Roma/Mafia Capitale: la confessione di Lacopo al pm: “Brugia mi prestò 240mila euro. Colpa di una Porsche sparita…”

di Beatrice Nencha

distributore“Col Carminati e col Brugia, io non ho proprio niente a che fare”. Inizia così la confessione spontanea di Roberto Lacopo, il proprietario della pompa di benzina di Corso Francia, arrestato il 2 dicembre 2014 e da allora in carcere duro  al 41 bis, poiché ritenuto dalla Procura di Roma complice del sodalizio criminale noto come “Mafia Capitale”. Ma secondo la versione fornita da Lacopo al pubblico ministero Luca Tescaroli durante un interrogatorio richiesto in carcere circa un anno fa, le cose sarebbero andate in maniera diversa. Tanto da far sorgere il dubbio, qualora siano verificate le circostanze narrate, che il “gioco dei ruoli” (e i rapporti di forza) all’interno dell’area di servizio ormai più nota a Roma potrebbe essere da riconsiderare. Secondo l’imputato, la cui lista testi è stata esaurita dalla difesa la scorsa settimana, la presenza presso la pompa di benzina dell’ingombrante figura di Riccardo Brugia si dovrebbe, inizialmente, al suo rapporto sentimentale con la segreteria di Lacopo, Annalisa Ugazio. Nel giro di poco tempo, ospite fisso del distributore sarebbe diventato anche il “Nero”, alias Massimo Carminati, di cui Brugia è da sempre il fidato braccio destro.

Ma cosa porta, secondo la ricostruzione di Lacopo, alla coabitazione forzata con i due estremisti di destra? Lacopo non lo dice chiaramente, ma sembra di intuire che si tratti di un favore – di natura economica – fatto da Brugia al benzinaio, per tirarlo fuori da un brutto pasticcio accaduto in passato sul posto di lavoro, proprio nell’area di servizio di Corso Francia. “Ho avuto problemi finanziari dovuti anche alle pompe bianche che erano uscite e Riccardo Brugia mi ha fatto un prestito”. Un prestito piuttosto consistente: 240mila euro. Così Lacopo ricostruisce la vicenda, che lo portò ad entrare in un rapporto ambiguo con i due pesanti “coinquilini” del distributore.

“Mi hanno derubato una macchina sull’impianto nel 2002, la causa è durata cinque anni e ho dovuto pagare cento… è cominciata andà male anche quando ho dovuto pagare 145mila euro di causa di questa macchina” racconta Lacopo. La macchina di lusso, sparita in modo misterioso dalla pompa di benzina, è una Porsche Cayenne turbo. “Il proprietario m’ha detto che m’ha lasciato a me le chiavi e m’ha fatto causa, la macchina non era assicurata, ho perso la causa e ho dovuto pagare 145mila euro di macchina… ecco, da quando ho dovuto pagare questa macchina ho cominciato ad avere problemi finanziari”.

Quello che Lacopo non rende noto – poiché durante il processo è emerso come Brugia concedesse prestiti a tassi di interesse elevati e ne pretendesse il recupero anche con le maniere forti – è se la somma a lui elargita sia stata corrisposta senza oneri. Oppure, con le stesse modalità perentorie con cui Brugia forniva denaro e gestiva il recupero del credito fornito ad altri clienti del distributore di Corso Francia. Alcuni dei quali, presentatisi nell’aula bunker di Rebibbia, hanno raccontato di aver subito minacce e intimidazioni pesanti.

La sentenza che decise sul furto dell’auto di lusso risale al 10 maggio 2010, emessa dal Tribunale civile VIII Sezione, ed è una vertenza tra la clinica Villa Rizzo Srl e Roberto Lacopo e Giovanni Iozzelli (poco prima uscito dalla compagine societaria, ndr). Grazie all’acquisto di un nuovo distributore, all’inizio Lacopo pensa di poter ripianare il debito contratto in breve tempo. Ma si illude: “Io ero molto conosciuto all’Agip perché ero uno dei migliori gestori (..).. dentro la mia testa pensavo mille euro li levo da un distributore, mille euro levo dall’altro, mille euro li levo da un altro, in due-tre anni mi levo questo debito, cioè volevo levarmi questo debito”. Invece, con l’acquisto dell’impianto, iniziano i primi dissapori con Brugia. “(..) avevo saputo da mio cognato che aveva parlato con la ragazza del Brugia, m’ha detto: Guarda Robé, so’ che Riccardo c’è rimasto male perché tu hai preso questi due distributori (in via Casilina e in via Flaminia, ndr) e lui pensava che dicevi qualcosa, tipo di entrare in società e m’ha detto che c’è rimasto male”, spiega Lacopo al pm, “(…) da allora ho capito che c’era qualcosa..cioè che lui ce l’aveva con me”.

Al rifiuto di Lacopo di prenderlo come socio, Brugia fa dettare le sue condizioni per il rientro del prestito. “Io sono stato operato, sono mancato dal distributore per un mese che sono stato operato al ginocchio  – prosegue Lacopo nel racconto messo a verbale – mia moglie non sapeva del prestito che avevo avuto col Brugia e quando lo venne a sapere, perché mia moglie non stava sempre all’impianto (..), chiamò sia Ugazio Annalisa e Riccardo e gli disse che oltre lo stipendio lei voleva il patto di dare mille euro al mese del prestito che avevamo col Brugia”. Ovvero, ogni mese la famiglia di Lacopo, oltre a pagare lo stipendio della segretaria, avrebbe dovuto corrispondere al suo fidanzato altri mille euro da scalare dal prestito pattuito. Questo in un periodo già di crisi negli affari e con tutto il debito di 230mila euro che gravava sulle spalle di Lacopo e della sua famiglia. Tanto che è la moglie di Lacopo, che non voleva avere debiti con Brugia, a suggerire una soluzione: “Vendiamo casa e restituiamo tutto”.

Ma la proposta non piace affatto all’amico del Nero, che è più interessato a mantenere il credito di mille euro al mese, almeno secondo la versione del benzinaio che ne ricostruisce così la motivazione: “Io volevo vendere la casa per restituirgli tutto, anzi ho visto nelle intercettazioni proprio che dice che mi doveva parlare, tipo che mi voleva menare, che mi voleva.. voleva avere un faccia a faccia con me”. La telefonata, precisa uno dei legali di Lacopo, l’avvocato Fabrizio Gallo, risulterebbe effettuata il 12 giugno 2012.

Nelle spontanee dichiarazioni rese in carcere (l’episodio non è stato sollevato nel processo in corso a Rebibbia) vengono poi ricostruiti alcuni incidenti a danno di vari clienti del distributore Agip e di come, nel tempo, secondo la Procura Brugia e Carminati fossero diventati i veri padroni del distributore di benzina di Corso Francia.

Se quanto raccontato nelle dichiarazioni spontanee corrispondesse al vero, il ruolo di Lacopo all’interno del sodalizio criminale si potrebbe inquadrare in una differente ottica. Da complice o membro effettivo dell’associazione, al ruolo di persona che, come altri creditori di Brugia, versa in uno stato di soggezione, indotta dal singolare furto del bolide di lusso che, nonostante fosse intestato a una società privata, risultava singolarmente privo di assicurazione. Una vicenda che sarebbe utile approfondire, se non altro per mettere a fuoco chiaramente il comportamento e i ruoli dei principali attori del processo in corso nell’Aula bunker di Rebibbia.

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