L’onda lunga dell’inchiesta sulla rotta Caracas-Fiumicino mette le manette a due narcotrafficanti latitanti

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Arriva al capolinea, dopo oltre 5 anni, la latitanza dei due narcotrafficanti un 48enne e della moglie colombiana di 59 anni), su cui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere emessa dal Tribunale Ordinario di Roma nel maggio 2011.

Il provvedimento è stato eseguito in territorio colombiano martedì 12 luglio, all’esito di una complessa operazione che ha visto il coordinamento delle indagini e la gestione dei flussi comunicativi esteri da parte del Servizio per la Cooperazione Internazionale di
Polizia della Direzione Centrale Polizia Criminale ed il National Central Bureau Interpol di Bogotà, in stretto coordinamento operativo con gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma.

La cattura è stata richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma attraverso specifica rogatoria internazionale, sulla scorta delle evidenze acquisite nel corso di pregresse indagini delle Fiamme Gialle, sviluppatesi, in una prima fase, tra l’aprile 2008 ed il
febbraio 2010, ed in una seconda, più recente, nel 2015, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Le prime investigazioni avevano consentito di trarre in arresto, nell’aprile 2008, due italiani, dipendenti di una ditta incaricata della riconsegna dei bagagli presso l’aeroporto di Roma Fiumicino, in quanto trovati in possesso di una valigia contenente oltre 11 Kg di
cocaina, e di individuare due distinte organizzazioni criminali, dedite all’importazione di ingenti carichi di stupefacenti, da piazzare sul mercato della Capitale.

Una di queste, in particolare, diretta dal narcotrafficante 48enne, la moglie e da altre 4 persone risultava attiva nella importazione, dal Sudamerica, di grossi quantitativi di
cocaina, che venivano introdotti in Italia sfruttando, in prevalenza, doppifondi ricavati nei carrelli portavivande imbarcati su aeromobili provenienti da Caracas (Venezuela). Le operazioni di ingresso ed uscita ’sicura’ dello stupefacente dagli scali aeroportuali
avvenivano tramite soggetti conniventi, che avevano libero accesso, per motivi di servizio, presso gli aeroporti interessati. Durante le indagini, sono stati sottoposti a sequestro oltre 15 kg di cocaina.

Durante le indagini era stato inoltre accertato il sequestro di un cittadino colombiano che aveva fatto da intermediario per l’importazione dello stupefacente tra il Sud America e l’Italia perché ritenuto responsabile del mancato arrivo di un ingente carico di cocaina dall’Argentina. L’uomo era stato trattenuto in una zona boschiva nei pressi di Sutri (VT) dove, secondo quanto comunicato da organi investigativi collaterali esteri, gli era stato amputato un dito della mano.

Solo grazie al tempestivo intervento dei finanzieri in un immobile sito a Sutri (VT) era stato identificato il luogo di detenzione dell’ostaggio e rilevata la presenza di tre cittadini di nazionalità italiana, nonché numerose ed inequivocabili tracce della recente presenza dell’uomo in quell’abitazione: cellulari in uso allo stesso, carte d’imbarco relative a biglietti aerei a suo nome, un notebook e, soprattutto, vistose macchie di sangue, derivanti verosimilmente dall’amputazione del dito.

I tre italiani erano stati arrestati per sequestro di persona a scopo di estorsione, mentre le ricerche finalizzate al ritrovamento del colombiano avevano dato esito negativo. Gli esiti
complessivi delle investigazioni, partecipati all’A.G. capitolina, hanno portato all’emissione di 7 ordinanze di custodia cautelare per traffico internazionale di stupefacenti. In quella circostanza i due coniugi sono riusciti a sfuggire alla cattura.

Nell’aprile del 2015 infine, all’esito delle ulteriori indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, i finanzieri del G.I.C.O. hanno accertato, anche tramite l’esame dei noti social network ’Facebook’ e ’Twitter’, che i due narcotrafficanti avevano
stabilito, da qualche tempo, la propria dimora a Bogotà in Colombia, contando sulla vicinanza della famiglia di origine della sudamericana.
I coniugi, nonostante la pesante sentenza pendente a loro carico (18 e 10 anni di reclusione), conducevano una vita agiata, utilizzando auto di lusso, facendo frequenti viaggi di piacere e dedicandosi anche a battute di pesca.

Al momento dell’arresto dell’arresto i due si trovavano a sud della città di Bogotà a passeggio fuori dalla propria dimora abituale. La prima tratta in arresto è stata la donna ed in rapida successione, in luogo diverso, l’uomo. I due narcotrafficanti non hanno opposto
resistenza.

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