La procura: “A Trapani comandano le logge”

155457617-2fe8bd91-21ac-4ba7-ae96-1384ba5047f2Politici, imprenditori, professionisti e uomini di Cosa nostra: spuntano 460 nomi di massoni per 19 obbedienze. Sei solo nel paese del boss Messina Denaro. Per i magistrati “un potere parallelo persino più forte della mafia”

Nel comitato d’affari che ad Alcamo influenzava le scelte politiche e amministrative non poteva mancare un “fratello”. Emanuele Asta, dirigente regionale del Centro per l’impiego, iscritto alla loggia massonica Myrhiam, è finito agli arresti nell’ultima delle tante inchieste della Procura che cercano di scardinare quel “condizionamento tentacolare” della vita politica, sociale ed economica di una provincia dove la massoneria sembra essere tornata più potente di prima: 19 logge di diverse obbedienze, 6 delle quali a Castelvetrano, il paese del superlatitante Matteo Messina Denaro,460 gli iscritti tra i quali figurano mafiosi, esponenti delle forze dell’ordine, funzionari della prefettura, dirigenti di banca, decine di medici e professionisti, imprenditori. E naturalmente tanti politici e amministratori locali.

Numeri ben più alti di quelli delle sette logge (con 200 iscritti in chiaro e 100 segreti) che il 6 aprile 1986 vennero scoperte sotto le insegne del circolo culturale Scontrino dal capo della squadra mobile Saverio Montalbano che qualche giorno dopo venne rimosso con una contestazione di uso improprio dell’auto di servizio. Da quell’indagine, confluita poi in un processo che portò a sei condanne, sono passati 30 anni. Ma, stando all’informativa redatta dalla questura e soprattutto al lavoro del procuratore Marcello Viola e dei sostituti che in un clima di tensione, minacce e avvertimenti, stanno indagando sul grande intreccio tra mafia, politica, massoneria e forze imprenditoriali, a Trapani il fascino di squadra e compasso sembra più forte che mai.

Tanto che, nel dossier che consegna alla prefettura tutti i nomi degli iscritti alle logge (naturalmente scoperte), la questura scrive che “le clamorose vicende politico-giudiziarie di risonanza nazionale (P2) e locale (Isise2) non sembrano avere ancora ingenerato il diffuso coinvincimento che in seno a logge massoniche, soprattutto se occulte o deviate, possa annidarsi un vero e proprio potere parallelo in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica costituendo una temibile turbativa per le istituzioni e la collettività”. E così, oltre a rivelare la presenza del nome dell’ex ministro Calogero Mannino negli elenchi della loggia Iside 2 accanto a quelli di boss mafiosi di primissimo piano come Mariano Agate e Natale L’Ala, Gioacchino Calabrò e Antonino Melodia, il dossier disegna la massoneria trapanese 30 anni dopo nelle 19 logge censite a Trapani e provincia.

Il paese con più “fratelli” è Castelvetrano: Loggia Italo Letizia 345, Loggia Demetra, Loggia Enoch e poi per l’Obbedienza di Piazza del Gesù la Loggia Oriente. E ancora la “Francisco Ferrer” e la “Hypsas” del Grand Orient de France. Il patto di “solidarietà” accomuna assessori e mafiosi, consiglieri comunali e imprenditori corrotti, burocrati e forze dell’ordine. E la massoneria appare persino più forte della mafia. “Appare lecito chiedersi fino a che punto la quotidiana e multiforme attività di enti pubblici – scrivono gli investigatori – non sia subdolamente pilotata dall’influenza di poteri occulti assai più penetranti della purtroppo diffusa logica clientelare, della dilagante corruzione o ancora delle ben note pressioni intimidatorie di chiara matrice mafiosa”. Da qui, “l’esigenza di sviluppare una sistematica ed incisiva attività di investigazione appare prioritaria”.

Anche perché qui non c’è inchiesta scottante in cui la Procura non tiri un filo che porti alla massoneria. Come quella sull’ex vescovo Francesco Micciché, rimosso dopo il suo coinvolgimento in un’indagine per truffa dei fondi dell’8 per mille che si intreccia con un’altra sugli appalti per la gestione dei centri di accoglienza dei migranti gestiti da una rete di cooperative ed enti riconducibili alla Curia. Dalle intercettazioni, i pm hanno tratto materiale utilissimo per avviare un terzo filone di indagine che porta proprio alla massoneria. Perché “fratelli”, ad esempio, sono sia il titolare della ditta sia il progettista incaricati, senza alcuna gara d’appalto, della costruzione della nuova chiesa, della canonica e del teatro parrocchiale del piccolo centro di Paceco, ai quali nel giro di tre anni Micciché ha consegnato piu di 3 milioni e mezzo di euro.

di Alessandra Ziniti per Repubblica

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