“La strage dei ragazzi”, una storia di bullismo. Quando dietro l’orrore si nascondono mostri silenziosi

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della dott.ssa Elisa Caponetti

Monaco di Baviera, venerdì pomeriggio, sono le 17.50 circa quando Aly Sonboly, diciottenne di origine iraniana, inizia a sparare sulla folla uccidendo 9 persone e ferendone 16 di cui tre gravi. Inseguito da agenti in borghese, si è poi ucciso sparandosi alla testa. È avvenuta una doppia sparatoria prima all’esterno del Mc Donald’s, poi all’interno del centro commerciale Olympia.

In un primo momento si è parlato di un possibile attentato di matrice terroristica. “La strage dei ragazzi”, questo il nome che è stato dato per descrivere quanto accaduto. Aly  ha cercato, pianificato e messo in atto una vendetta personale. È ormai chiaro che il suo è stato un bisogno di rivalsa. Il giovane sembra essere stato vittima per 7 anni di bullismo.  A sostegno di questa seconda tesi anche un video che velocemente viene propagato su internet e dai media. Tra le cose da lui dette: “Sono stato vittima di bullismo… ho comprato la pistola per spararvi”. A sostegno di ciò c’è anche una testimonianza di un ragazzo: “Io lo conosco quel tipo, facevamo bullismo su di lui”

Di Aly, si sta dicendo di tutto. È scattata così la ricerca ossessiva di un significato da attribuire ad un gesto così agghiacciante.

Aveva origini umili e popolari, veniva da un luogo dove le persone vivono di sussidio pubblico. Il giovane viveva con i genitori in una casa di periferia, a Maxvorstadt, dove andava a scuola. Non era noto alle forze dell’ordine. Viene descritto da tutti come una persona tranquilla. È stato ritrovato un suo libro “La furia nella mente. Perché gli studenti uccidono”. Trascorreva parecchio tempo al computer, a casa passava la maggior parte del suo tempo a fare videogiochi di guerra. Il ragazzo dalle apparenti e grandi differenze e contraddizioni.

Nella vita reale era un ragazzo per bene, chiuso e solitario. Mai segni di squilibrio se non l’essere affetto da disturbi depressivi. Nessun segnale esplicito predittore di tanta violenza. È già, perché l’aggressività, l’inquietudine dell’anima e la brutalità poi manifestata, era ben nascosta dentro di sé. Il rancore e la frustrazione contro i bulli che per tanto tempo lo hanno deriso, era tutta interna. La rabbia devastante mai tirata fuori. Ma nel virtuale Aly era diverso. Era lì che sfogava tutta l’ira e l’odio per anni accumulati e ben celati in una vita normale. Si sentiva bullizzato e mobizzato e per questo si è vendicato.

La scissione tra reale e virtuale, si è tenuta attiva fino a venerdì. Poi di colpo, il virtuale si è identificato col reale. I colpi sparati non erano più nel videogioco ma usati per colpire giovani ragazzi ritenuti responsabili di tutto il devastante dolore accumulato.

Ammiratore di stragisti tra cui quella accaduta vicino Stoccarda, 5 anni fa. Anche in quel caso l’autore della strage si è suicidato. Venerdì era la ricorrenza. In questo gesto c’è stata anche un’identificazione con colui che ha compiuto la strage e questo gli ha dato forza per agire. Il suicidio ormai l’unico epilogo possibile, l’unico modo per far cessare tutta quella sofferenza.

Cosa scatta nelle persone che rimangono vittime di bullismo?

Ebbene, la depressione di cui si è detto soffrire Aly, è senz’altro uno dei sintomi conseguenti all’aver subito atti di bullismo. Ci si sente vittime impotenti e questo è paralizzante.

I giovani (e non solo) quando vengono emarginati ed esclusi dal gruppo dei coetanei provano una profonda sofferenza. L’essere isolati, derisi, vessati, spesso malmenati e il tutto senza apparente motivo, il sentirsi costantemente nel mirino di persone che non aspettano altro che colpire per impaurire ed umiliare, significa vivere nel costante terrore anche solo di parlare o di respirare. L’autostima si perde completamente e contemporaneamente emergono vissuti depressivi e desiderio di isolamento. Spesso si attivano comportamenti autolesionisti, fino al punto di arrivare a suicidarsi.

Studi scientifici, confermano che il trauma persiste nel tempo, accompagna per l’intera esistenza. Crescendo si può diventare a propria volta bulli, ma anche adulti ansiosi, con attacchi di panico, disturbi dell’umore e tendenze suicidarie. Per rendere ampiezza del fenomeno, basti pensare che in Italia, circa il 45,5% dei ragazzini ha assistito ad episodi di bullismo, oltre uno su tre (34,2%) li ha subiti personalmente o ha un amico che ne è stato vittima attraverso internet (Facebook, chat, YouTube).

Negli ultimi anni si registra un aumento del comportamento aggressivo tra chi è stato vittima di bullismo, sia di quello tradizionale sia del cyberbullismo.

Può insorgere anche un tentativo di imitazione dei loro persecutori iniziando così a compiere atti di prevaricazione contro altri. La vittima si trasforma così in carnefice. L’impotenza si modifica in rabbia e senso di onnipotenza. Dallo stato depressivo si passa all’agito, all’acting out. Ciò è quanto accaduto anche al giovane Aly.

La famiglia può essere educante ed accogliente ma ciò non impedisce che ci sia malessere. È necessario dialogo e profonda conoscenza dell’altro.

Le vittime di bullismo raramente parlano delle vessazioni subite. Si chiudono in se stessi e questo in quanto temono che parlandone possano peggiorare la loro condizione e subire ulteriori abusi. Hanno anche una bassa autostima e si vergognano di manifestare le loro fragilità. Sentono di essere dei diversi.

È quindi importante sviluppare nei bambini fin da piccoli, una sufficiente autostima, sollecitarli ad incentivare relazioni con i coetanei, aiutarli ad esprimere le proprie emozioni anche quelle negative, abituarli quindi al dialogo. I genitori, possono riuscire così a identificare dei segnali di rischio e di malessere nel proprio figlio (inventarsi scuse per non andare a scuola, cogliere irritabilità o sbalzi d’umore, mangiare o dormire poco, non raccontare nulla di quanto accade a scuola, cogliere segnali di isolamento e assenza di amicizie, chiedere soldi, ecc.) Insomma, elevare il livello di attenzione.

 

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