. Una delle persone che ha lavorato per la “29 Giugno” ha contribuito a creare quel film bellissimo, “Cesare deve morire”, realizzato totalmente dai detenuti. Che poi le cooperative, come le imprese, siano entrate in un meccanismo determinato dallo stato di degrado e dalla corruzione in cui versano l’Amministrazione comunale e il sottobosco politico romano, questa è tutt’altra questione”.

Mafia Capitale ha scoperchiato una eclatante “questione romana”, che vede la corruzione come fenomeno pervasivo nella pubblica amministrazione, come denunciato anche da Raffaele Cantone. Una corruzione che, per la Procura, grazie ai colletti bianchi e ai politici che vendono la propria funzione, rafforza l’attività delle associazioni mafiose di nuova generazione. Non serve la lupara per comprare una determina dirigenziale, o per vincere un appalto, basta essere inseriti in una rete di relazioni

“La configurazione dell’associazione mafiosa, in questo processo, è una configurazione nuova e originale. Nel nostro ordinamento esiste un principio che si chiama principio di legalità per cui devo sapere, prima di commettere un’azione, se questa è lecita o meno e se questa rientra in una fattispecie di reato. Quando ci troviamo di fronte a delle configurazioni di reati di tipo nuovo, il problema che si pone è il seguente: come fa quel soggetto a sapere che lui sta lavorando per un’associazione di stampo mafioso, chi glielo dice se lo ha scoperto la Procura innovando il diritto?”

–  Tuttavia, in numerose udienze del processo sono stati dimostrati i legami di affari e i contatti tra Massimo Carminati e i pericolosi boss come Michele Senese, Ernesto Diotallevi o Gennaro Mokbel, oltre alle relazioni attive con tutto quel mondo vicino alla destra romana da un lato e ai superstiti della Banda della Magliana dall’altro

“A volte sembra che la teoria della Procura sia quella della “pentecoste mafiosa”, dove c’è un apostolo del male, Carminati, che infonde lo spirito maligno su tutti quelli che si avvicinano a lui. Ma Carminati, con tutto il suo background, conosce Buzzi e insieme fanno un concorso in corruzione. Non è che automaticamente Buzzi diviene responsabile dei reati di criminalità ordinaria che può aver commesso Carminati, è un’euristica sbagliata. Buzzi risponde dei reati eventualmente commessi in concorso con lui, se si dimostra che dall’inizio esisteva un accordo per organizzare insieme tali reati. Il punto centrale è se c’è il metodo mafioso, sin qui non provato. Questo processo nasce inseguendo Carminati e ipotizzando per lui una serie di condotte delittuose, a partire dall’originaria pista, poi decaduta, dell’associazione a delinquere finalizzata all’eversione. Dopodiché, intercettando delle chiamate tra Buzzi e Carminati, gli inquirenti vedono chi è Buzzi e aprono questo filone di indagini che viene affidato al II Reparto dei Ros, mentre il reparto Anticrimine segue altre piste più “ricche”, tra cui Finmeccanica e la n’drangheta, che dovrebbero portare a scoprire tutti i suoi traffici illeciti. Ma chi indaga, alla fine, si ritrova in mano, come unico filone che ha dato risultati, quello della corruzione delle cooperative. Così viene appiccicato questo filone di indagine, quello legato alle corruzioni, all’iniziale pista sull’associazione di stampo mafioso, che è esclusivamente un brand giuridico. Un marchio suggestivo, che segna il processo, ma che resta una accattivante suggestione per contrassegnare un’indagine di ordinaria corruzione, che indica come nel Comune di Roma i vari Dipartimenti campino di corruzione. Le stesse coop di Buzzi, dopo aver lavorato con le giunte di sinistra, non a caso incappano in grandissime difficoltà con Alemanno sindaco, perdono gli appalti e fanno manifestazioni durissime sotto al Campidoglio”

–  Questo finché non trovano un accordo con la nuova gestione del Campidoglio. In questo momento politico si colloca un evento importante: l’incontro ad Eur spa tra Buzzi e Riccardo Mancini (uno degli imputati per cui c’è stata la richiesta di archiviazione per l’associazione mafiosa, ndr), che lo mette in contatto con Carminati, e da cui nascerà poi il futuro “sodalizio” teorizzato dalla Procura

“Questo è da dimostrare ma uno dei punti cruciali è il fatto che le cooperative avevano un credito legittimo con l’Amministrazione, un credito legale riconosciuto dal tribunale, che non riuscivano a riscuotere dall’ente Eur guidato da Mancini, che non li paga perché non ha soldi. E già questo dovrebbe far riflettere sulla difficoltà di parlare di associazione mafiosa, visto che i protagonisti non riescono a farsi pagare nemmeno da quelli che dovrebbero essere i loro complici nella pubblica amministrazione. Mancini verrà arrestato inizialmente per 416 bis, ipotesi annullata in seguito dal Tribunale del Riesame e infine archiviato, e questa è una delle prime incongruenze. Secondo la nuova ipotesi investigativa, Carminati sarebbe una sorta di intermediario, ma è un ruolo che assume per far pagare un credito legittimo avanzato delle cooperative. E’ chiaro che se parliamo di un’Amministrazione corrotta, dove se non paghi non sblocchi niente e dove tutto questo sistema genera solo corruzione, malgoverno, clientelismo, in questo ci sta pure che delle organizzazioni criminali, più o meno grandi, possano essere attirate dalla voce degli appalti. Ma da qui a stabilire che nella capitale c’è la mafia, ovvero un’organizzazione di stampo mafioso che occupa il Comune di Roma, ce ne corre  e non è così.

Tornando alle richieste di archiviazione, ci sono altri imputati e filoni che rimangono aperti. Magari decade l’imputazione principale di 416 bis, ma restano ulteriori capi di imputazioni e processi stralciati che ruotano intorno al maxi processo Mafia Capitale o ne sono un corollario altrettanto importante per capire il malgoverno di Roma e i collegamenti con le altre associazioni criminali

“Io noto una serie di filoni giudiziari in cui ci si era avventurati, e che sono stati presto o tardi abbandonati. Quello che resta in piedi oggi è un ordinario processo di corruzione, che viene rivestito di questa fascinazione mafiosa. Si è creato un brand giudiziario di grande successo e adesso tutti sono convinti che ci sia la mafia a Roma, senza conoscere un solo atto del processo, dato che il “marchio” prevale su tutto. Ma quando tutto è mafia, niente è mafia. Resta inoltre il problema della certezza del diritto: il cittadino ha il diritto di sapere se la sua azione realizza, o meno, un’ipotesi di reato. Non si può dire a chi aveva in mente di fare una corruzione, o una turbativa d’asta, io ti arresto perché tu, senza saperlo, fai parte di un’associazione mafiosa. Inoltre, dietro queste archiviazioni si affaccia una domanda inquietante: in questo processo abbiamo fatto “i sommersi e i salvati”? Sono certo non sia stata questa l’intenzione, però…”

In numerosi casi l’archiviazione è dettata dalla intervenuta prescrizione

“Questi casi non mi interessano. Quando parliamo del 416 bis il discorso è diverso, non si possono fare i sommersi e i salvati. Gli imputati rimasti in carcere o ai domiciliari possono domandarsi, legittimamente, perché a me si e agli altri no? Perché con me ti accanisci e con altri no? Io resto molto curioso di capire i criteri secondo cui la Procura ha asserito che qualcuno poteva non sapere mentre altri non potevano NON sapere. Inoltre, molta gente non sa che questa indagine riguarda 20 appalti spalmati su tre Dipartimenti comunali. I Dipartimenti a Roma sono 15, gli appalti sono 9mila l’anno: si può impiantare un’indagine sulla mafia a Roma a partire da questi numeri? Ancora, si può parlare dell’occupazione all’Ama da parte della mafia lasciando fuori il capitolo Cerroni? In quel processo, che è ancora in corso, non ci pensano nemmeno, giustamente, a contestare l’associazione di stampo mafioso”.

–  Alcuni suoi colleghi ritengono che l’accusa di associazione mafiosa sia servita come escamotage per dare maggiore enfasi al processo e per facilitare l’arresto di alcuni imputati. Arresti divenuti quasi un monito, in particolare per un mondo politico che da tempo non vedeva arresti per mafia nella capitale

“Non penso sia stato un escamotage, piuttosto una fascinazione. Penso sia un’analisi culturale di grande suggestione per la Procura. E’ stata una narrazione politico – criminale- giudiziaria che ha finito per prevalere sul contenuto. Di essa, a dire il vero si è attribuito merito il comandante del nucleo Anticrimine del Ros che l’ha condivisa, come ci ha detto prima con la Procura e poi con dovizia di mezzi audio-visivi  con la stampa”.

 L’indagine “Mondo di mezzo” nasce da tre inchieste, poi riunificate, il cui epicentro erano una serie di reati di tipo associativo come il primo filone d’indagine incentrato su Luigi Ciavardini. Una pista giudiziaria poi abbandonata e finita con l’archiviazione. Così come la pista che seguiva Ernesto Diotallevi e i suoi famigliari. Tuttavia, restano una serie di collegamenti e una “rete” del cosiddetto “mondo di sotto” della malavita locale romana che non sono suggestioni.

“Esatto, dopodiché perdiamo per strada questi reati ordinari e creiamo una bella confezione, un brand affascinante, smentito però dai fatti. Quello che si celebra a Rebibbia è un procedimento per corruzione, anche con episodi gravi, se io però sul fascicolo scrivo ‘corruzione’, l’attrattiva è relativa. Se ci metto “Mafia Capitale’ si crea un fenomeno e, come bene ha sostenuto il procuratore aggiunto Ielo di recente, una sentenza “che entra nei libri di storia”. Ammetterà: può essere una tentazione umana per un Tribunale”.

Questo è smentito dal comportamento tenuto da alcuni testimoni durante il processo, che si sono dimostrati totalmente assoggettati o succubi in particolare verso le figure di Brugia e Carminati

“Bisogna fare una distinzione essenziale: ma cosa ne sanno Guarany o i collaboratori di Buzzi, o Buzzi stesso, delle grassazioni che compiono Carminati o i suoi presunti sodali per rientrare dai prestiti a scopo di usura? Se si teorizza che questa è un’associazione finalizzata alla corruzione, cosa c’entrano i reati di usura di cui nessuno della cooperativa sapeva nulla?”

Il giro di Carminati che faceva capo al distributore di Corso Francia queste cose le sapeva. Secondo lei i pm avrebbero dovuto scindere i due ‘mondi’ invece di riunirli in un unico processo?

“Certamente, ma il legame che c’è tra Buzzi e Carminati non implica che Buzzi diventi complice dell’usura che fa Carminati”.

La ‘suggestione’, che pare trovare precisi riscontri secondo la Procura, è che Carminati abbia investito circa due milioni di euro per finanziare Buzzi nella realizzazione del campo rom di Castel Romano, su cui poi intendeva guadagnare con la corruzione degli appalti assegnati dal Comune

“Questo può anche essere ma mi pare che poi risulti in alcune telefonate che ci siano delle restituzioni di somme. E’ facile immaginare che Carminati fosse in possesso di una grande liquidità, ma il punto di vista è un altro: Carminati è un finanziatore oppure serve a Buzzi per il metodo mafioso? Perché se Carminati è il finanziatore, o è interessato a lucrare da una situazione di corruzione, non c’entra nulla il metodo mafioso. Carminati e la mafia diventano rilevanti solo se Carminati utilizza un metodo mafioso per consentire a Buzzi di guadagnare i soldi e io credo che tale condatta, nel processo, sin qui non sia emersa”.

Quando e con quale esito si concluderà Mafia capitale in primo grado?

“Evito sempre di fare pronostici perché non confondo mai le mie aspettative con la realtà. Tuttavia spero sia ben chiaro a tutti che non può essere “Mafia capitale” l’unica ricetta di salvezza per sconfiggere il malgoverno che da sempre affligge la Città Eterna. La sola massiccia azione di repressione è come il napalm che tanto piaceva al precedente assessore alla Legalità e magistrato Alfonso Sabella, un estimatore del colonnello Kurtz di Apocalypse Now. Ma il fuoco, fosse anche quello sacro della legalità, distrugge l’intera foresta: piante buone e specie cattive e alla fine, magari, restano solo i frigoriferi vuoti nelle strade..”

 

Chi è Cataldo Intrieri

Avvocato penalista con processi importanti prevalentemente per reati economici e finanziari, come il crack Cirio ed Eutelia, il ” Madoff dei Parioli” Lande, pubblicazioni in tema di rapporti tra scienze psicologiche, media e processi penali. Difende Carlo Maria Guarany vicepresidente della coop 29 Giugno e stretto collaboratore di Salvatore Buzzi. Ha posto come uno dei temi centrali della sua difesa il rapporto tra informazione e l’indagine, che ha originato una dura polemica in aula  con la Procura . Qui spiega i buchi neri dell’accusa.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...