Ecco perchè “Nanù” Cochis è tornato a San Vittore

2016-06-07_140613Non era valsa la promessa alla mamma anziana di cambiare vita, dopo esser stato per anni il braccio destro di Vallanzasca ed essere finito in prigione (e anche evaso) per reati come omicidio, rapina, appartenenza a banda armata. Dopo aver richiesto nel 2012 la libertà vigilata, era tornato a vivere a casa con la moglie a Bernareggio, in provincia di Monza e Brianza, e lavorava per il Gabbiano, una comunità per tossicodipendenti. Renato Cochis, 69 anni, ieri è tornato a San Vittore, su ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di tentata estorsione in concorso nell’ambito di una compravendita immobiliare. Aveva tentato, insieme a tre complici, di farsi dare, anche con minacce, 300 mila euro per saldare un finto debito derivato dal pagamento della caparra di un appartamento. Con lui sono finite in manette altre due persone.

LA STORIA

La vicenda inizia nel novembre dell’anno scorso. Un ragazzo di 26 anni, che lavora nell’ambito della moda, vuole comprare un appartamento in via della Spiga, trovato tramite l’annuncio di un’agenzia. Gli consentirebbe un contatto diretto e quotidiano con
persone che gravitano nel suo mondo. Costo dell’immobile: 2,5 milioni di euro. Sono tanti, non sa se se li può permettere, ma stacca un assegno come cauzione per fermarlo. Dopo qualche giorno ci ripensa e, dato che il contratto glielo permette, lo richiede indietro. Il
proprietario non ha nessun problema, l’assegno glielo avrebbe ridato l’agenzia. L’agente immobiliare (co-proprietario dell’agenzia) gli dice invece che i soldi ce li hanno messi loro e che adesso è debitore nei loro confronti. Gli dà appuntamento in un bar di viale Monza per discutere la questione. E’ il 18 gennaio. L’uomo si presenta con un ragazzo sui vent’anni e due uomini più anziani. Dicono di essere i suoi avvocati. Iniziano le minacce: o ci dai i soldi, che con gli interessi sono diventati 300 mila euro, o facciamo del male a te e
alla tua famiglia, in particolare a tua sorella minore. Gli propongono di estinguere il debito in quattro rate da 75 mila euro e fissano il primo appuntamento per il 1° febbraio in un bar di una zona centrale di Milano, in via Mercanti, a ridosso del Duomo.

Il ragazzo spaventato, denuncia l’accaduto alla polizia,che inizia a indagare. La vittima, che nel frattempo viene minacciata anche sotto casa il 28 gennaio, si presenta all’appuntamento senza soldi. Ad aspettarlo ci sono i tre avvocati. L’incontro viene
registrato e fotografato dalla polizia in borghese, che riesce ad arrestare due di loro, mentre il terzo riesce a scappare.

Si tratta di Gaetano Spera, 62 anni, originario di Cerignola e con precedenti penali per rapina ed estorsione, ora ai domiciliari. E di Simone Biancardi, 23 anni, incensurato di Milano, figlio del co-proprietario dell’agenzia, ora in attesa di giudizio. Per loro l’accusa è di tentata estorsione in concorso. Rimane libero il terzo uomo, che viene identificato grazie alle fotografie scattate il 1° febbraio. E’ Renato Cochis, 69 anni di Carpenedolo (Brescia), braccio destro di Vallanzasca dagli anni ’70. Un passato criminale, un’evasione, nel ’76, dal carcere di La Spezia segando le sbarre della finestra e un periodo di latitanza passato rivestendo il ruolo di capo batteria (come tutti i latitanti della banda della Comasina). Ha anche ucciso un uomo, durante una rapina in banca, ad Andria. Poi La richiesta della libertà vigilata, con l’impegno a lavorare nel sociale, con i tossicodipendenti, per redimersi e tenere fede a una promessa fatta alla madre anziana. Ci sono voluti quattro mesi prima che la polizia si presentasse alla sua porta per riportarlo a San Vittore. Anche per l’accusa è di tentata estorsione in concorso, aggravata dal fatto che in passato aveva fatto parte di un’organizzazione criminale.

Quando gli agenti, ieri sera, alle 23 sono venuti a prenderlo, non sembrava sorpreso.

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