Roma/ Arrestati in carcere due romeni. Avevano trasformato in schiavo sessuale un giovane a Rebibbia

2016-05-11_091529I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a due cittadini romeni (A.C.C. cl. 1992 e S.D.C. cl. 1996), all’epoca dei fatti detenuti presso la casa circondariale di Roma – Rebibbia, ritenuti responsabili di violenza sessuale e atti persecutori nei confronti di un ventiduenne italiano ristretto nella loro stessa cella.

I militari di via in Selci sono stati delegati alle indagini dall’Autorità Giudiziaria a seguito della denuncia presentata, nel marzo scorso, dal giovane italiano nei confronti dei due codetenuti che, secondo quanto denunciato a personale della Polizia Penitenziaria, dopo avergli fatto assumere forzatamente un farmaco tranquillante, lo avevano minacciato ponendogli all’altezza della gola il coperchio in latta di una scatola per alimenti, costringendolo a subire atti sessuali da parte di entrambi.

Gli approfondimenti investigativi sviluppati dai Carabinieri, hanno confermato la versione dei fatti fornita dal denunciante, consentendo di accertare che, già nei giorni precedenti alla violenza sessuale, era stato oggetto di reiterate minacce, molestie e percosse da parte dei due indagati che, oltre ad appropriarsi arbitrariamente degli oggetti e dei beni ricevuti in occasione delle visite con i suoi familiari, lo avevano costretto a umilianti atti di servilismo finalizzati ad affermare la loro posizione di supremazia in ambito carcerario.

Subito dopo la denuncia, i due presunti autori degli abusi sono stati trasferiti in altre carceri e provvedimenti disciplinari sono stati adottati anche nei confronti degli altri detenuti che occupavano la medesima cella, tutti di nazionalità romena, responsabili di non aver prestato immediato soccorso alla giovane vittima.

Uno dei due destinatari del provvedimento restrittivo era stato arrestato nel novembre scorso proprio dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, dopo averlo rintracciato in Norvegia e fermato in forza di un mandato di arresto europeo emesso nell’ambito delle indagini sull’omicidio del manager tedesco Degenhardt Oliver, assassinato il 7 novembre del 2015 all’interno del suo appartamento in via dei Volsci, nel quartiere romano di San Lorenzo.

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