Trattativa Stato-mafia/”Erano loro che cercavano me per trattare”, le parole di Riina sentite da un agente del Gom

2016-06-30_114721“Appuntato, ha visto quante persone hanno chiamato a testimoniare per il processo
Stato-mafia? Vogliono chiamare circa 130 persone. Le pare giusto quello che stanno facendo? Mi vogliono condannare per forza, mi vogliono mettere sotto pressione, a me e alla mia famiglia, facendo perizie calligrafiche”.

E’ una delle frasi pronunciate dal boss Toto’ Riina, il 21 maggio del 2013, parlando con un
agente del Gom, nella saletta del carcere Opera di Milano, in una delle pause delle udienze del processo sulla trattativa. L’episodio e’ stato ricordato dall’agente Michele Bonafede
deponendo nell’aula bunker del carcere Ucciardone, nel processo Stato-mafia. Riina, nel ricordo dell’agente che fece anche una relazione di servizio, avrebbe detto: “Io di questo papello non so nulla, non l’ho mai visto. La vera mafia in Italia sono i magistrati e
i politici che si sono coperti tra di loro, loro scaricano ogni responsabilita’ sui mafiosi. La mafia quando inizia una cosa la porta a termine, assumendosi tutte le responsabilita’, io sto bene, mi sento carico e riesco a vedere oltre queste mura”.

“Io non ho cercato nessuno, erano loro che cercavano me, per trattare”. Questa frase, sibillina e non preceduta nè seguita da alcuna spiegazione, sarebbe stata pronunciata dal boss Totò Riina il 31 maggio del 2013, parlando con due agenti del Gom (Gruppo operativo mobile, reparto mobile della polizia penitenziaria) mentre andavano nella saletta del carcere Opera di Milano per assistere a una delle udienze del processo sulla trattativa.

“Sia io che il mio collega – ha detto Bonafede – abbiamo chiaramente udito questa frase che non è stata preceduta o seguita da altre espressioni di Riina che potessero farci comprendere meglio il contesto da cui scaturiva. Riina era assolutamente lucido, cosciente, padrone di sè e ha scandito quelle frasi perchè noi le sentissimo chiaramente”.
“La frase è stata proferita da Riina – ha spiegato la guardia penitenziaria – circa uno o due minuti prima dell’accesso nella saletta e cioè durante il tempo utile a coprire il breve
percorso del corridoio, considerato anche il passo lento del detenuto ormai anziano”.

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