Cosenza/’Ndrangheta: arrestate 14 persone per usura, coinvolto anche l’ex calciatore di serie A Francesco Modesto

strozziniStrozzavano imprenditori edili con prestiti usurari da restituire a tassi che raggiungevano il 30% mensile: per questo 14 persone sono finite in manette a Cosenza. Fra loro, c’è anche l’ex calciatore di Serie A, Francesco Modesto, genero di uno degli elementi di rango del consorzio di clan che vessava la città. Per i magistrati della Dda di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri, a Cosenza c’era un vero e proprio sodalizio, che per conto dei Cicero-Lanzino e dei Rango-Zingari, aveva creato un sistema di credito parallelo, utilizzando i fondi della cassa comune – la cosiddetta “bacinella” – dei clan cosentini. A svelarlo al pm Pierpalo Bruni, coordinatore dell’indagine insieme agli aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, è stato il collaboratore di giustizia Roberto Violetta Calabrese, che a inquirenti e investigatori ha fornito non solo puntuali informazioni, ma anche il “libro mastro” di estorsioni e prestiti dell’organizzazione. Un elemento prezioso per i magistrati, che grazie alle indagini del Ros e dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza, sono riusciti a riscontrare tutte le dichiarazioni del pentito, in grado di riferire in dettaglio non solo sul sistema in generale, ma anche sulle vittime di estorsioni e prestiti a strozzo, sui loro aguzzini e sui finanziatori del sistema. Fra loro c’era anche l’ex calciatore di Serie A e B, Francesco Modesto. Per i magistrati della Distrettuale di Catanzaro, mentre trottava sui campi di tutta Italia, con addosso la maglia di Palermo, Reggina, Genoa, Bologna, Parma, Cosenza, Pescara e Crotone, Modesto finanziava i prestiti con cui venivano “agganciati” e poi strozzati gli imprenditori. Il settore militare dell’organizzazione si preoccupava invece di curare la restituzione delle somme con minacce, intimidazioni e persino violenze fisiche. Stando a quanto emerso dalle indagini, a coinvolgere il calciatore, sarebbe stato il suocero Mimmo Castiglia, che grazie al figlio Luca aveva accesso diretto ai conti di Modesto grazie ad una procura notarile. Da lì – hanno scoperto gli investigatori, seguendo le indicazioni del pentito – sono stati prelevati i 30mila euro che Franco Cannella, imprenditore edile e socio del Cosenza calcio, è stato obbligato a restituire in 13 mesi con tassi del 10%. Un’operazione fatta tramite bonifico di cui i carabinieri hanno trovato traccia e – dicono i magistrati – Modesto non poteva ignorare. Anzi, sostengono, il giocatore sapeva perfettamente a cosa servissero i soldi dei suoi ingaggi che Castiglia e il figlio prelevavano regolarmente dai suoi conti. Lo afferma con certezza il pentito Calabrese, per il quale “Francesco Modesto era consapevole che il denaro consegnato al suocero venisse impiegato in attività criminali e comunque usuraie” perché “in una occasione ho personalmente assistito alla richiesta di denaro a tasso usurario che Santina Falbo ha fatto a me e a Mimmmo Castiglia in presenza di Francesco Modesto”. All’epoca, il calciatore non si è scandalizzato, né opposto. Allo stesso modo – racconta una delle vittime, l’imprenditore Cannella, uno dei soci del Cosenza calcio – Modesto non ha avuto nulla da ridire quando si è visto ristrutturare gratuitamente l’appartamento in cui sarebbe andato ad abitare. Un “favore” preteso dal suocero, che insieme alla restituzione del prestito erogato con gli interessi, ha preteso anche lavori gratuiti per circa 250mila euro. “Ho eseguito una serie di lavori per Mimmo Castiglia, per lui – si legge in uno dei verbali dell’imprenditore – ho ristrutturato la lavanderia sita in Cosenza alla contrada Gergeri, ho costruito un corpo aggiunto alla medesima, ho costruito una mansarda, ho ristrutturato un appartamento ove sarebbe andato ad abitare Francesco Modesto”. Il calciatore però – specifica l’imprenditore – lo ha visto solo in un’occasione e non ci ha mai parlato. Del resto, chiarisce il collaboratore Calabrese, Castiglia stava bene attento ad occultare il ruolo del parente. “Quando ho annotato gli apporti di capitale di Francesco Modesto – riferisce il pentito Calabrese – Mimmo Castiglia si è fortemente adirato in quanto non voleva che si sapesse che il genero guadagnava con le usure. Proprio in ragione delle annotazioni concernenti Francesco Modesto ho iniziato ad avere forti problemi con Mimmo Castiglia che pretendeva gli dessi questa computisteria per cancellare traccia degli apporti di capitale provenienti dal genero”. Tracce che però non sono sfuggite agli investigatori, al pari di quelle che, grazie alle rivelazioni del pentito, hanno permesso a inquirenti e investigatori di ricostruire l’intero sistema. Uno scenario che il clan ha iniziato a temere fin dall’inizio della collaborazione di Calabrese con la giustizia e che ha fatto di tutto per evitare. Proprio mentre l’allora neocollaboratore si presentava ai primi incontri con i magistrati, il fratello Sandro, è stato vittima di tentato omicidio. A tentare di eliminarlo, secondo quanto denunciato dalla stessa vittima, sarebbe stato Mario Mandoliti, considerato particolarmente vicino a Castiglia, che per conto del clan avrebbe agito per obbligare al silenzio il collaboratore. Invano. Calabrese – informato durante un interrogatorio – ha scelto di continuare a parlare. E il clan ha un delitto in più di cui rispondere. (Fonte repubblica.it di Alessia Candito)

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