Reggio Calabria/ “Peppazzo” Alvaro ha finito la sua latitanza. Altro “tassello” della potente cosca in manette

2016-07-21_141757La Polizia di Reggio Calabria, ha localizzato e catturato, in agro di Monterosso Calabro (provincia di Vibo Valentia), il pericoloso latitante della ‘ndrangheta calabrese ALVARO Giuseppe, alias “Peppazzo”, posto ai vertici della cosca ALVARO, chiamata “CARNI I CANI”, operante a Sinopoli con proiezioni in Lazio ed all’estero.

Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro, essendo colpito dall’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, del febbraio 2009 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, di contestati nell’ambito dell’operazione “VIRUS”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria.

Il ricercato è stato catturato all’esito di prolungati servizi di osservazione svolti in un’ampia zona rurale. Al momento dell’irruzione eseguita in un frantoio, l’ALVARO ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto dal personale operante che lo ha bloccato ed ammanettato.

Dopo le rocambolesche fasi della cattura, l’arrestato è stato trasportato presso l’ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto ad intervento chirurgico, poiché, cercando la fuga dal frantoio, ha riportato la frattura scomposta della caviglia.

Il provvedimento restrittivo sopra indicato compendia i risultati acquisiti durante l’attività investigativa che aveva svolto la Squadra Mobile di Reggio Calabria per la cattura di ALVARO Carmine cl. 1953 (padre dell’odierno arrestato), rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18.11.2002, per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell’omonima famiglia mafiosa.

In tale contesto era emerso un ruolo di assoluto rilievo dell’ALVARO Giuseppe nell’organigramma della cosca. I vari accoliti, infatti, non esitavano ad eseguire puntualmente ed immediatamente le direttive da lui impartite anche, perché, probabilmente, ne riconoscevano il ruolo di portavoce del padre boss.

Gli incontri con il padre, dunque, non erano semplici incontri tra padre e figlio, ma vere e proprie riunioni per stabilire le attività illecite della cosca e per ricevere le direttive del boss latitante.

L’ALVARO Giuseppe era ricercato sin dall’inizio della propria latitanza, allorché riusciva a sottrarsi alla cattura insieme al cugino ALVARO Paolo, catturato in data 20.11.2015 a Melicuccà (RC) da militari dell’Arma dei Carabinieri.

Egli annovera diversi precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata  inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.

In relazione all’Ordinanza di custodia cautelare in carcere per la quale l’Alvaro risultava ricercato, in data 07.04.2010 il predetto è stato condannato, all’esito del rito abbreviato, alla pena di otto anni di reclusione ed euro 8mila di multa dal GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria. La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria in data 20.04.2010.

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